Il dramma di Giorgio Ferrara in Thailandia: la disperazione della famiglia, la Farnesina e una raccolta fondi per salvarlo
Il 62enne imolese, è ricoverato a Pattaya dopo un ictus. La sorella Olga, malata,non può raggiungerlo essendo impossibilitata fisicamente e denuncia l’impossibilità di pagare le cure e l’assenza di supporto istituzionale. La Farnesina: “Nessun accordo sanitario col Paese, le spese spettano alla famiglia”.
Si aggrava l’incubo di Giorgio Ferrara, il 62enne bloccato in Thailandia in condizioni di salute critiche. Mentre l’uomo lotta in un letto d’ospedale con metà del corpo paralizzata, la famiglia si scontra con due muri all’apparenza invalicabili: la barriera linguistica ed economica locale e la rigida burocrazia delle istituzioni italiane. L’ospedale potrebbe dimetterlo forzatamente da un momento all’altro: senza un’assicurazione sanitaria (l’uomo, a causa di una svista, ne era sprovvisto),e la famiglia non ha più le coperture economiche per garantirgli il posto letto.
Giorgio Ferrara è il figlio dell’ex gestore della celebre Discoteca Piro Piro. Lui stesso, in passato, ha gestito negli anni diversi locali del territorio, non senza qualche problema. Qualche anno fa aveva deciso di cambiare vita trasferendosi in Thailandia, dove ha lavorato in un ristorante. Rimasto poi senza impiego, ha cercato di sopravvivere con i risparmi messi da parte, finché una grave emergenza medica non ha stravolto tutto.
L’isolamento in corsia e i fondi esauriti
Tutto ha avuto inizio circa un mese fa con un’infezione all’orecchio degenerata in setticemia, seguita poi da un ictus che lo ha privato dell’uso della parola.
Giorgio si trova attualmente ricoverato presso l’ospedale pubblico Bhattamakun di Pattaya. La situazione descritta dalla sorella Olga, che sta gestendo l’emergenza, è drammatica: nella struttura sanitaria il personale non parla inglese, rendendo quasi impossibile avere aggiornamenti clinici chiari. La donna ha già speso molto denaro per poterlo curare.
L’uomo è solo. Per garantirgli un minimo di assistenza, la sorella ha ingaggiato a proprie spese una badante locale, ma ora le risorse sono finite. “Non ho più soldi”, confessa Olga. Nonostante l’evidente gravità della situazione – documentata da fotografie quotidiane che mostrano Giorgio in uno stato di profonda sofferenza e immobilità – l’ospedale preme per le dimissioni, suggerendo cure domiciliari che, di fatto, il 62enne non può né permettersi né gestire da solo.
La risposta della Farnesina: un cortocircuito istituzionale e umano
A rendere la vicenda ancora più amara è la risposta ricevuta dal Ministero degli Affari Esteri. Contattata dalla famiglia, la Farnesina ha inviato due comunicazioni che, pur nella loro correttezza formale, evidenziano una gelida distanza burocratica rispetto all’emergenza in corso.
La sintesi delle comunicazioni:
- L’assenza di accordi: Il Ministero ribadisce a più riprese che non esistono accordi sanitari tra Italia e Thailandia. Di conseguenza, ogni spesa medica o di rimpatrio è esclusivamente a carico del paziente o, per legge, dei familiari.
- Le richieste burocratiche e il giudizio implicito: Nelle e-mail, le istituzioni esprimono disappunto (“si fa fatica a comprendere”) sul fatto che l’uomo non sia rientrato in Italia prima, quando le sue finanze stavano scarseggiando. Inoltre, richiedono la compilazione di moduli, dichiarazioni sostitutive di parentela, documenti d’identità e dettagli sui visti, esortando la famiglia a fare “uno sforzo” per recarsi in Thailandia, fargli ottenere un certificato fit-to-fly (idoneità al volo) e riportarlo a casa.
Il commento: La risposta delle istituzioni fa emergere un drammatico cortocircuito. Da un lato c’è l’ottimismo formale della struttura thailandese (che lo dichiara “dimettibile”) ma la realtà testimoniata dalle fotografie inviate alla famiglia, mostrano un uomo paralizzato e in condizioni terribili.
Rimane l’urgenza di un uomo che necessita di un aereo-ambulanza e che, attualmente, non è in grado di badare a se stesso.
L’ultima speranza: la raccolta fondi
Con l’ospedale che spinge per liberare il posto letto, i fondi esauriti per pagare la badante e l’assenza di un paracadute statale, la famiglia ha dovuto compiere un passo disperato ma necessario.
IL MESSAGGIO DELLA SORELLA OLGA
Ciao a tutti,
stiamo vivendo una situazione grave e improvvisa.
Mio fratello ha avuto un ictus ed è attualmente ricoverato in ospedale in Thailandia. Non ha assicurazione sanitaria e non ha risorse economiche. Tutte le spese mediche sono a nostro carico.
Abbiamo già pagato quanto possibile per garantire il ricovero e le cure iniziali, ma ora non siamo più in grado di sostenere ulteriori costi.
Le autorità consolari sono state contattate, ma non possono coprire le spese né intervenire economicamente. Non abbiamo quindi altra possibilità se non organizzarne il rimpatrio medico.
Il nostro obiettivo è riportarlo in Italia il prima possibile con assistenza sanitaria adeguata, se le condizioni cliniche lo permetteranno.
I fondi raccolti serviranno esclusivamente a:
coprire le spese ospedaliere già maturate
continuare le cure in corso
organizzare il rimpatrio medico assistito in sicurezza
Non conosciamo ancora con precisione il costo totale del trasporto sanitario, ma sappiamo che è molto elevato.
Qualsiasi contributo, anche piccolo, può fare una differenza concreta in questo momento critico.
Se non puoi donare, ti chiediamo di condividere questa raccolta.
Grazie di cuore a chi ci aiuterà.
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