Due recenti prese di posizione, quella del consigliere regionale Marco Mastacchi (Rete Civica) e del Coordinamento dei Comitati guidato da Armando Martignani, sollevano il velo sulle contraddizioni del progetto. Cittadini e politica chiedono chiarezza immediata su tracciati, espropri e cantieri.

Il progetto del quadruplicamento della linea ferroviaria nel territorio bolognese e imolese continua a generare forti tensioni. Al centro del dibattito odierno non c’è solo il potenziale impatto infrastrutturale e ambientale dell’opera, ma soprattutto la gestione dell’informazione da parte degli enti preposti. A denunciare una preoccupante mancanza di trasparenza sono due recenti interventi che, pur partendo da fronti diversi, convergono verso un’unica, perentoria richiesta: fare chiarezza. Da un lato l’iniziativa istituzionale del consigliere regionale Marco Mastacchi, dall’altro la dura denuncia sul campo di Armando Martignani, Presidente del Coordinamento dei Comitati.

Il dramma di Casola Canina: l’allarme in Regione di Mastacchi

A portare la questione sui banchi della Regione è Marco Mastacchi (Rete Civica), che ha depositato un’interrogazione a risposta scritta rivolta alla Giunta. Il focus del consigliere è la tutela della comunità di Casola Canina, frazione di Imola, dove i residenti stanno vivendo mesi di profonda ansia. Molte famiglie, che hanno recentemente acquistato casa assumendosi l’impegno di mutui a lungo termine, hanno scoperto solo in un secondo momento il rischio che i nuovi binari possano passare a ridosso delle loro abitazioni. Le paure sono concrete: impatto acustico, danni ambientali e una drastica svalutazione economica degli immobili.

Mastacchi punta il dito contro l’incertezza informativa che paralizza la comunità. Da un lato, negli incontri pubblici, si afferma che non esistono tracciati definitivi; dall’altro, circolano rassicurazioni ufficiose sui mancati espropri per chi vive vicino ai futuri binari. «Una corretta ed efficiente pianificazione delle grandi infrastrutture non può prescindere dalla massima trasparenza», dichiara il consigliere. «Tenere le persone nell’incertezza significa danneggiarle due volte». Attraverso l’atto ispettivo, Mastacchi chiede alla Regione di rendere subito pubblici i percorsi preferenziali, di precisare la distanza minima prevista tra le case e l’infrastruttura, e di promuovere incontri informativi ufficiali.

I cantieri smentiscono le istituzioni: la denuncia dei Comitati

A fare eco alle preoccupazioni politiche sono i fatti sul campo, documentati con forza da Armando Martignani. Il Presidente del Coordinamento dei Comitati evidenzia una palese e inaccettabile contraddizione tra le rassicurazioni istituzionali — che da due anni ripetono che “non c’è ancora nulla di deciso” — e l’operatività reale. Nell’Imolese, infatti, si moltiplicano le ordinanze che autorizzano nuove perforazioni e indagini geognostiche, con tanto di occupazione del suolo pubblico, come avvenuto in via della Pasqua e via Umido.

Secondo i Comitati, l’assenza di un tracciato è ormai una finzione: basta unire su una mappa i punti dei carotaggi effettuati negli ultimi mesi per vedere delinearsi un percorso ben preciso.

«Per due anni abbiamo ascoltato parole. Oggi sono i cantieri a parlare», incalza Martignani, respingendo l’etichetta di “provocatori” o “allarmisti” mossa contro chi cerca di difendere il territorio agricolo e residenziale. Il perdurare dei ritardi nel rispondere alle richieste di accesso agli atti aggrava ulteriormente il clima di sfiducia.

Un’unica voce: fermare l’ambiguità

Nel testo viene dipinto un quadro in cui il rapporto di fiducia tra istituzioni e territorio rischia di incrinarsi irrimediabilmente. La richiesta che si leva congiuntamente da politica e cittadinanza è netta: l’ambiguità deve finire.

È lo stesso tracciato che circolava già prima delle elezioni amministrative imolesi e che trova un ulteriore elemento di riscontro nella risposta della Regione Emilia-Romagna a una famiglia di Casola Canina, nella quale, a seguito di verifiche svolte con RFI, si afferma che l’abitazione in costruzione risulta collocata a circa 300 metri dal tracciato della nuova infrastruttura ferroviaria.

Di fronte a questi fatti diventa sempre più difficile sostenere che il tracciato non sia già stato individuato.

Nel frattempo, gli stessi enti rilasciano le autorizzazioni necessarie alle imprese per operare sul suolo pubblico, consentendo l’avanzamento delle attività preparatorie di un progetto che continua a essere presentato come ancora in fase di definizione.

Se il tracciato è già stato individuato, i cittadini hanno il diritto inalienabile di conoscerlo e di potersi tutelare. Se, al contrario, il procedimento è davvero ancora in fase di definizione, viene richiesto lo stop immediato di tutte le attività preparatorie e la convocazione senza ulteriori rinvii del tavolo tecnico promesso, alla presenza di RFI, istituzioni e tecnici indipendenti. Perché, come sottolineano dal Coordinamento, “la fiducia non si costruisce con gli slogan”.