Un nuovo incendio è divampato nella serata di ieri all’interno dello stabilimento per il trattamento rifiuti della Recter Srl, situato in via Laguna a Imola. L’allarme è scattato intorno alle 21, quando i Vigili del Fuoco hanno allertato i tecnici di Arpae per un rogo che ha interessato cumuli di materiali misti non pericolosi, composti in prevalenza da legno, carta e plastica, posizionati sul piazzale aziendale. Le cause delle fiamme sono ancora in corso d’accertamento. L’intervento congiunto di Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Forze dell’Ordine ha permesso di circoscrivere le fiamme nel corso della notte, mentre per la popolazione residente nel raggio di tre chilometri sono scattate immediate misure cautelative. A destare forte preoccupazione nella comunità locale è soprattutto la frequenza degli eventi: la stessa struttura era già stata colpita da un analogo e serio incendio nel giugno del 2025, appena quindici mesi fa.

Nel sito (in una zona non interessata dalle fiamme) verrebbero trattati anche rifiuti pericolosi . Tale settore, esteso su una superficie di 110 metri quadri per una volumetria di 120 metri cubi, prevedrebbe lo stoccaggio all’interno di quattro cassoni scarrabili chiusi e a tenuta stagna per una capienza complessiva fino a 60 tonnellate. Tra queste quote figurano fino a un massimo di 25 tonnellate destinate al codice EER 170303*, relativo a catrame di carbone e prodotti contenenti catrame.  

Al loro arrivo in via Laguna, i tecnici di Arpae hanno trovato il rogo in fase di spegnimento da parte dei Vigili del Fuoco, impegnati ad abbattere le fiamme con getti di acqua e schiuma per poi soffocare i residui focolai utilizzando sabbie umide prelevate direttamente dalle aree aziendali. La colonna di fumo biancastro, generata in parte proprio dai composti estinguenti, ha mostrato un’intensità debole muovendosi inizialmente in direzione ovest-est per poi deviare in base alle correnti. Le misurazioni istantanee eseguite sul perimetro e presso i recettori sensibili, tra cui alcune case e un’azienda agricola, con rilevatori a fotoionizzazione per la ricerca di composti organici volatili non hanno registrato valori significativi. Contestualmente è stato accertato che le acque di spegnimento sono confluite in vasche meteoriche interrate con sfioro nel bacino di laminazione interno, evitando il coinvolgimento della rete idrica superficiale. L’intervento si è chiuso all’una e trenta di notte, seguito nella mattinata successiva da un secondo sopralluogo di Arpae, Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali e Ausl, durante il quale non sono state rilevate ulteriori tracce di fumo né alterazioni della qualità dell’aria.

L’interrogazione in Regione e la richiesta di trasparenza

La vicenda ha assunto immediatamente una valenza istituzionale con il deposito di un’interrogazione a risposta scritta alla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna da parte della capogruppo di Fratelli d’Italia, Marta Evangelisti. L’atto ispettivo chiede alla Regione di non archiviare l’accaduto come una mera fatalità, sollecitando la rapida diffusione dei dati definitivi sui microinquinanti nell’aria e nel suolo per escludere qualsiasi ripercussione sanitaria a carico dei residenti. L’iniziativa mira inoltre a chiarire se la ditta avesse rispettato tutte le prescrizioni imposte dagli organi competenti dopo il rogo del giugno 2025 e quali valutazioni si intendano esprimere, insieme alla Città Metropolitana di Bologna, in merito alla continuità operativa e autorizzatoria dell’impianto, attualmente chiuso. Infine, Evangelisti ha invocato l’apertura di un tavolo regionale di confronto con Arpae, Anci e Vigili del Fuoco per rafforzare le ispezioni preventive e mappare i siti a maggior rischio presenti sul territorio.