La lettera

Sono la mamma di un ragazzo ormai cresciuto di 48 anni, portatore di disabilità, prodotta purtroppo da una vaccinazione Anti-Polio a 4 mesi: una Tetraparesi Spastica. Nato normodotato, è stato rovinato purtroppo dalla vaccinazione. L’ho cresciuto con amore e accompagnato nella sua vita donando tutta me stessa, come sanno fare le mamme. L’ho seguito fino all’età di 40 anni, poi ho dovuto prendere una decisione non facile: inserirlo in una struttura a Faenza. Sono già 8 anni, quindi, che vive in questa struttura ed è tenuto in ottime condizioni.

Denuncia di un’inciviltà ancora presente nel 2026

Perché vi scrivo questa lettera? Semplicemente perché voglio denunciare l’inciviltà che regna ancora in Italia nel 2026 e che tocca i più svantaggiati, in questo caso la categoria di mio figlio. Continuamente in tanti si riempiono la bocca sui diritti dei disabili, ma in realtà siamo quasi all’anno zero. Per darvi un’idea che le cose stanno veramente così, vi racconto cosa ci è capitato.

Il primo caso: l’Ospedale San Pier Damiano

Avendo Cristian un’iperproduzione di saliva e quindi di tartaro, il suo dentista gli ha richiesto una Panoramica all’arcata dentaria. Il 17 novembre 2025, con una prenotazione del Servizio Sanitario Nazionale, ci siamo recati all’Ospedale Privato San Pier Damiano di Faenza. E cosa è successo? L’esame non ha potuto essere eseguito, in quanto la struttura ospedaliera non dispone degli strumenti necessari per i portatori di disabilità. In pratica, mancava un sollevatore adeguato.

L’assurdo a Villa Maria Cecilia: mesi di attesa inutili

Ci hanno quindi consigliato di prenotare una TAC. Conseguentemente ci siamo fatti prescrivere l’esame, prenotato per il 7 marzo 2026 alle ore 13 presso il Villa Maria Cecilia Hospital di Cotignola. Dopo mesi di attesa ci presentiamo per l’esecuzione, ed è successo l’impensabile: non è stato eseguito l’esame per la mancanza di un sollevatore! Ma badate bene, ce l’hanno messo pure per iscritto (ve ne alleghiamo copia così siamo più esaustivi) con le seguenti parole: “la struttura non dispone di apparecchiatura apposita per sollevare il paziente non autonomo”, con tanto di firma.

Il paradosso delle barriere nelle strutture convenzionate

In un paese dove esistono le leggi per l’abbattimento delle barriere architettoniche e tutti se ne riempiono la bocca, succede che in due ospedali privati convenzionati — che in realtà fanno capo a un’unica Azienda — un disabile non può accedere agli accertamenti diagnostici. Questo, scusate, mi pare troppo! Come mamma e come cittadina italiana, voglio denunciare questa vergogna.

Appello alle Istituzioni e alla Regione Emilia-Romagna

Ricordo a tutti che la Sanità è a gestione regionale. Chiedo quindi l’intervento delle Istituzioni tutte e, in particolare, del Presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, per avere delle spiegazioni e un intervento energico su queste aziende private convenzionate. Sono certa che la stampa darà una mano per questa battaglia, che è di mio figlio, ma è di tutti i disabili e delle loro famiglie.

(Cinzia Girelli)

-la redazione è disponibile ad eventuali repliche o spiegazioni delle strutture sanitarie citate nell’articolo