Sanità imolese a due velocità: urgenze blindate al 100%, ma sulle visite ordinarie esplode l’emergenza

Nel monitoraggio dell’Ausl di Imola dell’ultimo trimestre (luglio-settembre 2026) quasi quattro cittadini su dieci non ottengono la visita differibile nei tempi garantiti. Gastroenterologia ed ecografia alla mammella maglie nere con tassi di risposta sotto al 25% e attese fino a sette mesi. L’efficienza tiene solo sui codici brevi.

IMOLAC’è una sanità territoriale che corre a ritmo battente, capace di azzerare i ritardi quando il fattore tempo diventa una questione vitale; e ce n’è un’altra, quella della cura quotidiana e dei controlli di routine, che si trova impantanata in un collo di bottiglia senza precedenti. È la fotografia a tinte fortemente contrastanti scattata dall’ultimo monitoraggio regionale sui tempi d’attesa per le prestazioni specialistiche di primo accesso nell’Ausl di Imola.

I numeri ufficiali del terzo trimestre mettono in luce una spaccatura netta. Da un lato c’è l’eccellenza della classe “B”, ovvero le prescrizioni con priorità breve da eseguire entro dieci giorni: su 2.945 richieste pervenute nel Circondario, il tasso di rispetto dei tempi tocca un vertiginoso 99,9%, con la quasi totalità delle branche specialistiche al 100% di conformità. Dall’altro lato, però, cede il comparto numericamente più consistente, quello delle prestazioni differibili (classe “D”), dove confluiscono ben 12.992 prenotazioni. Qui l’indice medio aziendale crolla al 63,1%, certificando che quasi quattro assistiti imolesi su dieci sono costretti ad attendere oltre i termini di legge.

La voragine delle visite ordinarie: gastroenterologia e senologia al collasso

A destare il maggiore allarme sono i settori clinici che si collocano drammaticamente al di sotto della media , con percentuali di adempimento che per alcune discipline non raggiungono nemmeno un terzo della domanda.

La maglia nera del trimestre spetta alla visita gastroenterologica: su 252 pazienti che hanno accettato una disponibilità nel bacino imolese, appena il 18% è stato visitato entro i tempi standard, con un’attesa mediana che raggiunge gli 89 giorni. In termini pratici, oltre l’80% delle persone deve attendere quasi tre mesi prima di accedere a una consulenza specialistica.

Non meno critica è la situazione della prevenzione senologica. L’ecografia della mammella in classe differibile fa segnare un indice di rispetto di appena il 22%, con tempi mediani che schizzano a 207 giorni: circa sette mesi d’attesa per un esame fondamentale nella diagnosi precoce dei noduli al seno. Una tempistica insostenibile che rischia di vanificare il principio stesso della tempestività diagnostica.

Dalle visite oculistiche alla cardiologia: la sofferenza dei grandi volumi

La crisi delle agende non risparmia i reparti chiamati a gestire i flussi più consistenti della popolazione, a partire dagli anziani e dai malati cronici. La visita oculistica, che da sola registra il primato per volume di richieste con 1.087 prenotazioni nel trimestre, vede garantiti i tempi soltanto nel 31% dei casi, imponendo ai cittadini una mediana di 84 giorni di attesa.

Quadro altrettanto pesante per la diabetologia, dove l’indice si ferma al 32% con 69 giorni di mediana, e per la cardiologia, che su 618 richieste rispetta le tempistiche solo nel 38% dei casi, costringendo i pazienti ad attendere circa due mesi (51 giorni di mediana). Seguono a ruota la pneumologia (39% di rispetto e 53 giorni) e la colonscopia, ferma al 42% di adempimento con 76 giorni di attesa. Anche la dermatologia sconta una forte carenza d’offerta: su 770 prenotazioni differibili, l’indice di conformità non va oltre il 46%, con una mediana di due mesi.

La frattura nella diagnostica strumentale: corrono le TAC, affondano le ecografie

Dall’analisi dei dati emerge inoltre un profondo squilibrio interno al comparto della diagnostica per immagini. Se i macchinari per le TAC (torace, addome, capo e colonna) viaggiano a pieno regime garantendo un’aderenza ai tempi tra il 96% e il 100% con attese sempre inferiori al mese, l’attività ecografica e le risonanze mostrano segnali di saturazione strutturale.

L’ecocolordoppler, prestazione che totalizza il volume più alto in assoluto dell’azienda sanitaria con 1.406 esami, si arresta al 50% di performance (60 giorni mediani), mentre l’ecografia dell’addome non supera il 53% su 941 richieste e l’ecografia di capo e collo si ferma al 45%. Sotto la media aziendale figura anche la risonanza magnetica muscoloscheletrica, con il 43% di rispetto dei tempi e 62 giorni di attesa su 693 prenotazioni.

Lo specchio delle programmate: oltre duecento giorni per controlli ed esami

Le criticità osservate nelle visite differibili trovano una conferma speculare nel canale delle prestazioni programmate (classe “P”, 2.965 prenotazioni totali). Sebbene l’indice complessivo di questo raggruppamento risalga all’82,7%, per gli esami specialistici più richiesti si registrano ritardi record.

L’ecografia mammaria programmata crolla infatti al 29% di rispetto, con una mediana di 201 giorni, mentre per una visita dermatologica non urgente (372 prenotazioni) il tempo mediano di attesa sale a 203 giorni, con un tasso di successo fermo al 33%. Ritardi consistenti interessano anche le colonscopie programmate (49% di conformità e 168 giorni) e le visite ginecologiche (52% e 56 giorni).

Il rischio: privatizzazione forzata e rinuncia alle cure

Il quadro complessivo delinea una sanità imolese in grado di offrire risposte impeccabili di fronte al pericolo clinico imminente, ma che rischia di lasciare scoperto il versante della prevenzione secondaria e della gestione delle cronicità. Con tempi che superano regolarmente i due o tre mesi per una visita cardiologica o gastroenterologica, e che toccano i sette mesi per la diagnostica senologica, la conseguenza diretta per i cittadini è il bivio obbligato: rivolgersi alle strutture private a pagamento oppure rassegnarsi a rinviare controlli essenziali per la propria salute.

Grafico – tempi d’attesa, D (differibile) luglio – settembre 2026