Il croato accusato di essere l’assassino del capotreno Alessandro Ambrosio e arrestato ieri sera a Desenzano del Garda, dopo un giorno in fuga, non avrebbe dovuto trovarsi in Italia.

Infatti, proprio pochi giorni prima – il 23 dicembre – il Prefetto di Milano aveva emesso un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale da rendersi esecutivo entro dieci giorni. Proprio perché il 36enne Marin Jelenic era stato fermato in possesso di un coltello da cucina a Milano. Ma non si trattava di un episodio isolato: il croato aveva collezionato una lunga serie di precedenti e almeno cinque denunce dal 2023 (molte archiviate), inerenti proprio la detenzione di oggetti atti a offendere. É proprio con uno di questi oggetti che avrebbe perpetrato il barbaro agguato alle spalle di Ambrosio, nel piazzale ovest di Bologna Centrale. Quando é stato fermato a Desenzano, Jelenic, dopo 24ore di fuga, gli sono state rinvenute addosso due armi da taglio. Nonostante il curriculum, condito anche da una lista di ”segnalazioni”, Jelenic (che ora é in carcere a Brescia in attesa dell’udienza,accusato di omicidio aggravato) era rimasto sempre a piede libero. Resta al vaglio il movente dell’omicidio del capotreno – al momento ignoto- e specialmente se possa essersi trattato di un’azione premeditata.

Nelle immagini della video sorveglianza gli inquirenti hanno visto una persona incappucciata, che poi è risultata essere Jelenic, intento a seguire la vittima prima di colpirla. Poi si vede la stessa persona andare via, in direzione della stazione. Il primo ad arrivare, un minuto dopo l’allontanamento di Jelenic, è stato un dipendente di Italo, che ha subito chiesto aiuto ai soccorsi.

Poco dopo il delitto Jelenic è stato controllato dalla Polfer, che lo conosceva per i precedenti. Questa identificazione ha poi consentito di attribuire un nome alla sagoma ripresa nei video. Il croato è poi salito su un treno in direzione Piacenza, ma è stato fatto scendere a Fiorenzuola perché molesto e senza biglietto. Qui è stato nuovamente identificato e rilasciato dai carabinieri, che in quel momento non erano a conoscenza che era ricercato. Ha poi preso un altro treno ed è sceso a Milano Rogoredo, trascorrendo la notte nella sala d’attesa dell’ospedale Niguarda. Non è chiaro come abbia raggiunto Desenzano del Garda. Non aveva un cellulare e si è fatto prestare un telefono per effettuare alcune chiamate verso utenze croate. Se deciderà di parlare con il Gip, potrà fornire la sua versione dei fatti.