Imola e il suo legame con l’acqua : Nel 1830 il medico Gioacchino Cerchiari scoprì le sorgenti di acque minerali di natura sulfurea e ferruginosa, un totale di quattro sorgenti. Lo stabilimento diventò presto molto popolare. Le sue acque ritenute prodigiose per la salute fisica e per la cura di molte malattie.
ANNI ’80 – LA FINE DELLA CONCESSIONE
Le sue acque ritenute prodigiose per la salute fisica e per la cura di molte malattie. Dopo anni in cui l’erogazione avvenne con qualche interruzione, la distribuzione delle acque è stata chiusa definitamente nel 1988, apparentemente a causa di un’eccessiva presenza di acido solfidrico. Sostanzialmente questioni di tipo igienico: la concessione decadde poiché non venne adeguata alla Legge Regionale 32/88, quella sulle acque minerali e termali, come richiesto allora dalla Provincia di Bologna”.
Per anni vi fu la distribuzione della bibita delle acque minerali al parco presso la fontana ancora oggi esistente.
Dove oggi c’è la discoteca sorgeva un grazio chalet a righe bianche e rosse. Ospitava un bar, con all’esterno una pista da ballo e bocciodromo, sopra di esso l’appartamento del custode. Il grazioso edificio, presente in molte cartoline, andò distrutto durante la II guerra mondiale.
LA SCOPERTA
Dalla scoperta del 1830 vi fu la conseguente realizzazione e apertura dello stabilimento cosiddetto idroterapico. Cerchiari si accorse di sorgenti particolarmente singolari durante un sopralluogo nell’estate dello stesso anno. Di carattere minerale, si trattava di due tipologie di sorgenti, quelle marziali e quelle sulfuree. Quest’ultima di colore opalino e di sapore nauseante, contraddistinta da un odore di uova marce. La sorgente marziale di sapore amaro, con acqua ferruginosa e limpida.
Dopo l’allaccio delle sorgenti venne aperto il primo stabilimento idroterapico: si riteneva che l’acqua “puzzona” desse sollievo a malanni di carattere gastrointestinale. Intanto gli imolesi iniziavano a recarsi sempre più numerosi al parco per bere la famosa bibita termale. Il Comune, di conseguenza, iniziò ad attrezzare il polmone verde con nuove opere utili alla fruizione della struttura da parte del pubblico, come un ponte provvisorio in legno per avvicinarsi all’alveo dove consumare l’acqua.
Nel 1871 il parco aprì pubblico, con la realizzazione di viali e aiuole secondo il modello “romantico” all’inglese. Un parco che diventò presto un ritrovo per persone di tutte le età e ceti sociali, dove trascorrere le afose giornate estive con giochi e passeggiate. Venne prima chiamato “Stabilimento Idroterapico“, poi Parco Sillano, poi Castello d’Imola e infine il più noto e attuale “Parco delle Acque Minerali.”
All’interno vi è una piccola e incontaminata collina, meglio nota come Monte Castellaccio, in cima alla quale Giuseppe Scarabelli rinvenne i resti di un antico villaggio dell’età del Bronzo.
Intanto, con gli anni accresceva la difficoltà di mantenere una costante e sicura erogazione delle acque, nonostante l’intervento di geologi e la perforazione per cercare nuove sorgenti.
1988 -erogazione sospesa
L’ultimo anno in cui l’acqua sulfurea venne distribuita fu il 1988. Dopo che le interruzioni si erano via via fatte sempre più frequenti, l’erogazione venne poi sospesa definitivamente. Nell’ottobre del 2000 il Comune rinunciò alla concessione ottenuta nel 1930.


- Da Birreria a Cinematografo, la storia del “Modernissimo”
- Ex cinema Trieste, da film d’Essai a sala a luci rosse
- PRIMO VANNI, IL POETA DELL’OSSERVANZA
- Pedagna, nascita di un quartiere
- Imola, il ritorno di Fabiano Cavina in Consiglio “Avevo chiesto a Daniele di rimanere. Colpito dagli attacchi che ha ricevuto”
Related posts
Cerca un articolo
Articoli Recenti
- Da Birreria a Cinematografo, la storia del “Modernissimo”
- Ex cinema Trieste, da film d’Essai a sala a luci rosse
- PRIMO VANNI, IL POETA DELL’OSSERVANZA
- Pedagna, nascita di un quartiere
- Imola, il ritorno di Fabiano Cavina in Consiglio “Avevo chiesto a Daniele di rimanere. Colpito dagli attacchi che ha ricevuto”





