È stato volontario nell’Aeronautica Militare e arruolato nel corpo militare della Croce Rossa Italiana. Ha prestato servizio in vari ospedali tra cui Comacchio, Forlì, Codigoro, Argenta e Imola. Proprio qui ha scelto di restare al Pronto Soccorso, un’attività che lo ha coinvolto in maniera irrinunciabile. Il suo intenso impegno, speso in soccorso del prossimo e dei più deboli, lo ha portato ad andare oltre le barriere aziendali, vivendo il proprio lavoro di medico come una vera e propria missione.


Questo approccio lo ha ben presto messo in conflitto con l’AUSL di Imola, tanto da esserne espulso; tuttavia, nei confronti dell’Azienda ha poi vinto una lunga e coraggiosa battaglia sul diritto del lavoro. Nel suo impegno con la Croce Rossa Italiana ha operato in zone di guerra come il Kosovo e l’Iraq, dove, più recentemente, è stato impegnato per quasi due mesi a Baghdad, portando in Italia tre bambini bisognosi di cure mediche urgentissime. Nella sua opera umanitaria ha collaborato, nell’ambito del “Progetto a cuore aperto”, con il professor Carlo Marcelletti e con la Croce Rossa di Imola, trasferendo in Italia bambini iracheni e palestinesi con problemi cardiaci che necessitavano di interventi tempestivi. Mantiene continui rapporti umanitari con Israele e Palestina.
Quando i vari impegni lavorativi e umanitari glielo permettono, si rifugia con la moglie, originaria di Fusignano, e i tre figli in una casa nelle campagne vicino a Solarolo, “dove l’odore della terra dopo le arature ha un profumo diverso da quello emiliano”. Qui, animato da un profondo spirito e vocazione ambientalista, alleva cavalli e falchi.
L’impegno in campo medico e politico
Nei primi anni ’90 fonda l’AEM (Advanced Emergency Medicine), un’associazione italo-israeliana che si prefigge di diffondere la cultura dell’emergenza medica fra i Paesi del Mediterraneo. Nel ’96 organizza, con il patrocinio della Regione, dell’Ausl di Imola e del Comune, la Prima Conferenza dei Paesi del Bacino Mediterraneo, alla quale prendono parte Israele, Palestina, Giordania, Grecia, Croazia, Bosnia, Albania, Marocco, Spagna, Francia e Tunisia. In quell’occasione viene adottata una risoluzione unanime che identifica Imola come città di incontro per i futuri programmi di collaborazione in ambito sanitario fra i vari Paesi del Mediterraneo. L’AEM opera per anni, organizzando anche corsi di formazione avanzata in collaborazione con le Università di Tel Aviv e di Gerusalemme. Tutto ciò è ampiamente descritto nel suo saggio autobiografico “Il potere e la libertà”.

Tornato in Italia subito dopo la fine del conflitto in Kosovo, entra in politica grazie all’amico Enrico Gurioli: siede in Consiglio comunale a Imola per due legislature e per due volte si candida alla carica di Sindaco. Continua il suo lavoro al Pronto Soccorso e nel frattempo si reca di nuovo in missione in Iraq, questa volta a Nassiriya, capoluogo della regione di Dhi Qar, al seguito del contingente italiano. Successivamente parte per il Kenya al fianco di una congregazione religiosa imolese. Scrive due saggi: “Il potere e la Libertà” (Santerno Edizioni, 2007) e “Una Vita fuori dal Gioco” (Nuovo Diario Messaggero Edizioni), di cui riproponiamo un passaggio.
EPISODIO I – GLI INIZI “DOVE IL SEME ERA STATO SEPOLTO, LÀ DOVEVA NASCERE UNA SPIGA”
Per fare tutto quello che ha fatto lui servirebbero almeno tre vite diverse. Antonio Pezzi, ex medico del Pronto Soccorso di Imola, dal Santa Maria della Scaletta se n’è andato in punta di piedi, dopo poco più di trent’anni di onorato servizio. Ora si gode la meritata pensione tra i cavalli murgesi che alleva con successo nell’agriturismo di famiglia, immerso nelle campagne ravennati.

