Nonostante i continui appelli della Polizia di Stato, la truffa del “vishing” bancario si evolve e colpisce ancora. Ecco la storia di un uomo raggirato: “Mi hanno tenuto al telefono per mezz’ora con gentilezza, intanto mi prosciugavano il conto.


Arriva tutto con un semplice messaggio sul cellulare. Il mittente sembra quello di sempre, un istituto bancario, lo stesso che ti avvisa quando usi il bancomat o ricevi lo stipendio. Il testo è allarmante: “È in atto un bonifico dal suo conto, se non le risulta chiami il numero assistenza”. È l’inizio di un incubo che, in meno di un’ora, può costare i risparmi di una vita.

A lanciare l’allarme è nuovamente la Polizia di Stato, che attraverso i canali ufficiali e le agenzie di stampa segnala un’ondata massiccia di smishing (phishing via SMS) combinato al vishing (la truffa telefonica). I criminali non si limitano più a chiedere un clic su un link malevolo: ora invitano la vittima a chiamare un finto numero verde, dove operatori garbati e preparatissimi guidano il malcapitato verso il disastro finanziario.

La testimonianza: “Era gentilissimo, mi sono fidato”

La dinamica è spietata e gioca tutto sul panico, come racconta uno degli ultimi truffati imolesi, che ha visto sparire i suoi soldi dal conto corrente in un pomeriggio. “Erano le 17:30, la mia banca era già chiusa”, racconta l’uomo. “Ho chiamato quel numero preso dall’ansia. Mi ha risposto un uomo gentilissimo, con una proprietà di linguaggio incredibile. Non mi ha chiesto codici, né PIN. Mi ha solo detto: ‘Signore, vediamo questo bonifico. Controlli il suo Home Banking’.”

È qui che scatta la trappola psicologica. Il truffatore, fingendo di voler annullare l’operazione fraudolenta, manipola la vittima. “Mi ha chiesto quanto avessi sul conto. Poi mi ha detto: ‘Dobbiamo cancellarlo. Ora chiuda l’Home Banking e non lo riapra fino alle 20:00 perché dobbiamo sistemare la pagina’. E io, come un imbecille, ho chiuso.”

Mentre il malcapitato attendeva fiducioso che il “tecnico” risolvesse il problema, i truffatori agivano indisturbati. “Siamo stati al telefono quasi mezz’ora, tra una chiacchiera e l’altra, per distrarmi”, prosegue il racconto. Quando alle 20:10 nessuno l’ha richiamato e il numero è risultato inesistente, l’uomo ha riaperto l’app: “I soldi del finto bonifico non c’erano più, o meglio, non c’erano mai stati. In compenso, avevano fatto un vero bonifico verso un altro conto.”

Il caso dei conti svuotati

Le indagini bancarie successive hanno svelato il trucco: i soldi erano finiti su un conto del medesimo istituto bancario in un’altra città, intestato a un prestanome. “La banca ha bloccato subito quel conto, ma lui aveva già prelevato tutto in due tranche al bancomat. Quando hanno controllato, sul conto del truffatore erano rimasti 10 euro”, spiega il truffato con amarezza.

Questa tecnica aggira spesso i sistemi di sicurezza perché è il cliente stesso, manipolato telefonicamente, a non ostacolare le operazioni o a fornire involontariamente accesso indiretto (ad esempio, approvando notifiche push credendo di annullare operazioni).

L’appello della Polizia: “Non chiamate quei numeri”

Come riportato dall’allerta della Polizia di Stato e dalle associazioni dei consumatori, la regola d’oro è una sola: ignorare i numeri di telefono contenuti negli SMS. “Le banche non chiedono mai dati sensibili via telefono né invitano a chiamare numeri diversi da quelli ufficiali presenti sul retro della carta di credito o sul sito web“, ribadiscono le autorità.

Se si riceve un messaggio allarmante:

  • Non cliccare sui link.
  • Non chiamare il numero indicato nel messaggio.
  • Contattare immediatamente la propria filiale o il numero verde ufficiale (cercandolo su Google o sul sito della banca) per verificare.

“Mi sento un idiota“, conclude l’uomo nel suo sfogo. “Sono sempre attentissimo, dico ai miei amici di non cliccare mai nulla. Ma ho visto scritto il nome del mio istituto di credito e ci sono cascato come una pera. Loro ne mandano via cento, basta che tre abbocchino e l’operazione continua”.

Una truffa che fa leva non sull’ignoranza tecnologica, ma sull’emozione e sulla fiducia verso un interlocutore che, purtroppo, sa recitare la parte di colui che vuole aiutare (ma in realtà ti manipola) mentre ti sta derubando.