Sasso fu il primo a vivacizzare la vendita dei bomboloni alla crema inventando una sorta di lotteria che dava al fortunato estrattore di un determinato numero la possibilità di avere la consumazione gratis. In realtà i Sasso erano tre fratelli, Eugenio (il più vecchio emigrato per primo dal Veneto subito dopo la Guerra), Rino e Michele, che svolgevano la stessa attività, anche se, ancora oggi, sono in molti ad essere convinti che si trattasse di un’unica persona dalla longevità di Matusalemme e dal dono dell’ubiquità. Con l’immancabile giacchetta bianca, indossata su un pesante maglione di lana in inverno o direttamente sulla canottiera d’estate, la fisionomia dei Sasso era talmente familiare, con la loro testa nera impomatata all’inverosimile di brillantina, da essere una caratteristica di ogni punto della città vista, la mobilità che, a differenza dei concorrenti, permetteva loro di portare in giro il carico di bomboloni alla crema, lupini o gelati a seconda delle stagioni o delle particolari occasioni. I gelati dei Sasso erano sempre dovunque, la domenica nei punti strategici della passeggiata, fuori dallo stadio dopo la partita o lungo la pista del Circuito durante le gare, davanti alle scuole o al mercato che allora, fino ad almeno il 1957, c’era anche la domenica mattina. Il triciclo su cui pedalava, ognuno dei fratelli Sasso spingendo con forza sui pedali, a volte sollevandosi sulla sella, era una presenza fissa e rassicurante che faceva capire a chiunque che l’occasione era importante, visto che c’era anche il carrettino di Sasso.


(estratto dal libro “Imola ai tempi di… Retrospettiva fotografica della vita privata della città”…..)