LETTERA DI VALTER GALAVOTTI (ASSOC.NE “NOI IMOLA”) SUL FUTURO DELLA SANITA’ IMOLESE

Siamo a fianco del sindaco nella difesa dell’autonomia della nostra Ausl

Come tanti altri imolesi siamo rimasti molto sorpresi per  ciò  che il sindaco  di Bologna Matteo Lepore  ha dichiarato il 23 gennaio in Sala Borsa ,  presentando una ricerca condotta dall’Alma Mater sulle disuguaglianze sanitarie in città. Lepore sostenendo che – “ arrivare ad avere un’unica grande azienda sanitaria a livello metropolitano è un’occasione che non bisogna farsi sfuggire” – ha sostanzialmente proposto l’ipotesi della fusione tra AUSL di Imola e Bologna, tema che era stato di grande attualità nel 2018.

 Anche allora, personaggi autorevoli come il sindaco di Bologna Merola, l’assessore alla sanità della città metropolitana Rizzo Nervo e il Rettore dell’Università di Bologna Ubertini (il massimo referente per l’azienda ospedaliera universitaria Sant’Orsola-Malpighi) chiesero con grande determinazione l’accorpamento dell’Ausl di Imola in un’unica grande Asl dell’area metropolitana.

La risposta dei cittadini imolesi fu chiara e risoluta. Furono messe  in campo diverse iniziative per mobilitare l’opinione pubblica in difesa della nostra sanità e particolare rilievo ebbe la manifestazione del 22 ottobre,organizzata e  coordinata dall’associazione Noi Imola e da Cittadinanza Attiva, in collaborazione con numerose altre associazioni di carattere sociosanitario, che portò centinaia  di cittadini ad attraversare la città con cartelli e  slogan  per confluire poi in piazza Matteotti e ribadire  che bisognava  sostenere la sanità pubblica, difendere l’ospedale di Imola  e tutelare l’autonomia della Ausl di Imola .

 A cinque anni di distanza ci troviamo nella stessa situazione?

Direi di no perché a  differenza del 2018, quando alcune posizioni a livello politico regionale e locale furono ambigue e sfuggenti, oggi una risposta  immediata, chiara e inequivocabile alla fuga in avanti un po’ arrogante e coloniale del sindaco di Bologna è venuta dal primo  cittadino Marco Panieri il quale a stretto giro di posta ha replicato con queste parole: “Per quanto riguarda Imola e il Nuovo Circondario Imolese ogni ragionamento non può prescindere dall’autonomia della nostra Ausl, che può contare su un’esperienza positiva e rappresenta un punto di forza da mettere in valore”. 

Abbiamo accolto con molta soddisfazione la risposta del sindaco che a nostro parere è netta, impegnativa e totalmente condivisibile.

 Quella dell’accorpamento sanitario tra Imola e Bologna è una vecchia  storia trita e ritrita che periodicamente torna  in auge, tuttavia , lo ribadiamo con forza , i problemi veri che i cittadini devono affrontare rispetto alla sanità non sono gli accorpamenti per creare delle mega-Asl , le discussioni  sugli staff o sugli organigrammi o le formule organizzative e gestionali  sempre più tecnicistiche e incomprensibili. 

 Mantenere l’autonomia della nostra Asl significa soprattutto salvaguardare la tanto  sbandierata prossimità cioè la vicinanza dei  servizi e delle prestazioni , concetto  fondamentale  da due punti di vista:

1) dal punto di vista logistico perché Bologna è lontana soprattutto per soggetti deboli – persone sole, anziani ,chi ha problemi di deambulazione ,chi non guida o non ha l’auto…

 2) dal punto di vista politico.L’area vasta allontana sempre più i centri di responsabilità e i centri politici decisori dal controllo dei cittadini e quindi indebolisce   la  democrazia partecipativa .

 I problemi veri , drammatici e pressanti sono altri.  La carenza drammatica di medici e infermieri per il definanziamenrto pubblico del SSN , qualità e quantità del  personale e  delle prestazioni , i ritardi   nella formazione del personale sanitario  ,l‘emergenza dei medici di base   , la difficoltà ad accedere alle prestazioni e le liste d’attesa , l’aumento vertiginoso della spesa privata (  la cosiddetta spesa out of  pocket ), posti letto adeguati,salvaguardia delle specializzazioni ecc.

Tutto ciò ha spinto esperti della sanità, studiosi, responsabili, organizzazioni sindacali ad evidenziare che forse siamo vicini al punto di non ritorno. Il presidente dell’ordine nazionale dei medici Filippo Anelli  ha parlato di una sanità di serie A e un’altra   di serie B che penalizzerà sempre più  i cittadini  più poveri e indifesi non coperti da potenti e forti assicurazioni private e  ha sottolineato la gravità della situazione con queste parole  :Siamo in una situazione in cui il Servizio sanitario nazionale non regge più, siamo sull’orlo di un baratro e ci vorrà molto poco per scivolare nel burrone verso la fine del sistema solidaristico e universalistico”.

  E allora  non ha senso  raccontare che una fusione con Bologna  risolverà magicamente   i problemi  . Le risorse del Fondo sanitario regionale vengono ripartite soprattutto in base alla popolazione e  i 134.000 abitanti del circondario imolese sono molto appetibili per Bologna. Come diceva Andreotti  a pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina….

 Cerchiamo piuttosto di difendere la nostra sanità e il nostro ospedale non depotenziandolo ma mettendolo in condizione di rispondere sempre meglio ai bisogni di cura dei cittadini indipendentemente dalla loro condizione economica.  

 Per fare questo, cioè  per difendere quella legge meravigliosa che è stata la legge 833 ,è necessaria una mobilitazione formidabile, straordinaria dei cittadini  che abbandonando  apatia e  scetticismo  devono ritrovare la forza di mobilitarsi e premere con forza sulla classe politica perché  ci sia un inversione di marcia , L’articolo 32 della costituzione deve ancora  rappresentare  la nostra stella polare  “. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti “.

( Valter Galavotti  – Noi Imola )