LA STELLA DI GRAZ – 2a parte
i racconti di Marcello Tarozzi

QUI POTETE TROVARE LA PRIMA PARTE

La luce proveniva dall’interno del corpo della stupenda ragazza. In un attimo abbagliò tutti coloro che erano presenti nella sala, poi, come era iniziata, questa improvvisamente terminò.
<<Chi sei?>> chiese, armandosi di coraggio, il Borgomastro della città.
<<Sono una Stella del Cielo>> rispose la donna.
<<Le mie sorelle sono nel Cielo e io ora appartengo alla vostra terra>> questa continuò a parlare con una voce che sembrava davvero provenire dal Cielo.
Nella sala si alzò un mormorio di voci. Chi era palesemente contrariato da quella affermazione e chi invece lodava il Signore.
Poi la ragazza dai lunghi capelli biondi e dalla pelle bianca come un prezioso vaso di ceramica iniziò a cantare un canto dolcissimo.
Quel canto era così delicato e bello che chiunque nella sala, anche coloro che non apprezzavano il canto e la musica, ne furono rapiti ed estasiati. Era chiaro che quella donna fosse un essere straordinario.
Il Borgomastro ordinò che la donna, che da quel momento fu chiamata Stella di Graz, fosse ospitata con tutti gli onori in un’area del Palazzo del Comune.
Dalla sua stanza che si affacciava sulla piazza principale della città, la cosiddetta Stella di Graz tutte le sere cantava un dolcissimo canto che ogni cittadino poteva sentire.
Ella divenne una sorta di protettrice della città di Graz, forse per ringraziare del trattamento saggio che le era stato riservato o forse perché era stato deciso così tra le volte del Cielo, non si sa con certezza.
Da quel giorno, anche se nessuno può portarne prove concrete se non confermare quanto vi sto raccontando attraverso lo studio della storia, la città non fu più preda di alcun attacco da parte di eserciti stranieri né accadde più alcun grave evento naturale. Né guerra, né carestia, né terremoti ebbero luogo nella città.
Gli anni, poi i decenni e poi i secoli passarono e la Stella di Graz continuò a vivere nel palazzo del Comune e ad affacciarsi ogni sera alla finestra della sua stanza per cantare i suoi dolci canti.
Poi un giorno accadde un fatto strano ed inaspettato.
Olivia viveva in un appartamento situato nel centro della città, così che non le era difficile raggiungere la Uhrturm quando ne aveva voglia.
Fin da piccola, come è stato detto, aveva amato la musica; per questo aveva deciso di studiare violino. Aveva anche una voce delicata, ma potente che aveva coltivato diventando anche cantante. Oltre a ciò, le piaceva scrivere i testi delle canzoni che cantava. Era insomma un’artista completa, ma, come spesso accade agli artisti, al suo interno era tormentata. Se alle altre persone poteva sembrare vivere con serenità la propria esistenza, nel cuore di Olivia aveva vita un complesso mondo di emozioni, spesso contrastanti, che non poche volte la portavano verso un rifiuto del mondo esterno. Si sentiva come se le battaglie al suo interno fossero in realtà il mondo reale e il mondo esterno, al contrario, una finzione ideata per intrappolarla.
Quella profonda lacerazione che la tormentava, era, però, la vera leva della creazione delle sue opere artistiche. E Olivia era diventata nel tempo una apprezzata artista in città e anche in Austria.
Ma, come abbiamo detto, a volte lei amava rifugiarsi nella sicurezza dei suoi pensieri. La sua immaginazione la portava in luoghi lontani e fantastici. In quei momenti si sentiva in un regno antico dove poteva vivere le sue forti emozioni cantando.
A Olivia piaceva vivere a Graz perché era sicura che non avrebbe mai potuto vivere in un luogo diverso, sentiva di appartenere a quella città; era una sensazione profondamente radicata al suo interno, forse perché non raramente aveva percepito fisicamente quel legame, come se la città fosse parte di lei…
Olivia amava bere un bicchiere del famoso vino di quella regione con gli amici nei locali davanti allo Stadtpark, in particolare presso il Caffé Promenade.
