Tragedia di Conselice, meccanico morto schiacciato dal furgone: assolto l’amico, “il fatto non costituisce reato”

Si chiude la vicenda giudiziaria per Angelo Molinaro, il 47enne proprietario del veicolo e dell’abitazione in cui perse la vita Antonino Currò nel febbraio del 2025. È caduta l’accusa di omicidio colposo.

CONSELICE (RAVENNA) – Si è chiusa con un’assoluzione piena l’amara vicenda giudiziaria nata in seguito al drammatico incidente in cui perse la vita Antonino “Nino” Currò, il meccanico 36enne rimasto schiacciato sotto un furgone il 1° febbraio 2025. Nell’udienza che si è tenuta oggi, l’amico 47enne Angelo Molinaro, proprietario del mezzo e indagato per la morte del giovane, è stato assolto perché “il fatto non costituisce reato”.

L’uomo era finito a processo con l’accusa di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

La ricostruzione della tragedia

Il dramma si era consumato in un sabato di fine inverno nel cortile dell’abitazione del 47enne, a Chiesanuova di Conselice. Antonino Currò, originario di Messina ma residente a Imola, si era recato a casa dell’amico per sostituire l’alternatore del suo furgone, un Mercedes Benz Vito. Durante le operazioni, l’improvviso cedimento del sistema di sollevamento del veicolo aveva provocato lo schiacciamento del 36enne, causandogli un trauma fatale. Currò, dipendente di una concessionaria imolese (la Ford Easy Car S.p.A.), aveva lasciato due figli piccoli e la compagna incinta.

L’ipotesi dell’infortunio sul lavoro

Inizialmente la Procura di Ravenna aveva inquadrato la morte non come un incidente domestico, ma come un infortunio sul lavoro. Secondo l’impianto accusatorio, il 36enne stava svolgendo la riparazione dietro il pagamento di un compenso, pur in assenza di documentazione.

Questa circostanza, secondo l’accusa, avrebbe trasformato il proprietario di casa in una sorta di “datore di lavoro di fatto”. Gli venivano contestate imprudenza e negligenza, tra cui aver fornito tre cric e una struttura in legno non conformi ai requisiti di sicurezza previsti e l’essersi allontanato temporaneamente da casa, lasciando l’amico solo e impossibilitato a chiamare i soccorsi.

Le memorie della difesa e i rilievi dello SPSAL

L’assoluzione di oggi dà pieno accoglimento alle argomentazioni portate avanti dalla difesa di Molinaro (rappresentato dall’avvocata Giovanna Cappello). Nelle memorie difensive, infatti, si contestava radicalmente la figura del “datore di lavoro di fatto” e l’attribuzione della posizione di garanzia.

Un passaggio cruciale delle tesi difensive si fondava proprio sulla relazione tecnica redatta dallo SPSAL (il Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro) intervenuto nell’immediatezza dei fatti. Gli stessi tecnici, si legge agli atti, avevano evidenziato come Currò “avesse lui stesso impostato il lavoro”, data la sua professione di “meccanico esperto”, e che fosse presente “come amico e non in qualità di lavoratore subordinato”.

Lo SPSAL aveva, inoltre, riscontrato che il cric principale in uso faceva parte del regolare equipaggiamento del furgone (quindi idoneo) e ipotizzato che l’incidente fosse stato causato da un movimento del furgone dovuto alla stessa lavorazione in corso, con conseguente “rottura del supporto di legno sotto il cric principale”. In sostanza, era stato lo stesso organo tecnico a non configurare il caso come infortunio sul lavoro.

La difesa ha inoltre sostenuto l’incompatibilità degli obblighi prevenzionistici in capo a Molinaro – che di professione fa l’elettricista – rispetto a una prestazione effettuata da un professionista già formato e competente, che operava “in autonomia tecnica” e al di fuori del proprio orario di lavoro.

Le parole della difesa

Oggi in tribunale l’impianto accusatorio è definitivamente decaduto. Il giudice ha stabilito che la condotta del 47enne non costituisce reato, accogliendo le tesi difensive e sancendo la sua totale estraneità alle accuse.

Subito dopo l’esito dell’udienza, l’avvocata Giovanna Cappello ha commentato così la decisione:

“Siamo ovviamente soddisfatti dell’esito processuale di questa dolorosa vicenda. Dolorosa sicuramente per il mio assistito ma soprattutto per la famiglia della vittima a cui dobbiamo dare atto di non aver aggravato la posizione dell’imputato avendo scelto di non costituirsi parte civile. Anzi, rivolgo loro un ringraziamento per aver sempre sostenuto l’assoluta estraneità del mio assistito nella causalità dell’evento. Attendiamo comunque il deposito delle motivazioni”.

Il dolore e la gratitudine di Molinaro

A poche ore dalla sentenza, lo stesso Angelo Molinaro ha affidato ai social un lungo e toccante messaggio, esprimendo tutto il suo cordoglio per la perdita dell’amico e la gratitudine verso chi non lo ha lasciato solo in questi “terribili diciassette mesi”.

“Non ci sono parole capaci di misurare il vuoto che la perdita di un amico così grande ha lasciato nella mia vita”, ha scritto Molinaro, parlando di “un’assenza incolmabile” e di un “dolore silenzioso”. L’uomo ha poi rivolto un ringraziamento profondo proprio alla famiglia di Currò: “Trovarsi uniti nel dolore, sentire il loro affetto e la loro comprensione è stato un dono d’amore immenso che non dimenticherò mai”.

Dopo aver ringraziato i Carabinieri di Conselice per la loro umanità si è soffermato su un ringraziamento alla propria legale:

”Infine, un grande abbraccio alla mia avvocata Giovanna Cappello .La ringrazio per aver creduto in me fin dal primo istante, per la dedizione incrollabile con cui ha seguito ogni fase di questo percorso e per aver lavorato in modo ineccepibile, dimostrando un valore umano e un’eccellenza professionale fuori dal comune.”.