Vatrenus, Sinnio e Raffanara: perchè i tre corsi d’acqua sono “uniti” dalla storia
Le analisi stratigrafiche hanno dimostrato che il fiume Vatrenus, appena giunto a valle, si immetteva nelle acque del ramo orientale del Santerno il cui corso era diverso da quello attuale; i fiumi uniti scorrevano in un unico alveo fino alle Valli.
Se nell’antichità veniva chiamato Vatrenus, col passare del tempo il corso d’acqua viene ribattezzato in Santernus. Ma si trattava del riferimento ad un singolo corso d’acqua o a due vie distanti l’una dall’altra? Nel territorio di Bagnacavallo vennero portati alla luce alcuni laterizi con impresso un bollo “Santerni Armentaria”, riferiti al periodo di Valentiniano III (424-455). Ma ancora attorno al medioevo troviamo riferimento del corso d’acqua nel territorio di Bagnacavallo (anno 1000). E poi, si ha appunto la località Santerno, che oggi è situata sulla destra idrografica del Lamone .
L’UNIONE COL SINNIUS (SENIO)
Secondo alcuni studi il Santerno, in epoca romana , dopo l’attraversamento di Forum Cornelii si dirigeva verso San Prospero, poi però deviava verso Solarolo poi Cotignola (vennero rinvenute delle vie alzaie), dove riceveva le acque del Senio. Quindi le acque riunite del Santerno e Senio passavano attraverso Bagnacavallo fino a spagliare nelle valli a Nord di Ravenna. Un’altra corrente di studiosi sosteneva che il Santerno sfociasse ancora più a nord, verso Spina nelle valli di Comacchio.
(fonti: LE VICENDE IDROGRAFICHE DEL SANTERNO DA IMOLA AL MARE NELL’ANTICHITÀ, di Antonio Veggiani)
Quindi si può pensare che Vatreno era il nome dato a un corso d’acqua che derivava dall’unione delle acque del Santerno che proveniva da Imola forse – con quelle del Sillaro- e che queste acque così unite si dirigevano poi nel delta padano meriodionale. Fu dopo il Mille che i due rami del Santerno si divisero: il tratto di collegamento tra il ramo principale e il ramo secondario si prosciugò (o fu prosciugato dall’azione umana: non è da escludere che la causa sia stata la sistemazione del Canale dei Molini). Sul letto del ramo orientale convogliarono le acque del solo Senio.


Il Vatreno scomparve poi a seguito del verificarsi di notevoli dissesti idrogeologici occorsi nel delta padano agli inizi del VIII sec. d.C.
Sostanzilamente, tutti gli studi e dati emersi, potrebbero portare a pensare che in epoca romana, il Santerno, dopo aver attraversato Imola e raggiunto San Prospero, si divideva in due rami di cui uno, che conservava il nome di Santerno, si dirigeva verso Ravenna e l’altro, denominato Vatreno, si dirigeva verso Mordano, Massa, Lavezzola e poi Delta Padano.
Non è chiaro come si sia estinto il corso dell’antico Vatreno: alcuni studi fanno pensare che sia avvenuto a seguito dei dissesti idrogeologici dell’VIII secolo d.C. con il ramo del Santerno del ravennate che si sarebbe estinto. Tutte le acque si sarebbero dirette verso Mordano e Massa e così il nome Santerno si sarebbe esteso fino alla confluenza del Po di Primaro soppiantando definitivamente l’idronimo Vatreno.
IL SENIO
Ancora nel XV secolo, il Senio spagliava in palude. Alla metà del secolo una serie di ripetute alluvioni causarono lo spopolamento dell’abitato di Masiera. Nella seconda metà del secolo gli Estensi eviarono il percorso ad est a partire da Lugo (fino ad allora il fiume scorreva sulla attuale via del Pero). Nel 1534 fu convogliato nel Po di Primaro; come punto di immissione fu scelta la località Rossetta. Il Senio fu il terzo fiume della pianura romagnola ad essere immesso nel Primaro.
L’ALLUVIONE DEL 1842
Il 14 settembre 1842 il Senio ruppe l’argine sinistro ed inondò la campagna lughese. La forza delle acque fu tale che il centro abitato venne sommerso. L’acqua raggiunse un livello massimo di 246 cm.
LAMONE : L’ANTICO DIO “AMONE”
Cosa accomuna il Lamone al Santerno? Molto semplice. Oggi, il Lamone che il più lungo dei bacini romagnoli, scorre nella zona dove un tempo scorreva il Santerno. Un tempo, sebbene scorresse sempre a Faenza si dirigeva verso Russi (Lamone Raffanara) e poi Godo (Lamone Teguriense) e direttamente verso Ravenna, dove costeggiava le mura a nord della città per poi confluire nel Padenna.
Agli inizi del X secolo il letto del fiume nel suo tratto pianeggiante si spense, lasciando spazio ad un nuovo alveo che passava ad ovest di Russi, sempre in direzione di Ravenna (Lamone Teguriense).
Dopo l’anno 1000 venne distolto definitivamente da Ravenna e prima di entrare in città, venne immesso all’esterno della cinta muraria e condotto verso nord per farlo sfociare nel Po di Primaro. Un cambio radicale avvenne attorno al 1240, quando il tratto che andava da Russi fino a Ravenna fu chiuso, facendolo deviare nell’antico letto del Santerno a Bagnacavallo, lambendo Boncellino, Traversara e Villanova, ma proseguendo a nord in linea retta e sfociando in valle e colmandole nel corso dei secoli con depositi alluvionali. Dal XV secolo seguirono altri importanti interventi.
LEGGI ANCHE
Related posts
Cerca un articolo
Articoli Recenti
- Sillaro, Noi per Imola “Basta rinvii, serve manutenzione immediata”
- Elezioni, Noi per Imola “Per l’Ausl Imola un’autonomia nella povertà”
- Pezzi, storia del medico cicogna
- Imola, il bar della stazione “Non troviamo personale”
- Raid vandalico contro le auto dei Servizi Sociali: 50enne incastrato e denunciato





