Vecchia Rivazza. Da “Imola Evoluzione della Città”

Oggi ho recuperato questa foto, dal mio punto di vista straordinaria, da un giornale locale del 1981 intitolato “Imola e il suo territorio”. È uno scatto del 1980, catturato durante il 51° Gran Premio di Formula 1.

L’immagine immortala la curva della Rivazza già modificata, la discesa nella sua vecchia conformazione (ancora sprovvista della tribuna sulla destra) e il rettilineo che conduce all’allora Variante Bassa. Si scorge chiaramente la strada – in seguito smantellata – che portava alla tribuna della Rivazza, e si nota il parcheggio del tiro a volo, letteralmente invaso da tende e camper. Anche la sottostante “collina della passione” appare già ritoccata e smussata per far spazio a nuove gradinate.

Ma tutto questo, per me, passa in secondo piano di fronte a un dettaglio ben più intimo. Sulla sinistra dell’immagine, infatti, si vedono due case e un boschetto: furono rasi al suolo poco dopo per allargare la discesa della Rivazza. Nella casa più grande ci sono nato io (all’epoca non si andava a partorire all’ospedale di Castel San Pietro!) e ci ho vissuto fino al 1967 con i miei genitori e uno zio, mentre l’altra abitazione era occupata da due pensionati, Maria e Pirì.

Tra il bosco e il fiume c’era il nostro orto. Ricordo che l’intera boscaglia – un paradiso fatto di canneti di bambù, querce secolari, sambuchi, abeti, pini e acacie – era il mio immenso parco giochi personale. La casa stessa era speciale: in origine era un vecchio castello, poi riadattato ad abitazione, con mura spesse dagli 80 ai 100 centimetri che garantivano un fresco perenne, anche in piena estate.

Quelle querce enormi erano secolari, in perfetta salute e persino segnalate nelle mappe militari: in teoria, non avrebbero potuto essere abbattute. Eppure, in un battibaleno, spianarono via tutto. Ancora oggi mi chiedo con un po’ di amarezza se quei lavori furono eseguiti nel pieno rispetto delle regole.

Per la cronaca, quel Gran Premio fu vinto da Nelson Piquet su Brabham-Ford in 1h 38′ 07″ 52, seguito da Alan Jones su Williams-Ford (a 28″ 93) e da Carlos Reutemann, sempre su Williams-Ford (a 1′ 13″ 67). Quanta storia, sportiva e personale, racchiusa in una sola fotografia!