Il 17 febbraio del 1979 perdeva la vita, tragicamente, dopo uno scontro a fuoco sospetto, il Capitano della Compagnia dei Carabinieri di Imola, Giuseppe Pulicari. Il figlio Vittorio chiede da anni di far luce sulla tragedia.Nel frattempo, spunta un documento interessante.
Si tratta di un procedimento penale del 1995, che la Procura di Bologna , dopo dieci anni dal processo, aveva riaperto a carico di presunti complici dell’assassino Michelangelo Balzano Grieco.
Ci sono le deposizioni di due carabinieri che presero parte all’operazione, ma che non furono mai ascoltati nell’immediatezza dei fatti.
Ma andiamo per ordine.
“L’altra Imola” ha più volte trattato delle molte stranezze relative all’operazione in cui perse la vita il Capitano Pulicari, che si possono approfondire visionando la video intervista al figlio Vittorio, nel link in fondo all’articolo.
Per sommi capi le stranezze principali sono:
- Il capitano Pulicari era da solo sotto il cavalcavia (luogo dello scambio dei soldi con i malviventi), malgrado avesse una scorta di 19 uomini
- Nessun milite della scorta ha sentito i rumori della sparatoria, a causa del temporale e del traffico autostradale, ma una signora che abitava a 300 m sentì benissimo gli spari
- La sparatoria è avvenuta verso le 2 di notte, ma i colleghi sono intervenuti alle 5 del mattino (3 ore dopo)
- I colleghi sono intervenuti solamente dopo che hanno ricevuto la comunicazione che all’ospedale di Bologna il Balzano (il sospettato) era stato ricoverato per ferite di arma da fuoco
A queste stranezze, ora si aggiungono anche le stranezze di questo nuovo documento del 1995:
“(…) a un certo punto con mia sorpresa – depone uno dei due carabinieri- notai che i colleghi di altre due macchine erano tutti fermi in un piccolo spiazzo, giù dalle macchine, presso un bar, e uno di loro scendeva dalla scaletta del bar con in mano una lattina e un panino. Noi della terza macchina rimanemmo molto sorpresi e il mio capomacchina si arrabbiò, disse “non so se vi rendete conto del rischio che stanno correndo e voi vi fermate al bar”? (…)”
Gli uomini che non si sono fermati al bar, ma che si sono avvicinati al cavalcavia, notano un camioncino “(…) Vedemmo passare sul cavalcavia un paio di volte un camioncino e notammo che faceva inversione poco distante in uno spiazzo per poi ripassare. L’ultima volta l’ho visto andare in direzione di Castel Guelfo (…)” e ancora “(…) Notai una ambulanza che arrivava da Castel San Pietro., e prima di arrivare al ponte girava a sinistra per entrare in una abitazione (…)”….. (
Questa deposizione si incrocia con quanto riportato negli atti del processo del 1984, in cui si legge che sia il camioncino che l’ambulanza sono transitati sul cavalcavia verso le 2.00 -ovvero poco dopo la sparatoria-. Infatti l’ambulanza fu chiamata da chi abitava vicino al cavalcavia, a cui il Balzano, gravemente ferito, aveva chiesto aiuto. Il camioncino che faceva avanti indietro era guidato dal complice di Balzano, che , a causa dell’imprevisto della sparatoria, non riusciva a trovare il proprio amico.
Ma malgrado questi strani movimenti di veicoli nella fase iniziale dell’operazione, i militari non si sono insospettiti e sono rimasti immobili nelle loro posizioni, dalle 2 di notte fino alle 5 del mattino.
“(…) Aspettammo lungamente, e verso le 5.00 / 5.30 del mattino (era ancora buio), arrivò sul posto una 127 bianca (…). Scese un collega che ci disse :”chi stiamo aspettando, il Balzano è stato scaricato davanti al Maggiore con ferite di arma da fuoco” (…) A questo punto ci siamo diretti subito verso il pilone (del cavalcavia) e abbiamo visto che il capitano era steso a terra. Gli andai sopra e vidi che era stato colpito alla testa”(…)
Il commento del figlio Vittorio, a fronte di questa stranezza riconfermata anche nel 1995, è che “Per fortuna mio padre, colpito alla testa, è morto sul colpo. Se invece fosse stato ferito mortalmente, in 3 ore di tempo ( dalle 2 alle 5 di mattina), sarebbe potuto morire dissanguato o agonizzante. Malgrado con lui ci fossero 19 colleghi.”
La deposizione del nuovo documento, si conclude in modo sconcertante.
“ (…) Nessuno, neanche in via amministrativa o disciplinare nell’ambito dell’Arma, mi ha mai interrogato o fatto domande su tutta questa storia. Poco tempo dopo, alcuni mesi forse, chiesi al mio diretto superiore come fosse andata a finire questa storia, e perché non mi avevano mai interrogato. Lui mi disse è tutto a posto, non ti devi preoccupare di niente “……..
Quest’ultimo carabiniere era stato contatto, qualche anno fa, dai legali della famiglia Pulicari, ma non si è reso disponibile ad essere interrogato. La mancanza di chiarezza sull’omicidio del Capitano Pulicari continua.
Related posts
Cerca un articolo
Articoli Recenti
- Imola “Un’odissea prenotare una TAC all’Ospedale di Imola”
- Legambiente su verde pubblico, abbattimenti e piantumazioni “Quando i conti non tornano”
- Imola, aggressioni al bar dell’Ospedale: la denuncia della CGIL
- 15 mila multe in due mesi e un piano del traffico fermo al 2017: la sicurezza finisce in procura.
- Autovelox al Piratello, FDI “In quel tratto 7 incidenti in due anni”





