Il Ritrovamento del 2002: Un Porto Fluviale

Durante i lavori per la realizzazione del parcheggio del mercato ortofrutticolo, attorno al 2002, furono portati alla luce i resti di un canale artificiale navigabile, bordato di una struttura interpretata come un attracco per piccole imbarcazioni. A pochi metri è stata rinvenuta un’area destinata ad attività produttive e scambi commerciali.

Marco Valerio Marziale avrebbe soggiornato presso Forum Cornelii ospite di un mecenate del luogo. Egli descrisse un viaggio compiuto attraverso il fiume Santerno (da lui nominato come Rasiola, epiteto ancillare del ramo occidentale) per oltrepassare quei luoghi, offrendo in questo modo un’immagine di un centro fluviale. In effetti nell’antichità il Vaternus risultava navigabile, per lo meno fino all’età tardo antica, come risulta dalla presenza di un porto, Caput Silice (Conselice), che fungeva da principale sede di attracco prima dell’area ravennate, e dalla presenza di un canale utilizzato anch’esso per il trasporto merci (che ad Imola in periodo medievale avrebbe assunto la denominazione di canale dei Molini di Imola).

Caratteristiche della Struttura

I resti emersi sono stati interpretati come una banchina attrezzata per il carico e lo scarico di merci. Ecco i dettagli principali:

  • Le Palificazioni: Sono stati rinvenuti numerosi pali in legno di quercia, conficcati verticalmente nel terreno melmoso dell’antica sponda. Questi pali servivano a consolidare la riva e a sostenere una piattaforma lignea o di pietra.
  • Tecnica Costruttiva: La tecnica è quella tipica dell’ingegneria idraulica romana: una fitta serie di pali (spesso con la punta indurita dal fuoco) per creare una base solida su un terreno instabile.
  • Materiali: Oltre al legno, sono stati trovati blocchi di pietra e resti di laterizi, che suggeriscono la presenza di magazzini o aree di stoccaggio nelle immediate vicinanze.

L’Importanza Storica e Commerciale

Questo approdo conferma che il Santerno (l’antico Vatrenus) era navigabile, o quantomeno utilizzato per il trasporto merci tramite barche a fondo piatto (lintres), simili a quelle usate nelle zone lagunari.

Cosa transitava da questo approdo?

  1. Laterizi: Imola era un importante centro di produzione di mattoni e tegole (molti portano il bollo delle officine locali). Il fiume era la via più economica per trasportarli verso il Po e l’Adriatico.
  2. Prodotti Agricoli: Vino e cereali prodotti nelle ville rustiche circostanti venivano imbarcati qui per raggiungere i mercati più grandi.
  3. Pietra e Marmi: I materiali da costruzione pesanti, come il travertino per il ponte citato da Brizio, arrivavano probabilmente via acqua.

Cosa resta oggi?

Come spesso accade per i ritrovamenti in contesti urbani densi, dopo essere stati mappati, studiati e datati (grazie anche alla dendrocronologia sui pali in legno, che ne ha confermato l’età imperiale), i resti sono stati messi in sicurezza e ricoperti per garantirne la conservazione sottoterra, permettendo il completamento del parcheggio.

Tuttavia, come riscontrato di recente, l’area non è attualmente fruibile al pubblico. Sebbene la struttura sotterranea del parcheggio multipiano integri un percorso archeologico segnalato, l’accesso rimane limitato ai soli utenti privati dei box. Sarebbe auspicabile che l’amministrazione ne permettesse la visita regolare alla cittadinanza, inserendo il sito in itinerari tematici dedicati al fiume, alla rete dei canali e alla millenaria storia del trasporto fluviale delle merci.”

La documentazione raccolta permise di ricostruire l’esatta posizione della linea di riva romana, dimostrando che Imola non era solo una città di transito sulla Via Emilia, ma un attivo nodo di scambio terra-acqua.

FONTI : Jacopo Ortalli, Forum Cornelii. Imola in età romana, vari contributi (2002-2005).
Stefania Bacchilega, IL FORUM , I CASTRA E LA CIVITAS


IMOLA — Avanzi di un ponte romano scoperti sul fiume Santerno da Scarabelli e pavimenti in musaico rimessi a luce entro la città

A seguito delle piene del fiume Santerno, sono riemersi i resti di un ponte romano. L’autore del testo, allertato dal Senatore Scarabelli (Ispettore degli scavi di Imola), si è recato sul posto per esaminare i reperti.

I Reperti Sono stati rinvenuti tre massi di pietra, di cui due in travertino e uno in tufo calcare:

  • Primo masso (travertino): A forma di parallelepipedo, presentava dei tagli per l’inserimento di grappe di fissaggio (già ricollocato prima di poter essere misurato).
  • Secondo masso (travertino): A forma di cuneo d’arco. Presenta un particolare incavo a canaletto, affiancato da quattro fori riempiti di piombo, la cui funzione rimane sconosciuta.
  • Terzo masso (tufo calcare): Anch’esso a cuneo d’arco, è il reperto più importante. È stato infatti ricavato dal riutilizzo di un precedente monumento epigrafico e conserva parte dell’iscrizione originale.

L’Iscrizione Dall’analisi del testo inciso sul terzo masso, l’autore deduce la presenza del cognome Fortis e del nome Aemilienus, ipotizzando che quest’ultimo sia scritto in una forma dialettale.

Contesto archeologico La certezza che i massi appartengano a un ponte è data non solo dal luogo del ritrovamento, ma anche dalla presenza di antichi piloni sepolti sotto la ghiaia a pochi metri di distanza. Un cavatore di ghiaia locale ha inoltre testimoniato di aver visto, pochi mesi prima, ben sette di questi piloni, realizzati in calcestruzzo e rivestiti in pietra calcarea. Secondo la sua testimonianza, almeno un altro blocco presentava delle lettere incise, in modo simile al terzo masso ritrovato.