Da là le piaceva osservare le persone che animavano la vita nello Stadtpark. A Olivia piaceva immaginare quali fossero le vite di queste persone, i loro desideri, le loro più profonde aspirazioni. A volte componeva le sue canzoni proprio grazie a quanto immaginava durante quelle ore trascorse in quel luogo.
Un giorno, e non seppe mai con certezza le vere ragioni di quell’evento, di quello strano ed irripetibile evento, mentre era seduta con un’amica a chiacchierare del più e del meno in uno dei tavoli del Caffé, vide un coniglio bianco camminare con una certa fretta nel parco. Il coniglio, che vestiva inoltre un panciotto e aveva un demodé orologio da tasca che guardava con una certa insistenza, stava veramente camminando su due zampe e lo stava facendo in direzione del centro della città. Olivia conosceva se stessa e sapeva che la sua mente aveva una fervida immaginazione, ma quel giorno, ne era sicura, quello che vide non era frutto della sua fantasia.
Decise di salutare la sua amica e di seguire quella strana apparizione.
Una sera la Stella di Graz non si affacciò dalla finestra della sua stanza per cantare. Il Borgomastro del tempo, un uomo più interessato al denaro e ai suoi affari di mercante che alla cosa pubblica, ordinò di farla cercare nel palazzo.
Della Stella di Graz non fu trovata alcuna traccia. Allora fu ordinato ai soldati di cercarla per la città e nelle campagne circonstanti, ma anche in quel caso la donna non fu rintracciata.
Squadre di cittadini e di soldati la cercarono per giorni, ma di lei non fu trovato nulla. Non aveva lasciato alcuna lettera né aveva lasciato messaggi. A dir la verità, la Stella non parlava da tempo con gli abitanti del palazzo del Comune. Da quel palazzo non usciva da molto tempo e i cittadini avevano potuto vederla solo nei brevi momenti in cui si affacciava per cantare. Nonostante continuasse a vegliare sulla città, la Stella di Graz si era isolata da tempo da tutto e da tutti.
Trascorsi dieci giorni, il Borgomastro decise di interrompere le ricerche. Dichiarò definitivamente scomparsa la Stella di Graz e ordinò ai suoi concittadini di tornare a occuparsi degli affari e del commercio.
La maggior parte dei cittadini di Graz concordò con la decisione del Borgomastro. In effetti erano trascorsi secoli da quando la Stella era arrivata in città e tutti coloro che avevano avuto modo di assistere a quel miracolo non esistevano più da tempo.
Dobbiamo dire che nel corso del tempo e col passare delle varie generazioni, la città era certamente diventata ricca e potente, ma alcune delle antiche virtù erano andate perdute. I cuori si erano induriti, si erano fatti meno sensibili e decisamente più chiusi: contavano solo il denaro e il prestigio.
Ma subito dopo che le ricerche della Stella furono terminate, cominciarono ad accadere eventi straordinari. Come abbiamo detto, da secoli Graz non vedeva guerre, sofferenza e distruzioni.
Una strana epidemia si verificò causando centinaia di morti. Un giorno un improvviso tifone colpì le campagne circostanti tanto da distruggere tutti i raccolti. Oltre alla malattia, alla povertà e alla carestia, anche la guerra tornò con prepotenza ad abbattersi su Graz.
Il re del regno di Baviera decise di muovere il suo esercito contro la città per conquistarla.
L’imperatore che sedeva sul trono in quel momento era giovane ed indeciso e i suoi consiglieri si occupavano più dei loro affari privati che del bene dell’impero. Era chiaro che dall’impero non sarebbero arrivati presto aiuti per la città. I cittadini erano terrorizzati e le autorità cittadine non sapevano cosa fare.
Si decise di organizzare una grande assemblea cittadina.
La prossima settimana la terza e ultima parte del racconto