Le verifiche, come scrive il Resto del Carlino, coinvolgono in particolare i team esteri che parteciparono a eventi come il Gran Premio d’Italia (Monza), i Gran Premi all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari a Imola.

La Guardia di Finanza di Bologna ha acceso i riflettori su un’indagine che scuote il paddock della Formula 1. Al centro del mirino la gestione fiscale dei compensi percepiti da alcuni piloti durante i Gran Premi disputati in Italia. L’ipotesi è una possibile evasione fiscale milionaria legata alle prestazioni sportive sul territorio nazionale.

L’attenzione degli inquirenti è focalizzata sulla mancata applicazione delle ritenute sui compensi dei piloti. In sostanza, questi piloti avrebbero prodotto reddito in Italia senza che le tasse corrispondenti finissero nelle casse dello Stato.

Il meccanismo: il ruolo delle scuderie come “Sostituti d’Imposta”

Il nodo della vicenda è di natura puramente tecnica. Nel diritto tributario italiano, chi eroga un compenso a un lavoratore autonomo per prestazioni svolte in Italia deve agire come sostituto d’imposta.

In parole semplici: Spetta alle scuderie trattenere una percentuale del compenso dei piloti (considerati lavoratori autonomi) e versarla al fisco italiano. Se questo passaggio viene saltato, il reddito viene percepito “al lordo” all’estero, privando l’erario di cifre monumentali.

Qualora le irregolarità venissero confermate, si aprirebbe una voragine finanziaria: le stime preliminari parlano di centinaia di milioni di euro di mancati versamenti accumulati nel corso degli anni.

L’origine dell’inchiesta: tra esposti e Corte dei Conti

L’indagine non è nata dal nulla. Un input decisivo è arrivato dalle segnalazioni dell’avvocato Alessandro Mei, che da tempo sollecita controlli rigorosi sulla fiscalità degli sportivi internazionali.

La questione ha già varcato le soglie della Corte dei Conti e delle istituzioni, trasformando un dubbio procedurale in un caso di rilevanza nazionale per le finanze pubbliche. Il principio legale invocato è il cosiddetto criterio di territorialità: chiunque produca reddito in Italia, indipendentemente dalla residenza fiscale, è tenuto a contribuire al sistema tributario del Paese.

Precedenti e sviluppi futuri

Non è la prima volta che il tema approda nei palazzi della politica. Già nel 2020, un’interrogazione parlamentare (tra i cui firmatari figurava Anna Maria Bernini) aveva chiesto chiarimenti al Ministero dell’Economia sull’efficacia della riscossione fiscale per gli sportivi non residenti.

Cosa succede ora?

1. Fase Amministrativa: Al momento si tratta di accertamenti di natura documentale.

2. Rischio Penale: Sebbene non ci siano ancora fascicoli aperti in Procura, l’entità delle cifre in gioco potrebbe trasformare l’illecito amministrativo in una questione penale per omessa dichiarazione o versamento.