Riceviamo e pubblichiamo la lettera di alcuni della zona lambita dal Santerno e dal Senio in merito alle esondazioni controllate/ e la variante del PAI Po. I cittadini, circa 200, vogliono sensibilizzare la cittadinanza in merito a questo provvedimento che, ci tengono a sottolineare “questo Pai coinvolge tutta la Romagna”. E sono pronti a costituirsi in un comitato.

L’impatto: un quarto del territorio a rischio

Con la Variante al PAI Po 2025, nel nostro Comune (Solarolo) sono state individuate due aree tracimazione controllata che complessivamente coprirebbero circa un quarto del territorio comunale. (320 ettari per il Senio e 525 ha per il Santerno, l’area a tracimazione controllata che noi chiamiamo “area allagabile” che interessa la mia area allagabile si estende per 500ha circa su Solarolo e per altri 400 ettari oltre fiume Santerno comprendendo parte del Comune di Mordano e il Comune di Imola verso San Prospero, le allego la mappa anche se non è completa, mancano i margini verso Imola.

Il paradosso del piano: “Vi allaghiamo noi”

“Il piano prevede l’allagamento forzato di migliaia di ettari in tutta l’Emilia Romagna. Il piano dovrebbe essere a tutela del patrimonio ambientale, imprenditoriale, residenziale, sociale e della salute pubblica. In realtà prevede di danneggiare sistematicamente ed irrimediabilmente il territorio para fluviale di tutta la Regione. “per evitare alluvioni, vi allaghiamo noi”.

Il danno economico immediato e il crollo dei valori

Il solo tratteggio sulle carte degli argini che vogliono costruire intorno alle nostre case e alle nostre aziende agricole e non ci ha già danneggiati, il valore delle nostre proprietà, del nostro duro lavoro è già crollato.

Il silenzio delle istituzioni e le nuove scadenze

“Le amministrazioni non hanno dato nessuna notizia e i cittadini sono all’oscuro di questo mastodontico piano. (la scadenza delle osservazioni è stata rinviata dal 30 marzo al 31 maggio 2026)”

La mobilitazione: dalle PEC al Tribunale delle Acque

Riteniamo che la questione abbia un rilevante interesse pubblico e che l’informazione debba raggiungere tutti di modo che ognuno possa decidere come muoversi. Invieremo centinaia di PEC di osservazioni al piano e siamo pronti ad impugnare il tutto di fronte al tribunale delle Acque di Roma. Gli agricoltori sono pronti a portare i trattori sotto il palazzo della Regione.

Investimenti miliardari e tensione sociale

Gli animi si tanno scaldando e le amministrazioni dicono di non sapere, eppure in coda al consiglio Comunale di Solarolo ci è stato detto che il piano prevede investimenti per € 4.000.000.000 , lo ha detto l’assessore competente. Una somma enorme che sarà spesa per allagare migliaia di ettari di Case, attività e coltivazioni.

La richiesta di una modifica radicale e trasparenza

Non vogliamo che l’area allagabile venga spostata, non ci stiamo interessando solo del nostro “orto”, vogliamo che il piano sia radicalmente modificato. Inoltre pretendiamo trasparenza dalle amministrazioni, devono fin da subito informare i cittadini in merito al PAI e alle sue conseguenze e vogliamo vengano rese pubbliche le eventuali osservazioni che le amministrazioni, come noi, dovranno inviare.”

(un gruppo di 200 cittadini )

PAI Po: osservazioni e richieste dei Comuni della Provincia di Ravenna

Comunicato stampa dei Comuni della Provincia di Ravenna

In data 30 dicembre 2025, è stato pubblicato il Progetto di Variante al Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico del bacino idrografico del fiume Po (PAI Po), estendendolo ai bacini idrografici del Reno, dei Romagnoli, del Conca Marecchia e al bacino del Fissero, Tartaro, Canalbianco.

Preliminarmente riteniamo utile precisare che l’estensore del piano, è ADBPO ovvero l’Autorità di Bacino Distrattuale del Fiume Po, un ente pubblico non economico, vigilato dal Ministero dell’Ambiente, che pianifica e gestisce le acque, la difesa del suolo e il rischio idrogeologico (alluvioni/frane) nel distretto del Po. Il Segretario Generale di ADBPO, Ing. Delpiano, è stato nominato dal Ministero in data 2/03/2026.

Rispetto al Piano, la nostra valutazione è duplice.

Da un lato, a tutela delle nostre comunità, la variante PAI Po rappresenta il primo punto di svolta per iniziare a progettare nuove opere funzionali alla messa in sicurezza del territorio (in particolare le vasche di laminazione). E’ essenziale che sulle opere su cui non vi è alcun dubbio rispetto alla necessità ed opportunità di procedere, si definiscano nel minor tempo possibile i progetti esecutivi e le risorse per la realizzazione.

Al contempo, il Pai Po lascia aperte alcune incertezze su cui chiediamo di poter approfondire lo studio, che fino ad oggi non ci ha coinvolti: in particolare le aree montane e le opere ivi necessarie, le aree in fascia b) e la tracimazione controllata nonché le problematiche urbanistiche connesse.

Il Pai Po non definisce un ordine di priorità tra gli interventi previsti, circostanza che dovrà essere sanata.

Sulle aree montane il Pai Po risulta del tutto incompleto trattando solo delle frane; prevedere opere che diminuiscano i tempi di corrivazione deve essere parte della strategia di tutela dei territorio tanto quanto un piano di bonifica dettagliato per le aree collinari.

La tracimazione controllata, la cui utilità non disconosciamo, deve rappresentare l’ultima possibilità di governo delle acque nei casi di eventi sopra scala per i quali, in difetto di tale strumento, i nostri territori si alluvionerebbero in punti incontrollati, come già accaduto, con danni incalcolabili per cittadini, imprese ed intere comunità.

È tuttavia opportuno che l’individuazione delle aree di tracimazione avvenga attraverso un confronto preventivo con gli Enti Locali e i Consorzi di Bonifica, così da poter raccogliere contributi utili alla definizione della collocazione più idonea, delle modalità di funzionamento e delle possibili connessioni con il sistema della bonifica.

Questo confronto, disatteso prima della pubblicazione, deve essere ripreso al fine di apportare al Piano le modifiche necessarie.

Le opere previste dal Pai Po devono essere concretamente realizzabili, a tutela in primis delle persone e determinare il minor danno alle imprese e all’agricoltura: crediamo che sul punto si possa fare meglio.

E’ necessario che le procedure urbanistiche siano chiare e non lascino incertezze e che siano definiti in dettaglio i criteri per le delocalizzazioni, tema anch’esso oggi foriero di grande preoccupazione e non chiarito.

Chiediamo al Segretario Generale di attivare con un tavolo di lavoro che coinvolga gli enti sopra individuati, affinché possano contribuire al lavoro della struttura tecnica dell’Autorità di Bacino e del Ministero.

La difesa del nostro territorio è una delle grandi sfide del nostro tempo ed è una responsabilità che riguarda tutti i livelli istituzionali. Per questo è essenziale lavorare insieme, evitando contrapposizioni che rischierebbero di indebolire le comunità e il territorio stesso: non devono esistere fratture tra collina e pianura, tra città e campagna, né tra enti locali e Governo.

I Comuni della Provincia di Ravenna ribadiscono la propria piena disponibilità al dialogo e alla collaborazione istituzionale con tutti i soggetti coinvolti. Solo attraverso un confronto serio, responsabile e condiviso sarà possibile costruire scelte efficaci per la tutela del territorio e per la sicurezza delle comunità che lo abitano.