di Aris Alpi

A Imola, nel 1991, erano ricoverati ancora 500 malati.

Imola, Osservanza, da un servizio di Rete7.
Come vivono ancora i “malati di mente” a Imola nel 1991,un unico bagno per 25 persone, per lo più anziani, che dormono da quarant’anni in una camerata al secondo piano di questo padiglione, senza ascensore. Se vogliono fare una doccia devono scendere al piano sottostante, dove li attende un cannula di gomma attaccata al rubinetto, che serve a lavare 35 persone, inquilini di questo reparto psichiatrico.

Qui, dalla 1978 non è piu stato ricoverato nessuno. Negli anni settanta c’erano piu di duemila pazienti, oggi sono 530, il cosiddetto “residuo manicomiale” , costretti a vivere ancora qui in queste condizioni, nonostante la buona volontà del personale, tutto il giorno a fare niente, senza un programma rieducativo, ne di una possibilità di reinserimento. 11 reparti che conservano ancora i segni della tortura di anni. Le sbarre nei reparti, che in caso di incendio diventano trappole di ferro, impedendo di fuggire. Suppellettili tutt’altro che ignifughi, presenti nei reparti, mobili provenienti dall’ex sanatorio di Montecatone non idonei alle esigenze di questi ammalati.”

Dopo l’approvazione della Legge Basaglia, molti malati vennero dimessi dalle strutture psichiatriche del territorio. Con gli anni però questi numeri iniziarono a calare. Mancavano le strutture per accogliere quelle persone a lungo istituzionalizzate, senza parenti, mancavano i finanziamenti e il personale. Il Dott. Ernesto Venturini arriva a Imola nel 1987 e l’anno successivo dà vita al Progetto Valerio, il percorso per portare la città alla chiusura dei manicomi.


Vi era un vuoto normativo, dal momento che la riforma parlava sì di un superamento di queste strutture ma senza una data limite. C’erano inoltre delle resistenze di una certa parte dell’ambiente, di chi temeva che la gestione delle criticità potesse finire in mano al privato. Nel frattempo si costituisce Cà del Vento, è l’aprile del ’90. Nel suo regolamento l’associazione si prepone di recuperare lo status di cittadino per tutti quelli che sono stati ricoverati in ospedale psichiatrico. Viene ristrutturato un reparto all’interno dell’Osservanza, che diventa una grande casa -famiglia.
Franca Ongaro Basaglia, senatrice di Sinistra Indipendente, presenta un disegno di Legge, nel frattempo si insedia una commissione parlamentare per far luce sulla situazione (talvolta molto seria) delle strutture manicomiali residue. Le indicazioni vennero accolte dal Ministero della Sanità, che le adottò nella finanziaria del ’94. Due anni più tardi Imola fu in grado di assolvere pienamente la normativa.