Bologna, minacce di morte a Lepore e Bonaccini. Bipartisan la condanna della politica

Recapito choc a Palazzo d’Accursio: una missiva anonima indirizzata al sindaco e all’europarlamentare dem. Il clima di tensione in città si aggrava dopo la valanga di attacchi social dei mesi scorsi. Schlein: “L’odio impoverisce la democrazia”. Solidarietà unanime, netta la condanna anche dal centrodestra.

BOLOGNA – “Condannati a morte”. È questo il perentorio e inquietante messaggio contenuto in una busta recapitata nelle scorse ore a Palazzo d’Accursio, sede del Comune di Bologna, indirizzata al sindaco Matteo Lepore e all’europarlamentare ed ex presidente della Regione, Stefano Bonaccini. La missiva, intercettata dal personale dell’ufficio postale comunale durante lo smistamento ordinario, non è mai giunta sulla scrivania del primo cittadino: è stata immediatamente posta sotto sequestro e consegnata alla Questura, che ha fatto scattare le indagini per risalire agli autori del gesto.

L’episodio rappresenta un’ulteriore, grave escalation in un clima di crescente tensione che da mesi gravita attorno all’amministrazione bolognese. Già a fine luglio, in concomitanza con le proteste di piazza seguite alla morte del quarantaduenne Abderrahim Fakir, Lepore era stato il bersaglio di una violenta campagna di intimidazioni sui social network. Un’ondata d’odio che ha già portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 18 persone, tra cui un minorenne. Il fascicolo è destinato ad allargarsi: il legale del sindaco, l’avvocato Tommaso Guerini, sta per depositare in Procura un corposo esposto contenente un centinaio di profili reali ritenuti responsabili di attacchi personali e minacce.

Questa spirale velenosa sembra colpire trasversalmente chiunque si affacci all’agone politico cittadino. Nelle stesse ore, infatti, Giovanni Favia, in corsa per sfidare Lepore alle imminenti elezioni amministrative, si è presentato negli uffici della Digos per denunciare il recapito di una lettera di insulti (“La tua faccia è nauseante”, “tanto perderai”) infilata direttamente nella cassetta postale della sua abitazione.

Di fronte alle minacce recapitate in Comune, la reazione delle istituzioni è stata immediata e compatta, superando gli steccati di partito. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito l’atto “gravissimo e inaccettabile”, lanciando un monito sui rischi per la tenuta civile del Paese: “È inaccettabile che l’odio venga tollerato come strumento del confronto politico, perché impoverisce la democrazia e rende più facile trasformare l’avversario in un bersaglio. Pensare di condizionare con la paura chi esercita una responsabilità pubblica significa colpire la libertà del confronto democratico”.

Piena vicinanza è stata espressa dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, che ha ribadito la necessità di garantire “la massima serenità nello svolgimento del proprio ruolo” a chi opera quotidianamente nelle istituzioni. A fargli eco, il segretario bolognese del PD, Enrico Di Stasi, che ha richiamato le forze politiche alla responsabilità di “abbassare i toni” e isolare chi alimenta la delegittimazione, appoggiato dalle dichiarazioni di solidarietà del deputato dem Andrea De Maria.

Una condanna ferma che arriva puntuale anche dai banchi dell’opposizione. Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, ha espresso solidarietà ai due esponenti del centrosinistra senza mezzi termini: “La violenza e l’intimidazione vanno respinte e condannate con la massima fermezza e senza alcuna esitazione”. Il parlamentare bolognese ha sottolineato come la dialettica politica, anche quando aspra, debba obbligatoriamente “rimanere sempre all’interno del perimetro del rispetto democratico e delle regole civili”, bollando l’intimidazione come un “gesto vigliacco” da condannare all’unanimità.