Era arrivato nel 1979 dopo un girovagare tra vari ospedali e si sarebbe poi stabilito definitivamente sul Santerno, in quella che diventerà la sua terra d’adozione. Già dai primi anni di servizio presso il nosocomio imolese, all’epoca ancora ubicato in Viale Amendola, Pezzi — giovane medico appassionato — inizia subito a ribellarsi alle lentezze burocratiche di un sistema sanitario afflitto da diverse problematiche. Pezzi è un alfonsinese verace, schietto, un chirurgo preparato e animato dal “sacro fuoco della passione”: sono caratteristiche che non gli rendono possibile voltarsi dall’altra parte. Cresciuto in campagna, a contatto con la natura e gli animali, conosce il valore della terra e degli uomini, nutrendo un profondo rispetto per elementi come l’acqua e l’aria.


È il 1979: un giovane viene investito da una moto proprio davanti all’Ospedale Vecchio, dove allora si trovava il Pronto Soccorso. Ha un’emorragia interna. Pezzi, medico di turno in osservazione, chiede rinforzi: “Avevo smosso mezzo mondo, ma l’indolente sistema era stato concepito da chi non aveva mai avuto il problema di sopravvivere”. Il ragazzo, appena ventenne, morirà nella notte. Un fatto inaudito.
La Direzione sanitaria dell’ospedale si difende sostenendo come “non siano stati denunciati pericolosi ritardi”. Le accuse del medico, però, sono gravi e, forse, azzeccate: “Luca era stato trasportato alle undici di sera ed era morto alle sei del mattino successivo. Sette ore per morire, a vent’anni, sono troppo lunghe”. Per quella vicenda, Pezzi non produce documenti ufficiali, ma la guerra con l’Ausl è ormai cominciata. Per il “medico cicogna”, tuttavia, non è una battaglia nata per cercare un capro espiatorio nel mucchio, bensì per accelerare i cambiamenti che, prima o poi, sarebbero dovuti arrivare.
Imola, ancora orfana del nuovo ospedale (che avrebbe visto la luce soltanto nel 1992, dopo anni di ritardi), si trovava con un nosocomio inadatto e troppo piccolo per le esigenze della popolazione. Non solo: l’istituzione sanitaria iniziava ad appoggiarsi sempre più spesso su un’impalcatura di tipo clientelare, trascurando il senso civico, la preparazione e la meritocrazia. Le infiltrazioni politiche in corsia rischiavano di produrre situazioni non in linea col giuramento di Ippocrate. La vicenda di Luca, sebbene a livello penale non avesse indicato nessun colpevole, metteva a nudo la cecità di un apparato che si credeva perfetto mentre inseguiva il progresso.
“L’indegna fine” di quel ragazzo di vent’anni — presentatosi in Pronto Soccorso con un’emorragia interna e che, secondo Pezzi, poteva ancora essere salvato — produce nel medico una spaccatura interiore. È il crollo di un muro che gli farà capire come, da quel momento in poi, “da quel seme doveva per forza nascere una spiga”.
- 4,5 MILIONI DALLE MULTE: LA DENUNCIA DI CARAPIA (FDI)
- Villaggio Serraglio «Topi ed erbacce, il Comune intervenga sulle aree private»
- Bus arriva “lungo” alla fermata, morde l’autista e gli stacca un pezzo di orecchio
- ”Condanna per il comportamento antisindacale della Cims di Borgo Tossignano”
- Tarozzi sbeffeggia il potere: viaggio a Borgoscavo, la città delle illusioni
Related posts
Cerca un articolo
Articoli Recenti
- 4,5 MILIONI DALLE MULTE: LA DENUNCIA DI CARAPIA (FDI)
- Villaggio Serraglio «Topi ed erbacce, il Comune intervenga sulle aree private»
- Bus arriva “lungo” alla fermata, morde l’autista e gli stacca un pezzo di orecchio
- ”Condanna per il comportamento antisindacale della Cims di Borgo Tossignano”
- Tarozzi sbeffeggia il potere: viaggio a Borgoscavo, la città delle illusioni





