Quale futuro per il padiglione Paolini?
In funzione fino ai primi anni ottanta, chiuso nel 1990. Inagibile, da tempo con accessi murati per ovviare alle incursioni di balordi e messe nere. Piazzale adibito a parcheggio da qualche anno. Una struttura di ben 9.100 metri quadrati e 24mila di parco, decentrato da città e servizi. Potrebbe essere riutilizzato come casa di cura o CRA, ma i vincoli architettonici, il suo stato, e le dimensioni hanno sempre scoraggiato i possibili acquirenti.
Al momento l’Ausl “non ha nuove prospettive in ballo”.


Già in una vecchia asta ci fu in interesse per realizzarsi – previo acquisto – una CRA privata. Ma non se ne fece nulla, forse proprio per le dimensioni e la presenza di vincoli. Prima asta nel 2008 a 6 milioni di euro la base: deserta. Una seconda nel 2010, ribassando a 5,7, deserta anche questa. Poi più nulla.
Attorno al 2009 emerse la notizia dello svolgimento di inquietanti messe sataniche. Lo sconcertante fenomeno pare avesse come base proprio il padiglione Paolini e il campo di Monte Battaglia, luoghi dove, durante gli anni della guerra e nel periodo della tubercolosi, si verificarono molti morti. Il Gris, già dall’epoca, denunciò questo fenomeno. Poi, nel 2023, alcune guardie giurate individuarono alcuni giovani penetrati all’interno del padiglione Paolini, che, dopo aver scavalcato il cancello della struttura abbandonata, vennero individuati armati di una ’tavola ouija’, utilizzata nelle sedute spiritiche. La paura, è che potesse ritornare quel “satanismo fai da te”, che tra gli anni novanta e duemila nel bolognese prese una piega inquietante e negli anni successivi ebbe come meta proprio l’ex sanatorio collinare.



Riti, incursioni e urbex


Negli anni questo sito è come diventato meta prediletta di curiosi e urbex explorer , balordi, ladri ma sopratutto meta per inquietanti riti satanici. L’allora cappellano di Montecatone, Fabio Arlati (responsabile del Gris) denunciò più volte l’inquietante fenomeno delle messe nere, essendo anche venuto in possesso di prove e testimonianze. Il padiglione abbandonato,  quello un tempo adibito ai tubercolitici e oggi dismesso, negli ultimi vent’anni è diventato suo malgrado, una sorta di “la mecca” di incursori, che da tutta Italia si davano appuntamento qui, previe istruzioni in rete, per esplorare il padiglione abbandonato, fotografando e mettendosi alla ricerca di vecchie reliquie sanitarie.

Cosa ben piu grave, furono appunto i blitz dei satanisti “fai da te”, che si davano appuntamento nella vecchia cappella del sanatorio per mettere in scene liturgie alla rovescia in nome del demonio, con prassi gravemente profanatorie rispetto all’Eucaristia e alla fede cristiana, testimoniate da segni inconfutabili. Tra le varie testimonianze del passaggio di questi personaggi inquietanti, tra scritte inneggianti satana, anche segni di rituali e pare, una bara violata. La fotografia, pare, venne scattata da un noto fotografo locale.
Attorno al 2003, pare che un gruppo di giovani imolesi si intrufolò all’interno per curiosare. Peccato che all’interno del vecchio sanatorio trovarono ad attenderli alcuni balordi che li inseguirono. Negli ultimi anni, grazie all’incremento della vigilanza e i deterrenti installati nell’edificio, le incursioni sono drasticamente calate. RImane il punto interrogativo sul futuro di questo complesso.

LA STORIA DELL’IMMOBILE, EX SANATORIO DELLA PREVIDENZA SOCIALE DI MONTECATONE

Il progetto del Padiglione si inserisce in un complesso che è il risultato di un intervento degli anni Trenta del XX secolo (1934-1941) ispirato ad un’architettura semplice tipica del razionalismo italiano caratterizzata da forme geometriche pure. Inaugurato da Benito Mussolini il 25 ottobre del 1936.
La struttura venne realizzata insieme ad altri due padiglioni per la cura ed il recupero dei malati in virtù della purezza dell’aria e della salubrità del clima delle alture collinari dell’imolese.
Il fabbricato, costruito nella parte più bassa del colle, quasi ad ingresso dell’intero complesso è suddiviso in due elementi strutturali principali, separati da un corpo di fabbrica di collegamento.

E’ costituito da cinque piani, di cui uno interrato, ed è caratterizzato da un’ampia scalinata interna d’ingresso al pari dell’edificio. I prospetti del corpo centrale sono scanditi dalla simmetrica riproposizione di tre ampie aperture, destinate ad aumentare la luminosità degli interni.
Il corpo di fabbrica di collegamento è intonacato in color terra di Siena, mentre l’ala dell’edificio destinata a laboratorio, ripropone le linee guida e le medesime soluzioni cromatiche del prospetto principale, scandita da un impiego del cemento secondo una morfologia volta ad esaltare le forme lineari dell’architettura razionalista.
La struttura portante dell’edificio è con pareti in muratura di mattoni pieni, sia che siano perimetrali o interni, di spessore notevole al primo ordine (di circa 90 centimetri) per poi rastremarsi agli ordini successivi. Inoltre presenta strutture orizzontali, costituite da solai in latero-cemento gettati in opera, completati da una soletta in c.c.a., da un sottofondo per gli impianti e da uno strato di pavimentazione.
L’intera struttura delle scale è stata realizzata in conglomerato cementizio armato come anche una porzione dell’ultimo corpo di fabbrica del Padiglione che, al piano terra, era destinato ad una piccola sala cinematografica, dove sia i pilastri che il solaio, a volta, sono in c.c.a. gettati in opera.
Il fabbricato si presenta come una struttura monoblocco “lineare”, dove lungo l’asse principale, rappresentato dal corridoio, si vengono a susseguire tutti gli ambienti che erano destinati alla degenza e alle attività correlate.

IL FUTURO

Ad oggi, il futuro dell’edificio di tipo razionalista è quanto mai in bilico. L’Ausl non nasconde di non aver “nulla in ballo” dopo il flop delle aste degli anni passati. Serve un operazione di rilancio dell’immagine di questo sito, anche al fine di attrarre investitori che possano essere in grado di sobbarcarsi le ingenti spese per il restauro. Ma sopratutto, in grado di vedere oltre i vincoli architettonici, un fattore che scoraggia non poco.