IMOLA, STRETTA ANTI-ALCOL IN CENTRO. L’EX PRETORE ROI AVVERTE: “SENZA CONTROLLI SI OTTIENE SOLO LA DERISIONE”

L’ex assessore alla sicurezza interviene sulla nuova ordinanza del Comune: “Giusta la preoccupazione del Sindaco, ma limitare i divieti ad alcune aree è inutile. Il problema è la vendita ai minori e la mancanza di vigilanza”.

IMOLAIl recente provvedimento dell’Amministrazione comunale, che vieta il consumo di bevande alcoliche in specifiche aree del centro storico, rischia di trasformarsi in un’arma spuntata. A lanciare l’allarme è una voce autorevole del panorama cittadino: Ezio Roi, ex pretore con un passato da assessore alla sicurezza, che non usa giri di parole per analizzare le criticità strutturali della nuova ordinanza.

Il tema centrale, secondo l’ex magistrato, si riassume in una formula chiara: “Alcol e vuoto di prevenzione”. Un’ordinanza scritta sulla carta, per quanto mossa da ottime intenzioni, è destinata a infrangersi contro lo scoglio della realtà se non è supportata da un adeguato apparato repressivo e di controllo. “Nessuna legge serve se non c’è controllo sul suo adempimento”, esordisce Roi nella sua disamina.

L’ex assessore non sminuisce affatto la gravità del problema sanitario e sociale che ha spinto Piazza Matteotti a intervenire. “Che l’alcol sia dannoso alla salute è fuori discussione. Più dannoso delle sigarette. Certamente”, ammette Roi, riconoscendo in pieno la legittimità dell’intervento istituzionale: “Che il sindaco si preoccupi per l’abuso di alcol è giusto”.

Tuttavia, è sul piano del metodo e dell’applicazione che si concentrano i dubbi dell’ex pretore, che oppone alla strategia dell’Amministrazione tre condizioni imprescindibili. In primo luogo, la perimetrazione del divieto. Vietare il consumo solo in “alcune aree”, avverte Roi, non risolve il problema ma lo sposta di qualche centinaio di metri: “La regola deve valere per tutti i luoghi pubblici”.

In secondo luogo, c’è il nodo cruciale del contrasto alla somministrazione illegale ai giovanissimi. Per Roi, l’attenzione va spostata dai consumatori finali a chi sta dietro il bancone: la norma, sottolinea, “deve essere severamente applicata quando l’alcol sia stato venduto a minorenni”.

Il terzo punto, infine, è quello che storicamente rappresenta il tallone d’Achille di ogni ordinanza sul decoro: le risorse in campo. Per garantire che il divieto venga rispettato, “il territorio deve essere controllato con una vigilanza organizzata e continua dalle forze dell’ordine”.

L’avvertimento conclusivo di Ezio Roi è un monito sulla credibilità stessa delle istituzioni locali. Emanare divieti senza avere le forze per garantirne il rispetto produce un pericoloso effetto boomerang: “Senza l’applicazione dei criteri indicati, non serve a nulla, a nulla, se non ad ottenere la derisione dei consumatori e dei venditori di alcol”.

Un’analisi pragmatica e diretta, che si chiude con un appello rivolto ai vertici del palazzo comunale: “Speriamo che il sindaco e la giunta leggano”. La sfida, per l’Amministrazione, sarà ora dimostrare nei fatti, e con pattuglie sul territorio, che l’ordinanza non resterà solo un manifesto politico.