Marinella Vella e Dino Bufi della lista Civica “Noi per Imola” denunciano l’isolamento dei ragazzi dopo la scuola dell’obbligo e propone percorsi “ponte” per il lavoro e nuove strutture per il “Dopo di Noi”.
La prospettiva civica è quella che a livello locale può meglio raccogliere i bisogni delle persone del nostro territorio, senza retropensieri disturbanti come l’appartenenza ideologica ad uno specifico partito. Siamo stati interpellati sul vasto mondo della disabilità dopo l’uscita dei ragazzi e delle ragazze dal circuito scolastico.
L’isolamento dopo la scuola dell’obbligo
Il problema dei giovani disabili al termine del ciclo scolastico dell’obbligo anche nella nostra città è sentito in maniera rilevante dalle famiglie. Nonostante la presenza di leggi nazionali e regionali che sulla carta promuovono e tutelano l’ingresso di questi giovani nel mondo del lavoro, poco o nulla nella realtà si concretizza. Tanti di loro restano a casa a bivaccare sul divano, rischiando di perdere anche le competenze acquisite in 13 anni di scuola. Qualcuno cade in depressione e al problema si somma un altro problema e una sofferenza in più per i genitori.
La realtà locale e la mancanza di coordinamento
Il mondo della disabilità, anche se non sembra, è vasto quanto quello dei cosiddetti normodotati e necessita di uno sguardo attento per rispondere alle esigenze di questi ragazzi, che non meritano l’oscuramento con la fine della scuola dell’obbligo. La nostra città pullula di associazioni nate dal volontariato e dall’impegno di Fondazioni in collaborazione con l’Asp circondariale e le cooperative sociali. Ci si barcamena tra centri diurni che ospitano disabili con caratteristiche diverse, residenze protette, sperimentazioni a rotazione di cohousing per il Dopo di Noi. Manca tuttavia un coordinamento tra associazioni che davvero monitori il mondo della disabilità del nostro territorio e che consenta di poter andare incontro alle richieste che i ragazzi e le ragazze esprimono ai propri genitori.
La diversità dei talenti e delle esigenze
I giovani disabili hanno infatti caratteristiche ed esigenze molto diversificate. C’è chi necessita di essere supportato per mantenere ed implementare le proprie capacità relazionali; chi invece queste capacità le ha sviluppate, ma non ha abilità motorie fini che gli consentano di interagire in laboratori, manuali; c’è chi ha una propensione per la grafica o per la musica, chi per la cucina, chi per la tecnologia.
Il lavoro e la gestione delle risorse finanziarie
Molti ragazzi e molte ragazze sentono l’esigenza di lavorare, ma spesso le aziende non assumono la percentuale prevista dalla legge e preferiscono pagare le sanzioni, che vengono convogliate nel Fondo regionale per la Disabilità. Queste risorse finanziarie vengono in seguito redistribuite a pioggia tra le varie associazioni, disperdendosi in mille rivoli che non portano a nulla di concreto.
Proposte per il territorio: i percorsi “ponte”
Meglio sarebbe realizzare, in collaborazione con Asp e Asl, percorsi formativi comunali “ponte” per mettere in contatto aziende private ed enti pubblici comunali del territorio con i ragazzi e le ragazze usciti dal circuito scolastico che vogliano intraprendere un’esperienza occupazionale consona con i propri talenti, che possono spaziare dall’arte allo sport alla tecnologia alle capacità relazionali. A questo scopo il Comune potrebbe sollecitare la Regione ad utilizzare parte del Fondo Regionale per la Disabilità. Un altro utilizzo delle risorse regionali potrebbe servire a sostenere il Comune per calmierare gli affitti di chi vuole aprire un’attività simile al Civico 25 di Castel Bolognese per coinvolgere i ragazzi e le ragazze con disabilità in un esercizio commerciale a contatto col pubblico.
Il recupero dell’Osservanza e il “Dopo di Noi”
Nel nostro programma abbiamo evidenziato come il complesso dell’Osservanza possa essere considerato lo spazio cittadino adatto per realizzarvi strutture inclusive di cui necessitano i giovani disabili: in primis un centro diurno comunale di tipo socio-occupazionale che possa ospitare i ragazzi con disabilità medio-grave in attività di condivisione sia nella quotidianità sia in libere attività artistico- artigianali che diano la gratificazione del fare e dello stare insieme, mantenendo e implementando le abilità relazionali. Altrettanto necessaria e sentita dalle famiglie è la realizzazione di case-famiglia e appartamenti protetti dedicati al Dopo di Noi, per garantire supporto e autonomia a ragazze e ragazzi disabili, quando verrà loro mancare il sostegno dei genitori.
Un’oasi inclusiva per la città
L’ex manicomio diventerebbe così un’oasi inclusiva al centro della città e collegata alla città, che in questo modo si arricchirebbe del valore aggiunto di solidarietà concreta tra cittadini e amministrazione locale, rispondendo alle necessità dei giovani disabili e delle loro famiglie.
Marinella Vella – Dino Bufi (NOI PER IMOLA- Ezio Roi Sindaco)
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