Le contestazioni si concentrano per lo più sul fiume Lamone tra Traversara e Boncellino.
Se ne parlava da settimane dell’arrivo dei primi avvisi di garanzia e alla fine, nel giorno dell’arrivo del Commissario Curcio a Traversara, arriva la notizia di 12 avvisi di conclusione indagini. Il tema sono le tre alluvioni generate sul bacino del Lamone (Boncellino, 3 e 17 maggio 2023 e Traversara il 19 settembre 2024). Come riporta “Il Resto del Carlino” gli avvisi sono pervenuti ad alcune figure apicali di enti locali o regionali, ma anche di Protezione Civile, della Cura del Territorio e dell’Ambiente oltre che legali rappresentanti di alcune ditte impegnate nelle lavorazioni sui fiumi.
I reati contestati, fino almeno a ieri, erano quelli di disastro colposo a carico di ignoti, ma ora si è aggiunta l’ipotesi di pericolo di disastro legato agli interventi realizzati in seguito già alle prime due alluvioni, quelle del maggio 2023.
Le gravi negligenze sollevate
Per l’accusa si tratterebbe di importanti negligenze non solo legate ai mancati interventi di prevenzione e messa in sicurezza che avrebbero favorito le diverse problematiche (come i downbreak arginali, ad esempio, il rischio più drammatico per la popolazione) ma a tutt’oggi, si apprende dal Carlino, esisterebbe il rischio di cedimento in caso di nuovi eventi della stessa entità. Gli indagati, saranno dunque chiamati a rispondere dell’accaduto in qualità dei ruoli che all’epoca ricoprivano al momento degli eventi.
Questi esiti, sono giunti a margine della maxi consulenza affidata ai professionisti del Politecnico di Milano, da parte dei due PM titolari dell’inchiesta (Barberini e Coco) ai tre professori Gianfranco Becciu (esperto in costruzioni idrauliche), Claudio Giulio Mari di Prisco (geotecnico) e Daniele Bocchiola (idrologo).
SOTTO I RIFLETTORI ANCHE LE LAVORAZIONI SUGLI ARGINI
Un importante ruolo nell’inchiesta lo potrebbe svolgere anche il tema legato alla manutenzione arginale. Quindi, lavorazioni o ricostruzioni dopo eventi già accaduti, secondo la Procura, facendo ricorso alla somma urgenza in maniera sistematica e quindi senza passare da una gara d’appalto, come successo nella doppia rotta di Boncellino e in quella di Traversara, avvenuta proprio nel cuore dell’abitato. Che il tratto del Lamone che va dal ponte dell’Albergone fino a quello della San Vitale fosse uno dei più critici dell’intera Regione Emilia-Romagna emerse quasi subito e lo si sarebbe saputo da anni, come ribadito da Comitati e geologi, carte alla mano. Infatti, proprio per Traversara, i super-consulenti hanno acceso i riflettori anche su quei lavori di sistemazione delle argini già a partire dal 2016 con “adeguamento di deflusso alla portata duecentennale fra il ponte Albergone e il ponte di Villanova”.
La consulenza tecnica degli esperti milanesi
Ovvero l’asta fluviale andava sistemata per portate di una certa dimensione, cioè quelle duecentennali ad esempio. E invece – come riporta il Carlino – per la consulenza tecnica milanese ciò non era accaduto. Non solo: nonostante una specifica relazione idraulica avesse messo nel mirino una passerella ciclopedonale (la pungèla di Traversara) – peraltro già interdetta al passaggio dei veicoli nel 2016 – il ponte era rimasto lì e non avrebbe permesso che gli argini fossero adeguatamente sistemati in altezza in maniera tale da riuscire a contenere la portata del Lamone nelle alluvioni del maggio 2023 e del settembre 2024.
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