Sul Santerno a Imola, come si può osservare in diverse fotografie, negli anni cinquanta, in alcuni punti, crescevano meno alberi. Il podere dove viveva Luigi Mongardi era ubicato all’interno della curva della Rivazza. L’orto era una parte dell’attuale paddock 2. Luigi, che ha collezionato pagine di vita imolesi nel sito “Imola Evoluzione della Città” che conta migliaia di foto e cartoline, ci ha raccontato com’era vivere quotidianamente il nostro corso d’acqua.
Il suo podere lambiva l’area demaniale di pertinenza fluviale in prossimità dell’attuale paddock 2. Vicino a quest’ultimo ve ne erano altri. Ogni “dirimpettaio” del fiume curava la propria parte di golena, piantando alberi e all’occorrenza facendone legna.

All’epoca era infatti consentito. Nella foto, si vede bene Luigi nel pioppeto piantato dal padre sulla riva destra del fiume. Quelli attualmente sopravvissuti, sono proprio quelli dell’epoca. Molti dovevano essere abbattuti, ma pare che il Sindaco dell’epoca (Ruggi) si oppose: rimasero così in piedi per lungo tempo. Con gli anni, tra malattie e abbattimenti per motivi di sicurezza, l’area ne ha persi diverse specie ed oggi è radicalmente mutata rispetto alla foto di Luigi, da bambino, nel boschetto.
Si trattava di un luogo unico, ottimo per nuotare e sopratutto per pescare. Era un vero e proprio parco fluviale ed è possibile notarlo dalle foto satellitari.
Tra il ponte e l’orto c’era un rio,che creava una sorta di confine naturale tra i due poderi. C’erano anche due bacini d’acqua con le rane, li dove ora c’è il paddock , e poi era stato fabbricato c era un argine di contenimento per proteggere poderi e autodromo. Il fiume in quel punto era naturale, si era scavato molto spazio, c’era una buca d’acqua per poter fare il bagno. Anche all’epoca il Santerno tendeva ad erodere sul lato destro (lato autodromo), forse le piante avrebbero fermato un po’ questo fenomeno. Oltre al bagno, si pescava tanto. Si pescava alle lastre e si andava fino al ponte della via Emilia. Tantissimi pescavano: il fiume era pieno di pesce di tutti i tipi: anguille, barbe, cavedani: si è pescato fino al ’63. Poi gli scarichi del fiume iniziarono a fare stragi di pesci. C’era un pescatore, chiamato “E Ghì”, che andava a carpe. Arrivava elle 14.00, e piazzava il suo seggiolino sulla sponde del fiume. Si pescava anche con la fiumana, con la “canna con la budella di pollo”.


FOTO dal satellite – PADDOCK/VIA GRAZIADEI nel 1976. La buca d’acqua dietro alla Rivazza e il parco fluviale con golena, campi e laghetti. La posto del paddock 2 c’erano i campi. Era una zona molto più naturale e capace di sopportare le piene.