FORLÌ-CESENANessun colpevole per l’inferno di fango del maggio 2023. Secondo quanto riportato dall’edizione cesenate de Il Resto del Carlino, la Procura della Repubblica di Forlì ha formalmente trasmesso al Giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione per l’inchiesta sul disastro che ha devastato la Romagna. Cadono le accuse di disastro colposo e omicidio colposo per la morte di sei persone: l’esondazione è stata ufficialmente classificata dai magistrati come un evento eccezionale, non prevedibile e inevitabile.

Come ricostruisce il quotidiano, l’indagine condotta dal pm Emanuele Daddi e dal procuratore Enrico Tito Luigi Cieri non ha individuato elementi sufficienti per sostenere un’accusa in tribunale. A pesare sulle valutazioni sono stati i dati Arpae e le perizie di un pool di docenti del Politecnico di Milano: le precipitazioni record del 16 e 17 maggio si sono abbattute su terreni già completamente saturi d’acqua dalle piogge di inizio mese. Sul fronte preventivo, le indagini hanno raccolto le dichiarazioni dei direttori dei lavori di manutenzione, i quali hanno evidenziato come la drastica carenza di risorse economiche imponesse scelte nette, limitando gli interventi solo a quelli di massima urgenza.

L’articolo del Carlino sottolinea però una marcata anomalia giudiziaria: lo stesso identico gruppo di esperti del Politecnico milanese ha fornito le proprie consulenze anche alla Procura di Ravenna che, basandosi sui medesimi eventi, è arrivata a conclusioni diametralmente opposte, chiedendo il rinvio a giudizio per 14 tecnici.

La decisione forlivese ha innescato l’immediata reazione dei familiari delle vittime. Sulle colonne del quotidiano si leva la voce dell’avvocato Riccardo Luzi, legale della figlia dei coniugi Sauro Manuzzi e Palma Maraldi, travolti e uccisi dalla piena mentre lavoravano nella loro serra a Ronta di Cesena. Annunciando formale opposizione all’archiviazione, Luzi definisce le conclusioni della Procura “inaccettabili”, ribadendo che l’evento era prevedibile ed evitabile. Il difensore critica duramente non solo la tempistica della notifica, giunta a ridosso di Ferragosto in piena sospensione feriale, ma soprattutto il fatto che l’inchiesta non abbia “valutato in alcun modo le responsabilità degli amministratori e dei politici”, definendolo un dato “inspiegabile”.

La parola passa ora al Gip, che dovrà valutare la mole documentale e le opposizioni delle parti offese prima di decidere se chiudere definitivamente il caso o ordinare nuove indagini.