Quando Imola passò sotto il diretto dominio dello stato pontificio, decadeva la necessità di una struttura difensiva e così la Rocca iniziò a perdere la sua originale funzione; si rafforzò però l’utilizzo dei suoi ambienti a carcere.
Le stanze del cosiddetto “segretino”, le torri e anche le cannoniere, furono utilizzate come celle e ancora conservano i graffiti tracciati dai prigionieri lì rinchiusi. Il più antico è sulla parete di una torre ed è datato 1412
.
Nella stampa in copertina dell’articolo, che raffigura come si presentava la Rocca a fine ‘800, si possono osservare le condizioni della fortezza quando era ancora adibita a carcere, come si può osservare dalla didascalia.

Erano diversi gli ambienti dove venivano reclusi i carcerati, come anche le torri e le cannoniere. Ancora oggi conservano i suggestivi graffiti prodotti dai prigionieri. Il più antico risale al 1412.

gli antichi graffiti dei prigionieri


La Rocca rimase in funzione nella modalità di carcere fino al 1958. La competenza di carcere era di tipo mandamentale e non riguardava soltanto Imola. Dagli anni sessanta la Rocca andò incontro ad un graduale ed importante ripristino, che lo farò diventare l’importante Museo che è oggi. All’interno è presente una ricca collezione di armi storiche, camminamenti, terrazze, le torri, il cannoniere, le stanze del “segretino”(questi ultimi tre locali erano utilizzati come celle carcerarie).
Fu adibito a carcere col passaggio di Imola allo Stato Pontificio, utilizzo poi proseguito col Regno d’Italia. Tuttavia, il suo periodo più buio, la Rocca lo ha conosciuto sicuramente durante la Seconda Guerra Mondiale. Al suo interno, le camicie nere perpetravano le mattanze ai prigionieri politici, che venivano condotti qui, dove venivano torturati barbaramente.

Sono 278 gli uomini e le donne – prevalentemente tutti del Circondario Imolese – che durante la Resistenza vennero incarcerati, e uccisi, nelle galere della Rocca, o comunque indotti in fin di vita e uccisi – tramite esecuzione- in altri luoghi vicini . La targa, posta nel cortile della Rocca, ne conta appunto 278.

Dai carcerieri – le Brigate Nere – talvolta assieme a dei reparti di SS – molti prigionieri vennero torturati e condotti ad una fine atroce, talvolta avvenuta in altri luoghi (ricordiamo l’eccidio di Pozzo Becca, quello del Podere La Rossa) o condotti nei campi di sterminio o anche al poligono di tiro di San Ruffillo, a Bologna.
Anche Vittoriano Zaccherini, superstite dei campi di sterminio, fondatore ed ex Presidente di Aned Imola, venne incarcerato all’interno della Rocca prima di essere condotto a Mauthausen.
“Il 20 novembre 1944 Zaccherini, rientrando a Imola venne immediatamente arrestato dopo la “soffiata” di una spia. Rinchiuso nel castello, subì pesanti interrogatori da parte dei nazifascisti.”