Qualche anno fa si intensificarono anche in Italia gli studi sulla Piccola Età Glaciale, quel periodo climatico cioè che va dal 1550 al 1850 e che presenta fasi di particolare deterioramento tanto da aver avuto una notevole influenza anche sulle attività antropiche e sulla stessa esistenza di intere comunità .

Come scrisse lo studioso Antonio Veggiani, si tratta dello «stadio di Fernau» (1590-1630) e dello «stadio di Napoleone» (1800-1820) ai quali corrispondono un aumento delle
precipitazioni ed una diminuzione della temperatura media annua.


SI verificò l’avanzata dei ghiacciai alpini, il cambiamento di regime dei fiumi, l’aumento delle alluvioni e degli allagamenti, il diffondersi delle frane e dell’erosione del suolo sono le risposte dell’ambiente fisico. Non è un paragone opposto al cambiamento climatico odierno, che qui non vogliamo mettere in dubbio, ma soltanto una ricerca storica sull’impatto che tale periodo ebbe sui nostri territori e nostri corsi d’acqua, tratti da rapporti dell’epoca e archivi pontifici.

Veggiani ricostruisce come in Bassa Romagna si fecero maggiormente sentire gli effetti del deterioramento climatico: “All’inizio del ‘600, a causa del sovralluvionamento
verificatosi nei letti fluviali, conseguenza del sovraccarico solido dei corsi d’acqua, le condizioni idrauliche della pianura romagnola raggiunsero uno stadio di notevole precarietà.

In Bassa Romagna si verificarono grandi alluvioni nel 1636, 1651, 1693, 1700 e 1715.

Anche nel 1626 il Senio ruppe gli argini a S.Severo presso Cotignola allagando vaste aree, oltreché del comune di Cotignola stesso, anche dei comuni di Faenza, Granarolo e Bagnacavallo. Altre rotte del Senio si ebbero a Solarolo nel 1637. Le acque cosi straripate giunsero fino a Lugo e in località Passo di Felice causando grandi danni e rinfocolando le controversie tra le varie comunità.Il Senio, come si è accennato, nel suo tratto inferiore scorreva ad una quota più alta della campagna adiacente, pertanto le sue alluvioni, unitamente a quelle del Santerno, favorivano la costituzione delle zone vallive dette del Passetto, di Filo, di Longastrino e di S. Bernardino. La zona della Chiusa di Cotignola fu visitata nel 1639-1640 dall’architetto Luca Danesi che scrisse poi un rapporto tecnico sullo stato del fiume Senio in quel tratto. Non vi era più dubbio che gli argini, a seguito dei continui innalzamenti, erano ridotti alquanto deboli e ormai poco sicuri.

LETTI DEI FIUMI ALTI NEL ‘600

Nel luglio del 1662 i rilevamenti del fiume e della chiusa di Cotignola – scrive Veggiani- venivano messi a confronto con quelli del 1627 e risultò ancora evidente che il fondo del fiume si era innalzato e che il letto dello stesso era più alto del piano di campagna. Nello stesso anno 1662 il Senio ruppe in sinistra le ormai deboli arginature ed invase le terre di
Fusignano impaludandole per oltre un venticinquennio. La questione del
Senio si prolungò per molto tempo ancora complicata dal fatto che anche tutti gli altri fiumi della bassa Romagna andavano deteriorando le loro condizioni idrauliche. Infatti nel 1681 il Santerno ruppe entrambi g
li argini poco a sud di Filo e nel 1682 lo stesso fiume allagò le terre di Fusignano. Nel 1685 il Lamone deviò il proprio corso andando a sfociare nelle valli di Savarna. Nel 1698 il Senio invase nuovamente le campagne tra Lugo e il Po di Primaro.
Lo stato di dissesto idrogeologico e ambientale della Romagna estense nel 1598, epoca in cui passò di nuovo sotto il dominio pontificio, si rileva da un rapporto dell’epoca.

Nel corso del sec. XVI si tentò di migliorare l’immissione delle acque del Reno, Sillaro, Santerno, Senio e Lamone ma poi agli inizi del sec. XVII, a seguito del manifestarsi della fase più critica della Piccola Età Glaciale, il sovralluvionamento del Reno-Po di Primaro raggiunse un livello tale da impedire l’entrata delle acque di vari corsi fiumi appenninici che in esso si scaricavano.

ALLUVIONI ANCHE NEL 1764 (16 rotte nei fiumi romagnoli)

Risulta così che un anno molto critico fu il 1764 quando per le piogge dirotte tutti i fiumi e gli scoli maestri allagarono il Ravennate. Il Senio e il Lamone provocarono qui un vasto allagamento che procurò un danno di 73.000 scudi. La rotta dei due fiumi fu causata dalle continue piogge cadute nei mesi di ottobre e novembre. Le alluvioni del 1764 e il periodo di crisi che ne segui trovano riscontro in una generale fluttuazione climatica in senso freddo che si individua anche nella cerchia alpina e nel nord Europa.

SANTERNO

Nella bassa Romagna si moltiplicarono nel sec. XVIII anche le rotte del fiume Santerno. Nel tratto Massalombarda-Fabriago si ebbero otto straripamenti dal 1729 al 1783. Nel 1745 e nel 1778 due piene inondarono il centro di Massalombarda. A sud di S. Agata se ne registrano altre due nel 1761 e nel 1765. Quest’ultima si verificò presso il «passo
della Regina» nel bagnarese. Altre quattro piene del Santerno impaludarono la zona a nord di Fabriago e precisamente nel 1729 all’altezza del Cavo del Duca, detto Fiume Novo, fra lo scolo Predola e la Bruciata: nel 1738 un chilometro più a nord fra il Cavo del Duca e Fossa Vecchia; nel 1746 fra l’abitato di Bellaria e la chiesa della Pietà; nel 1783
poco più a sud di S. Bernardino (19). Nella seconda metà del sec. XVIII la situazione idraulica si aggravò anche in corrispondenza della fascia costiera adriatica romagnola.