Fratelli d’Italia punta il dito contro l’amministrazione comunale: liste d’attesa allungate di mille unità, morosità in crescita e l’obiettivo dello “sfitto zero” ritenuto irrealizzabile. Al centro del dibattito anche i dati sulle assegnazioni popolari rilanciati da èTV.
BOLOGNA – Un bilancio politico severo e senza sconti quello tracciato da Fratelli d’Italia sulla gestione degli alloggi pubblici a Bologna durante il mandato guidato dal sindaco Matteo Lepore e dall’assessora alle Politiche abitative Emily Clancy. Secondo quanto riportato dall’emittente èTV, il partito di opposizione denuncia un quadro definito «fallimentare», caratterizzato da criticità strutturali che continuerebbero a penalizzare le famiglie in difficoltà.
Liste d’attesa e morosità: i numeri della protesta
Al centro della contestazione presentata da FdI ai microfoni di èTV vi è il forte aumento dei nuclei familiari rimasti in attesa di un’abitazione popolare, cresciuti di quasi un migliaio di unità. Una pressione abitativa crescente che, secondo l’opposizione, non sta trovando risposte adeguate da parte di Palazzo d’Accursio. A preoccupare sono anche i dati relativi alla morosità, segnalata in costante aumento, e il traguardo dello “sfitto zero” entro il 2027, bollato da Fratelli d’Italia come del tutto irrealizzabile alla luce dei ritardi accumulati nei recuperi e nelle riassegnazioni.
Assegnazioni e demografia: il report delle opposizioni
Nel servizio trasmesso da èTV, le opposizioni hanno voluto accendere i riflettori anche sulla composizione demografica degli assegnatari degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP). A fronte di una popolazione di origine straniera che a Bologna attesta la propria presenza attorno al 16%, Fratelli d’Italia evidenzia come quest’ultima rappresenti il 65% dei residenti totali nelle case popolari cittadine, con un dato relativo alle nuove assegnazioni nel 2025 salito al 71%.
I dati diffusi riaprono così uno scontro frontale sulla gestione del welfare e sul diritto all’abitare sotto le Due Torri, destinato a far discutere sia all’interno dell’aula consiliare che tra i cittadini.
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