L’abbattimento (previsto) di una decina di ippocastani nel complesso dell’Osservanza è cominciato. Gli alberi, in condizioni giudicate critiche, si trovavano a lato delle officine ex artieri, un sito interessato da un progetto di riqualificazione. Questi alberi, molto grandi, verranno sostituiti con 15 nuovi peri da fiore, che si adatteranno meglio al contesto urbano. Gli abbattimenti di alberi, a Imola, nel 2025, coinvolgerebbero all’incirca trecento unità, secondo quanto ricostruito nel comunicato stampa di FDI dello scorso ottobre, che vanno ad aggiungersi ai 448 alberi del lungofiume. Per un totale di oltre 700 unità nel 2025 secondo i meloniani .

Come sempre, le notizie riguardanti il taglio degli alberi dividono i cittadini. Le polemiche, per gli abbattimenti lungo il Santerno però, sono state accese. Il numero di abbattimenti a Imola si attesta attorno alle 748 unitá da inizio anno. Quest’altra volta, l’abbattimento riguarda i meravigliosi ippocastani prospicienti le officine degli ex artieri, complesso Osservanza, nell’ambito della riqualificazione che coinvolge questa struttura (vedrà la luce un centro di innovazione). Verranno introdotti 15 nuovi peri da fiore, specie ornamentale che si adatta ottimamente ai siti urbani. Le motivazioni che hanno spinto all’abbattimento sono quelle emerse dalle verifiche tecniche prima che il cantiere per il recupero dell’edificio cominciasse. Verifiche che fecero emergere delle criticità – come scrisse al Carlino qualche settimana fa citando le dichiarazioni del Comune- con “alberi più volte capitozzati con tagli drastici alle branche principali che avevano contribuito allo sviluppo di ramificazioni deboli e la formazione di grandi ferite difficilmente rimarginate.” Inoltre, il consolidamento delle fondazioni, avrebbe inciso sull’apparato radicale degli alberi già compromesso. Ma quindi, se le capitozzature non producono beneficio (anzi, peggiorano la situazione) perché tali interventi vengono ancora perpetrati specie se si ammette del danno prodotto? Il pero da fiore e senz’altro un albero molto bello e meglio adattabile al contesto urbano e ai cambiamenti climatici, ma senz’altro di dimensioni ben più modeste rispetto a quelle dell’ippocastano, in questo caso alberi molto anziani, che ci hanno messo decenni a diventare così grandi e a produrre quell’ombra. Serve una coscienza comune sensibile sul patrimonio arboreo esistente, e fare tutto il possibile per mantenere in vita le alberature presenti, specie se in contesti storici come quello dell’Osservanza. Ma sopratutto, adattare i nuovi edifici agli alberi che erano già presenti, e non il contrario. Il tema é molto sentito dai cittadini, occorre la massima attenzione a una gestione che non può permettere errori.