MILANO / ROMA / BOLOGNA — Un sabato segnato dal fuoco, dai lacrimogeni e da una profonda spaccatura politica. L’Italia ha vissuto ore di fortissima tensione a causa di un’ondata di mobilitazioni contro il carovita, i tagli all’istruzione e la precarietà, degenerate in veri e propri scontri di piazza a Milano e Bologna, accompagnate da tafferugli a Torino e scandite, a Roma, dalla massiccia manifestazione pacifica della Cgil.

A Milano la situazione è precipitata nel tardo pomeriggio. Dopo lo scioglimento del corteo principale in piazza Cordusio, alcune centinaia di manifestanti, per lo più giovanissimi delle periferie con il volto coperto e spuntati anche con bandiere albanesi, si sono scagliati contro le forze dell’ordine sul sagrato di Piazza Duomo. La piazza si è trasformata in un campo di battaglia: sassi, porfido, transenne e bombe carta sono stati lanciati a più riprese contro gli agenti, costretti ad arretrare e a rispondere con cariche di alleggerimento, idranti e lacrimogeni. Tra via Broletto, corso Vittorio Emanuele e via San Prospero si sono avute le scene più severe, con barriere e tavolini dei bar dati alle fiamme per erigere barricate, un’auto dei Carabinieri distrutta e saccheggiata, blindati della polizia danneggiati, pensiline ATM divelte e vetrate di palazzi storici mandate in frantumi, mentre diversi negozi lungo corso Vittorio Emanuele subivano saccheggi. Il bilancio provvisorio a Milano parla di almeno ventiquattro feriti, di cui quattro tra gli agenti e venti tra i manifestanti, e di decine di giovani fermati e condotti in Questura.

Tensione altissima si è registrata anche a Bologna. Partita come una protesta studentesca e giovanile con blocchi nei licei e un concentramento in piazza Minghetti, la mobilitazione cittadina si è diretta verso la stazione centrale in Piazza Medaglie d’Oro, trovando la strada sbarrata dalla polizia in tenuta antisommossa. Alla vista dello sbarramento, gruppi di giovani incappucciati hanno dato vita a un fitto lancio di sassi e bottiglie, rovesciando decine di biciclette a noleggio, segnali stradali e transenne per bloccare la circolazione. Le forze dell’ordine hanno impiegato idranti e lacrimogeni per respingere i manifestanti verso via Indipendenza e viale Pietramellara, con l’elicottero della polizia a sorvolare costantemente l’area, provocando ingenti danni all’arredo urbano, la sospensione temporanea del trasporto pubblico e almeno sette fermi.

A Torino, dove sfilavano centinaia di persone contro il caro vita, si sono verificati momenti di forte attrito tra i manifestanti stessi, con gli organizzatori del corteo che hanno preteso che i più giovani sfilassero a volto scoperto, bloccando sul nascere le fughe in avanti di alcuni incappucciati lungo via Po, prima che una bottiglia venisse lanciata all’indirizzo delle forze dell’ordine all’arrivo in piazza Vittorio Veneto. Nel frattempo, al Sud, è continuata la protesta dei trasportatori, con diversi camion fermi sulle arterie stradali come la Statale 18 in Calabria contro il caro carburanti, mentre le associazioni di categoria hanno lanciato l’allarme per il blocco imminente del trasporto merci e viaggiatori.

A fare da contraltare ai disordini delle altre città è stata la grande manifestazione nazionale “La Via Maestra” organizzata dalla Cgil e da oltre cento associazioni a Piazza del Popolo a Roma. Una marea di persone ha sfilato pacificamente chiedendo stipendi più alti, il contrasto al lavoro povero, investimenti in sanità e scuola pubblica e un netto rifiuto del riarmo. Dal palco, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha lanciato l’affondo contro il governo annunciando lo sciopero generale per il prossimo venti novembre per chiedere risposte concrete sulla manovra di Bilancio, in concomitanza con lo sciopero europeo degli studenti. Alla mobilitazione ha preso parte anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha invitato a costruire l’alternativa insieme nello spirito delle battaglie referendarie e sociali.

I fatti di Milano e Bologna hanno immediatamente scatenato la dura reazione delle istituzioni. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che manifestare è un diritto ma mettere a ferro e fuoco le città non lo è, rinnovando la richiesta alle opposizioni di condannare senza ambiguità le violenze poiché ogni reticenza diventa giustificazione. Sulla stessa linea il vicepremier Antonio Tajani, che ha definito inaccettabili i vandalismi e ha stigmatizzato l’atteggiamento di parte dell’opposizione accusata di soffiare sul fuoco della protesta. Dal fronte locale, il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha riconosciuto le ragioni comprensibili della protesta definendo però ingiustificabili le violenze e i danni alla città, mentre il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha espresso vicinanza alle forze dell’ordine e invitato i giovani a isolare chi usa le piazze come pretesto per la devastazione.