“I lampi bluastri di un fantasmagorico impianto luci illuminano il cielo scuro sopra l’autodromo di Imola e segnalano l’inizio dello show dei R.E.M., guidati dall’enigmatico Michael Stipe, che si presenta con una fascia azzurra dipinta sugli occhi e si muove per tutto lo spettacolo con atteggiamento regale e una gestualità mai banale (in due ore di musica non ripete mai due volte lo stesso gesto).” > (Fonte: Speciale Retrospettiva Heineken Jammin’ Festival 2007 – Metalitalia)
L’Heineken Jammin’ Festival 2005: Un Cartellone Irripetibile
L’ottava edizione del festival (che si sarebbe poi spostato a Venezia dal 2007) fu una delle più imponenti di sempre, con una proposta musicale che abbracciava diverse generazioni e attitudini del rock. I R.E.M. furono il fiore all’occhiello di un tridente di headliner che monopolizzò l’attenzione mediatica del Santerno.

Venerdì 10 Giugno
Giorno 1
Apertura affidata al “padrone di casa” Vasco Rossi per il tris (già headliner nel ’98 e nel 2001), supportato da Papa Roach e Le Vibrazioni. Un successo oceanico e biglietti esauriti con mesi di anticipo.
Sabato 11 Giugno
La grande giornata delle Superstar internazionali: i R.E.M. debuttano al festival, preceduti da Green Day e Garbage.
Domenica 12 Giugno
Giorno 3
Chiusura in chiave britpop e hard rock con l’unica data italiana degli Oasis (in tour con Don’t Believe the Truth), preceduti da Velvet Revolver e Billy Idol.

La Line-up dell’11 Giugno: Un Sabato da Leggenda
Il sabato nel paddock dell’Autodromo di Imola offrì uno degli incastri più potenti della storia del festival. Prima di Michael Stipe e soci, il palco fu scaldato dai Garbage di Shirley Manson e, soprattutto, dai Green Day.
La band di Billie Joe Armstrong era all’apice del successo mondiale con l’album American Idiot. L’energia straripante del loro set punk-rock fu talmente trascinante che molti, all’epoca, scrissero che i Green Day “rubarono la scena” persino agli headliner. Suonare dopo di loro non era facile per nessuno, ma i R.E.M. portarono un’attitudine completamente diversa, meno frenetica ma di enorme spessore emotivo e carismatico.
Il Concerto dei R.E.M.: L’Atmosfera e la Scaletta
La band di Athens, Georgia, arrivò all’Enzo e Dino Ferrari per promuovere l’album “Around the Sun” (uscito a fine 2004), un disco dalle atmosfere più malinconiche e politiche, trainato da singoli come Leaving New York ed Electron Blue.
Sul palco, Michael Stipe si presentò con la sua iconica maschera di trucco azzurro dipinta sugli occhi e sul volto (un simbolo di quel tour). La performance fu un crescendo che seppe mescolare l’intimismo delle nuove ballate con le chitarre jangle-pop di Peter Buck e le linee di basso di Mike Mills.
I momenti salienti in scaletta:
Non mancarono i capolavori che fecero cantare l’intero Autodromo in un gigantesco karaoke a cielo aperto: Losing My Religion, Everybody Hurts, The One I Love e Man on the Moon. Brani come What’s the Frequency, Kenneth?, Animal e Drive alzarono i battiti dopo le atmosfere sognanti dei pezzi più recenti.
E poi Imitation of Life e The Great Beyond rappresentarono il ponte perfetto tra i R.E.M. storici degli anni ’90 e la loro maturità degli anni 2000.


L’Eredità di quel Concerto
L’evento segnò il tramonto degli anni d’oro dell’Autodromo di Imola come capitale dei grandi raduni rock estivi: fu l’ultima grande edizione prima di quella del 2006, che segnò il canto del cigno per la manifestazione sul Santerno che tra l’altro tornò alla formula dei due giorni, prima di approdare nella sfortunata cornice di Mestre. Abbiamo ricostruito questo storico festival nel documentario “Storia di un Sogno”, disponibile su youtube.
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