Negli anni ’70, di fronte all’emergenza abitativa in Italia, anche Imola si trovò a dover affrontare questa sfida. Fu individuata un’ampia zona agricola a sud della città, ai piedi di dolci colline, comprendente decine di ettari di terreno che il Comune riuscì ad acquisire dai Conti Tozzoni e dai Pasolini Dall’Onda, rendendoli edificabili. L’allora assessore all’urbanistica, Nicodemo Montanari, negoziò direttamente con i casati per ottenere l’approvazione dell’operazione. Il piano regolatore di Baccarini, approvato nel 1973, rappresentò l’ultimo vero piano lungimirante, promuovendo l’espansione della città da nord a sud. È così che nacque la Pedagna Ovest, rispondendo a una domanda di mercato elevata in un contesto economico in crescita.

LA PEDAGNA – LE PRIME CASE DEL TERRITORIO AL COMPUTER

La Pedagna fu il primo progetto del territorio realizzato con la tecnica del Computer Aided Design (CAD) l’impiego dei primi software strutturali appositamente acquistati per occuparsi del progetto.L’ingegnere e architetto Baruzzi, allievo di Levi Montalcini, fratello di Rita Levi Montalcini e figura di spicco dell’architettura razionalista, firmò questo progetto significativo. Nato nel 1945, Baruzzi si distinse per opere che hanno trasformato il volto della città, tra cui il Centro Leonardo e la sede della CEFLA.

PEDAGNA – CAMBIA IL VOLTO DELLA CITTA’ E IL MODO DI VIVERE DEGLI IMOLESI

Ma quell’ondata di cemento attirò anche molte critiche. In particolar modo lo stile “brutalista” degli edifici ( i famosi palazzoni della Pedagna) modificarono radicalmente l’aspetto urbano. Nonostante il rischio di trasformare il quartiere in un dormitorio o addirittura in un ghetto fosse elevato, Baruzzi riuscì a superare le perplessità dei committenti, preoccupati dall’altezza degli edifici, ottenendo economie di scala e contenendo i costi.
Baruzzi lasciò così Bologna e il poco remunerativo assistentato presso Levi Montalcini per tornare nella sua città natale, dove l’economia prosperava e le richieste erano numerose. Ogni settimana veniva costruito un piano, con quattro appartamenti per piano, per un totale di 40 unità abitative.
Il primo cantiere della Pedagna (foto BIM, qui sotto) risale al 1976/77, con il gruppo di edifici Mascagni/Respighi. Tuttavia, il vero cuore pulsante del quartiere era il centro Direzionale Donatello, con il Center Shop Pedagna.

L’ausilio della tecnologia, quando ancora non esistevano i personal computer, venne impiegata da Baruzzi , sia nella progettazione architettonica del Centro Direzionale Donatello che sopratutto nel calcolo esecutivo delle strutture, edifici che in alcuni casi hanno visto il raggiungimento del 15° piano. Non solo, i segreti che fecero sì che il progetto
divenne duraturo negli anni furono diversi. I parcheggi nei tunnel, l’assenza di scale antincendio poiché si dava la possibilità ai mezzi dei pompieri di avvicinarsi con la scala alle finestre, con l’ausilio di ampi piazzali, tanto verde e tanti servizi. Nella perizia geologica del Donatello venne trovato uno strato di ghiaia dove vennero appoggiate le fondazioni. In questa delicata fase vennero così in ausilio gli studi di Baruzzi, essendo Padova una facoltà avanzata nelle nozioni di geologia e palificazioni. Baruzzi costruì una platea grossissima, galleggiante su ghiaia, si riuscì cosi a proporre di costruire fino a quindici piani senza rischi, con 160 posti auto sotto con due rampe. La marca di pregio di quell’hotel.

IL CENTRO DIREZIONALE RESIDENZIALE PEDAGNA – LE MODIFICHE AL PIANO PARTICOLAREGGIATO “INATTUABILE” PER L’ECONOMIA DELL’EPOCA

Il progetto venne ottenuto da Baruzzi con disegni in 2D fatti col plotter su lucido.
Tutto il Donatello, l’ex cinema teatro Astoria (il primo con quasi mille posti) , i negozi e le dieci torri circostanti. “Quando arrivai a Imola, il piano particolareggiato iniziale era diverso, realizzato dall’ingegner Casini di Bologna, un progetto culturalmente molto elevato. Era un piano a una piastra. Montanari mi propose di lavorare alla Pedagna ma il piano particolareggiato iniziale non fu attuato: quello proposto dall’ingegner Casini era di livello universitario, un piano a una piastra che isolava il percorso pedonale e inseriva le automobili sotto: una sorta di tesi universitaria.

Il quadrato era quello ma si scavava giù , le automobili sarebbero andate tutte sotto, un solaio immenso sul quale giravano i pedoni e sul quale emergevano i fabbricati, con impostazione cubica. Dove c’erano le torri di via Corelli era prevista una costruzione in linea , lunga cento metri , tipo virgolone di Bologna. Dissi subito con Montanari che non potevamo rischiare di fare cavolate. Progettammo così quattro torri sfalsate mentre adattammo il centro direzionale che, così impostato su un progetto più avveniristico non poteva calzare nell’economia imolese dell’epoca. I rischi erano comunque molti: “Avevamo il pericolo di costruire un quartiere dormitorio.”

LE MODIFICHE AL PIANO PARTICOLAREGGIATO IN BASE ALLE ESIGENZE
Noi lo facemmo di tutto un altro livello, con le quattro torri dentro e sei torri all’esterno: “Martelli, con l’aurora, dall’altra parte della Pedagna doveva ancora partire – il Peep Montericco-Vivaldi – “presi il piano particolareggiato di Casini e lo resi fattibile con l’Hotel Donatello, il Conad , il Cinema Astoria, le sei torri al centro, quattro torri di là, più le villette a schiera ai lati. Questo fu il nocciolo di partenza della Pedagna. A quei tempi ci siamo presi tanti insulti, ma la soluzione che adottammo era conforme alle richieste del mercato a quei tempi!!”


REAZIONI POLITICHE

Quando la Pedagna arrivò in consiglio comunale, le minoranze puntarono il dito sul rischio di una speculazione edilizia.Visti i criteri di assegnazione degli alloggi c’era il rischio di penalizzare le piccole cooperative . Bignami (MSI) dichiarò che – nel caso in questione- si tendeva a privilegiare certi interessi indipendentemente dall’esigenza di soddisfare l’effettivo bisogno di alloggi.