La Regione Emilia-Romagna usa un sistema a semaforo per valutare le agende delle Aziende Sanitarie. I tempi di riferimento standard per la classe “D” (Differibile) sono 30 giorni per le visite specialistiche e 60 giorni per la diagnostica.

  • Verde: Almeno il 90% delle prenotazioni rispetta questi tempi.
  • Giallo: Tra il 60% e l’89% rispetta i tempi.
  • Rosso: Meno del 60% delle prestazioni viene garantita entro i tempi standard. In pratica, in questi ambiti il sistema fallisce nel garantire le tempistiche minime di legge alla maggioranza dei cittadini.

2. Le prestazioni più critiche in Emilia-Romagna (2026)

Incrociando gli ultimi monitoraggi pubblici delle AUSL regionali, emergono chiaramente le specialità che trascinano in basso le medie e si posizionano stabilmente in rosso.

In alcune province, le agende non solo sforano i 30 o 60 giorni, ma si proiettano in un vero e proprio “fuori scala” clinico.

Branca Specialistica / EsameTempi di attesa nei casi più criticiAree con le maggiori sofferenze
Oculistica (Prime visite)Oltre 12-24 mesiAUSL Romagna (particolarmente l’area di Ravenna), AUSL Bologna
Gastroenterologia (Colonscopie, Gastroscopie)Fino a 24 mesi (prime disponibilità slittate al 2027/2028)AUSL Romagna, Modena
Cardiologia (Visite con ECG)Dai 6 ai 12 mesiAree periferiche, montane e AUSL Romagna
DermatologiaMancanza di disponibilità a 30 giorniTrasversale (con lievi miglioramenti recenti nel parmense)

3. Perché questi dati restano in rosso?

Dietro le percentuali negative del TDAER si nascondono cause strutturali che la Regione sta faticando a risolvere:

  • Esaurimento del budget convenzionato: Molte cliniche private accreditate esauriscono rapidamente il budget annuale assegnato dalle AUSL. Quando ciò accade, le loro agende si chiudono e l’intero carico di pazienti si riversa sulle strutture pubbliche già sature.
  • Gestione iniqua delle agende territoriali: Esistono forti disparità anche a pochi chilometri di distanza. Un cittadino di Ravenna, ad esempio, può trovare liste chiuse, mentre su Forlì potrebbe esserci una seppur minima disponibilità, creando inefficienze logistiche per il paziente.
  • Carenza cronica di specialisti: Mancano fisicamente i medici, specialmente anestesisti (fondamentali per le endoscopie come gastroscopie e colonscopie), oculisti e dermatologi.

Una nota importante: I dati in “Rosso” fanno quasi sempre riferimento alle visite programmabili o differibili. Per le vere urgenze cliniche (priorità U e B, ovvero visite da erogare in 72 ore o 10 giorni), il sistema regionale regge molto meglio e tende a garantire l’accesso alle cure in tempi rapidi.

Analizzando nello specifico l’Azienda Usl di Imola, il quadro del TDAER (e dei recenti monitoraggi fino al 2026) presenta delle forti criticità che si riflettono in numerosi “bollini rossi”. Rispetto ad altre realtà limitrofe (come ad esempio l’AUSL Romagna, che pur con i suoi problemi riesce in alcuni ambiti a gestire meglio i tempi), Imola sconta difficoltà strutturali ed economiche che rallentano l’erogazione dei servizi.

Ecco un’analisi di cosa si trova in “zona rossa” a Imola e perché:

1. Le specialità con le performance peggiori

Analizzando l’andamento dei primi mesi dell’anno e l’eredità del 2025, a Imola diverse prestazioni differibili (Classe D) riescono a garantire i tempi standard (30 giorni per le visite, 60 per gli esami) solo in una minoranza dei casi. Tra le più in affanno troviamo:

 Gastroenterologia: È storicamente una delle specialità più sofferenti, con percentuali di rispetto dei tempi standard che crollano sotto la soglia del 30%.

 Dermatologia ed Endocrinologia: Entrambe presentano valori decisamente critici (intorno al 35-36% delle prestazioni garantite nei tempi), posizionandosi stabilmente in rosso.

 Otorinolaringoiatria: Anch’essa fatica a superare la soglia del 40% di puntualità.

2. Il caso emblematico: Oculistica e il rischio “agende chiuse”

Un caso che ha generato molta frustrazione a Imola tra fine 2025 e inizio 2026 è quello dell’Oculistica.

Per le prime visite differibili (che dovrebbero essere garantite in 30 o 60 giorni), le agende si sono riempite a tal punto che i pazienti si sono visti proporre appuntamenti a 6 mesi di distanza (ad esempio, prenotazioni autunnali slittate a maggio 2026). In alcuni casi, ai cittadini che si rivolgevano al CUP è stato persino risposto che le agende erano temporaneamente “chiuse” per mancanza di posti, una pratica che, seppur formalmente smentita dalle direzioni aziendali (che garantiscono sempre le urgenze e le visite di controllo), nei fatti rappresenta un muro di gomma per il cittadino che ha bisogno di una prima valutazione diagnostica.

3. Le cause dei ritardi

Perché Imola fa così fatica? La risposta non risiede solo nella mancanza di medici (un problema nazionale), ma anche in una specifica contingenza aziendale:

 Bilanci in sofferenza: Recenti analisi (inclusa la valutazione della Corte dei Conti sul bilancio 2024-2025 e le previsioni 2026) hanno certificato un vero e proprio “allarme rosso” finanziario per l’AUSL di Imola. La necessità di contenere i costi ha un impatto diretto sulla capacità di acquistare prestazioni in convenzione dai privati accreditati per smaltire le code.

 Dipendenza da lavoro interinale: L’azienda ha visto un aumento vertiginoso (oltre il 270%) della spesa per il personale interinale e flessibile. Questo tipo di precariato ostacola una programmazione stabile ed efficiente degli ambulatori.

In sintesi, mentre le priorità B (Brevi, da erogare in 10 giorni) riescono tendenzialmente a reggere, il cittadino imolese che necessita di una prima visita non urgente in specialità chiave come Oculistica o Gastroenterologia ha altissime probabilità di incappare nel “bollino rosso” e di dover attendere svariati mesi in più rispetto a quanto previsto dai Livelli Essenziali di Assistenza