CASE «I FORNI»
Memorie storiche, vita popolare e trasformazioni urbane a Imola
Nota editoriale – Raccolta di memorie dei cittadini
Il testo che segue raccoglie e documenta fedelmente i ricordi diretti e le testimonianze orali dei cittadini, preservandone integralmente le parole e il valore storico, sociale e affettivo per la comunità.
1. Il fabbricato, la comunità e il forno di quartiere
Case “i forni”: Era un enorme fabbricato di proprietà del Comune nel quale alloggiavano famiglie in difficoltà economica, profughi, o incaricati del Comune in funzione di “custodi”, un mondo variegato, un vero microcosmo di vita sociale tra le più disparate. L’accesso era in Via Callegherie, mentre il cortile e il grande forno si affacciavano su Viale Paolo Galeati. L’ultimo fornaio morì durante la seconda guerra mondiale per un bombardamento. Continuò l’attività la moglie Martina che aveva due figlie: Elísea e Franca. Forse una delle figlie di Elísea che incontro per Imola, sarebbe più precisa per quanto riguarda il nonno fornaio, che era comunque un affittuario del Comune.
Il forno era un punto di aggregazione importante per tutte le famiglie del quartiere, che lì cuocevano o acquistavano il pane, facevano cuocere biscotti, ciambelle e varie leccornie in certe occasioni speciali, sottolineate dalle campane di San Giovanni. Non mancavano padelloni di arrosti e varie, sempre a secondo delle rare ricorrenze importanti.
Il forno fin dall’inizio del secolo, era stato gestito dalla Cooperativa dei fornai imolesi.
2. Le radici storiche e il fervore artigianale del dopoguerra
Questo vecchio caseggiato era annesso anticamente alla chiesa e, come ipotizza Nazario Galassi in una sua opera, era il convento – ospedale dei Cavalieri di Malta, appartenente alla chiesa stessa. Ormai fatiscente, recava tracce del suo nobile passato che all’epoca non furono considerate degne di restauro. Peccato. Una pagina di storia cancellata da un mondo che stava velocemente sostituendo le macchine alle mani, l’automazione all’artigianato.
Degli anni del dopoguerra, infatti, fino al 1959 ricordo un brulicare di vita artigianale tutt’intorno: l’officina Gallotti, prestigiosa in città e oltre, in viale Paolo Galeati; le due falegnamerie, poi l’intraprendente Gildo delle “gazzose” che produceva bevande e seltz a tutto spiano e che sarà poi il gelataio fondatore del Nord Pole in viale Dante. E la Cefla, Cooperativa fondata proprio in Via Callegherie, negli anni 30, che in grande espansione, acquisterà i Forni.
(Marilena Castagnoli – Imola anni 60)
3. L’evoluzione edilizia e l’insediamento della Cefla
Vi costruirono poi il condominio i soci della Cefla, con la sede e i negozi al piano terra.
Nel 1945/46 la Cooperativa elettricisti, fontanieri, lattonieri (Cefla) che aveva l’ufficio in via Appia angolo via Cavour disponeva di un piccolo magazzino nei locali fatiscenti di proprietà comunale di viale Galeati detto “i forni” in quanto vi era un forno gestito da una famiglia abitante in viale Galvani 7. Il forno era aperto con un largo cortile. La Cefla apre una trattativa con il Comune e negli inizi degli anni 50 l’edificio passa di proprietà della stessa Cefla che chiude il cortile e prepara una serie di negozi poi tutto cambia e si costruisce grande edificio con abitazioni e negozi. In Via Galeati nei negozi fra l’altro trova posto il primo piccolo minimarket gestito dalla famiglia Pirazzoli-Cocchi.
4. Testimonianza diretta: Marilena Castagnoli
Da una testimonianza di Marilena Castagnoli
Il mio nonno materno, impiegato all’anagrafe, morto nel 1924, Giovanni Castagnoli, era anche custode per il Comune di questo fabbricato. Vi avevano trovato ospitalità anche Veneti e friulani dopo la disfatta di Caporetto, la maggior parte dei quali tornò poi al luogo di provenienza.
Il nonno viveva al primo piano con la numerosa famiglia: 12 figli. E lì restammo fino al 1959 quando i Forni, acquistati negli anni precedenti dalla Cefla, vennero fatti sgombrare.
La Cefla in via di espansione, utilizzò la vasta area di fronte al forno vero e proprio per ricavarne dei depositi con saracinesche che si vedono lì, sporgere su Viale Galeati. Questa enorme costruzione posticcia chiudeva il cortile che si affacciava sul viale e che costituiva l’area di gioco dei numerosi bambini ed adolescenti che lì abitavano.
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