COMUNICATO STAMPA CONSIGLIERE CARAPIA (FDI) “

Il sindaco Panieri ha fretta ha mettere la parola “ fine “ alla vicenda di peculato di cui è stata vittima Area Blu. Spiace per lui ma tale vicenda si concluderà forse , solo con l’emissione della sentenza del Processo Penale in corso.
Come noto il reato di peculato comporta una pena severa, fino a 10 anni di reclusione ed avere restituito quanto rubato potrebbe consentire il patteggiamento e portare ad una riduzione della pena.
Immaginiamo che questo sia il motivo per cui l’imputato ha restituito ciò che in 2 occasioni, ad iniziare dal 2022 aveva rubato.
Ha restituito la somma e riconosciuto un danno a Area Blu e Comune di Imola che hanno dovuto affrontare spese legali , attingendo ad altro denaro pubblico, per tornare in possesso del maltolto.
L’imputato, di cui si continua a non fare il nome , ma che comunque tutti conoscono, pare abbia sottoscritto una dichiarazione di sua piena ed esclusiva colpevolezza.
Si ricordi comunque che si tratta di un reato proprio non esclusivo, potendo essere commesso anche da un estraneo in accordo con soggetti pubblici.
Siamo felici di aver prova che i 200mila euro sono tornati nelle casse di Area Blu ma rimaniamo in attesa di leggere la sentenza che sarà emessa alla fine del Processo penale.
Verremo così a conoscenza di come si è svolta l’intera vicenda, se la società aveva posto in atto una procedura idonea alla giusta gestione di una società pubblica, se era corretto che l’allora presidente di Area Blu, avesse consegnato all’imputato il token che gli permise in tempi diversi di sottrarre soldi dalla società, se la vigilanza spettava unicamente al presidente oppure anche al direttore, organi di vigilanza, tanti sono i quesiti e i dubbi che questa triste vicenda ci ha portato.
La responsabilità politica da parte del Sindaco e dalla intera sua amministrazione la abbiamo evidenziata da subito nel momento in cui è emersa da una nostra richiesta d’accesso agli atti e che non era stata resa alla pubblica conoscenza come avrebbe dovuto. Esiste sempre una diffidenza verso la parte politica opposta ma alla luce di quanto accaduto la nostra è fortemente aumentata. Vogliamo conoscere da una sentenza ciò che è accaduto, se la colpa è esclusiva, se c’è stata vigilanza, se le procedure sono state variate in modo corretto ecc Rimane poi la necessità di vedere Area Blu , quale fondamentale società del Comune, gestita in modo manageriale cioè in grado di raggiungere gli obiettivi specifici in modo efficiente ed efficace con una esperta pianificazione e gestione delle risorse così da far cessare le tante carenze che in più occasioni i cittadini hanno lamentato
” – conclude Carapia.

COMUNICATO STAMPA CONSIGLIERE ROI (gruppo MOVIMENTO 5 STELLE)

“Io penso che si voglia uscire dal processo con un patteggiamento. In questo caso non si arriverebbe a un dibattimento e forse c’è tutto l’interesse che tutto ciò non si verifichi. C’è forse l’interesse che questa vicenda finisca nel dimenticatoio. Mi spiego, vogliamo sapere esattamente da dove provengono quei soldi. Questa operazione potrebbe apparire opaca, se tutte le informazioni non dovessero essere messe sul tavolo. Come ad esempio da dove viene questo denaro. Le copie delle ricevute sono copie che il creditore rilascia , ma io voglio sapere l’ordinante del denaro. Sulla base di una dichiarazione scritta. La cosa va spiegata con dei documenti, non chiudendo la partita in questo modo.

Se dal punto di vista amministrativo e contabile il caso viene considerato concluso” – aggiunge Roi – resta però un elemento rilevante che non può essere ignorato: esiste una sentenza che ha accertato i fatti, ma il nome del responsabile del furto non è mai stato reso noto pubblicamente.

In una società a partecipazione pubblica, chiamata a gestire risorse della collettività, questo silenzio appare difficile da comprendere. Il confronto con quanto avviene nel settore privato è inevitabile: in aziende non pubbliche, anche di dimensioni inferiori, episodi analoghi comportano conseguenze disciplinari immediate e una comunicazione chiara verso l’esterno, proprio per preservare la credibilità dell’organizzazione.

Nel caso di una società partecipata pubblica, invece, l’assenza di informazioni puntuali sulle responsabilità individuali rischia di trasmettere un messaggio sbagliato, facendo apparire sufficiente la sola chiusura contabile della vicenda, senza una reale assunzione di responsabilità.

Non si chiede alcuna esposizione mediatica impropria, ma chiarezza. Definire la vicenda “conclusa” appare quantomeno prematuro. La trasparenza, soprattutto nella gestione di società pubbliche, non è un atto facoltativo ma un dovere nei confronti della comunità e non mi pare nessuno si sia mai scusato per questa tragica vicenda.