In Italia sono da poco passate le 15.00 quando le reti televisive cominciano a trasmettere contemporaneamente le strane immagini di una delle Twin Towers in fumo.
Anche a Imola ci si inizia a soffermare su quell’evento. Senza social, New York ci appare ancora lontanissima e quell’attentato in un primo momento non ci sfiora. Ci rendiamo conto dell’enormità della catastrofe poco più tardi. I ricordi, nonostante il trascorrere inesorabile degli anni, ci appaiono ancora oggi nitidi, quasi come fossero appena avvenuti. Una sensazione strana. Al centro Leonardo, il maxi schermo situato nella vecchia galleria, trasmette le immagini. Il maxi schermo, all’interno del centro commerciale prima del restauro, si trovava tra le casse e la galleria, al centro di un a sorta di piazza dove era presente anche un acquario coi sassi.
I clienti, ognuno indaffarato a fare acquisti, iniziano man mano a soffermarsi davanti a quello schermo, per cercare di comprendere cosa stia succedendo. La tv dei ragazzi viene sospesa, e anche la “Melevisione” di Raitre lascia spazio all’edizione straordinaria del telegiornale, lasciando i ragazzini collegati di stucco.
A Imola fa caldo strano, sembra un tranquillo pomeriggio di inizio estate. Poche auto in giro, la scuola ancora non cominciata. Negli appartamenti situati tra i vicoli del centro storico, i televisori degli anziani,accesi ad un volume spropositato, sono tutti sintonizzati sulle stesse immagini : una sorta di eco, di rimbombo angosciante, riecheggia tra i vicoli del centro imolese. Me ne torno a casa, per cercare un po’ di pace. Ma anche in Pedagna, la televisioncina a tubo catodico della camera da letto, è accesa sulle stesse immagini. Una telecamera posta su un elicottero, trasmette in mondovisione la torre nord lacerata da un lato, e mostra un buco nero situato verso gli ultimi piani dell’edificio. – “È un incendio” – inizia a dire qualcuno – le informazioni sono più lente e frammentate rispetto ad oggi – senza social e videofonini – Ma non fanno in tempo a finire la frase che un aereo di linea è lanciato come un proiettile impazzito contro la torre sud del World Trade Center. Lo schianto, che si verifica più in basso rispetto all’altro edificio, si manifesta come se si trattasse di una deflagrazione causata da una bomba. I detriti infuocati ricadono ai piani inferiori e sulla strada come fossero fuochi d’artificio. Ora le due torri fanno paura. Sembrano due sigari, due ciminiere,. Le vetrate vengono coperte dal fumo. Il resto è storia nota.

Ad oggi, il World Trade Center è profondamente cambiato. Ormai non ha più i connotati di un centro del commercio internazionale ma è stato allestito un enorme memoriale. Le ruspe e i Bobcat tuttavia, sono ancora al lavoro nonostante siano trascorsi più di vent’anni da quel giorno.

THE SURVIVOR TREE
Poco distante dal luogo dove ora trova spazio il One World Trade Center, c’è un piccolo albero, nato da un tronco segnato dalle ferite di quel giorno. È stato ribattezzato “The survivor tree” dato che è l’unica pianta rimasta viva nell’inferno di Lower Manattan. Una storia incredibile. Inizialmente era rimasto schiacciato dalle macerie e venne trovato soltanto un mese dopo dai Vigili del Fuoco. L’arbusto era in parte carbonizzato, un solo ramo era riuscito a salvarsi rimanendo in vita. Da quell’unico rametto sbucavano le prime foglie.
Nonostante le poche possibilità, l’albero è stato trapiantato per essere curato nel parco Van Cortland, nel distretto del Bronx. Contro ogni previsione, nella primavera del 2002 l’albero era in fiore. Sui suoi rami venne rinvenuto un nido che una colomba aveva fabbricato per i suoi piccoli.
Ora, se passate dal memoriale dell’11/9, vedrete quell’albero, nel giardino curatissimo. L’arbusto è stato riportato nel luogo d’origine nel 2010, al centro della Memorial Plaza. Osservandolo da vicino è possibile riconoscere un “prima e un dopo”, con i segni delle bruciature ancora presenti nel tronco. Ma da quelli più scuri si snodano i nuovi, con una corteccia più liscia ed omogenea. Un simbolo di rinascita e resilienza.