Il Fascino Senza Tempo del Viale dei Cappuccini a Imola, da “Radici Imolesi”

“Bisogna vederlo, questo viale, alla domenica, di primavera, in un mite pomeriggio che abbia dolcezze di luci e smarrimenti di profumi. Allora sotto le ombre deliziose, fra cui il sole tesse ricami di raggi e di foglie, è uno svariare di tinte e un rompere gaio di voci inneggianti all’amore ed alla giovinezza eterna. Gli abiti primaverili folleggiano nella leggera eleganza delle stoffe, e le donne romagnole, che già ànno fama di avvenenti, se ne adornano con incomparabile leggiadria.”

Con queste parole evocative, un’ammirevole raccolta della BIM (Biblioteca Comunale di Imola) ci introduce alla magia del Viale dei Cappuccini. Molto più di una semplice strada alberata, questo viale rappresenta da oltre un secolo e mezzo il “salotto verde” prediletto dagli imolesi, un luogo dove la storia urbana si intreccia indissolubilmente con i ricordi, le passeggiate domenicali e i cambiamenti della società.

IL MUTAMENTO

“A ben vedere, negli ultimi decenni il Viale ha subìto una metamorfosi radicale. L’incremento del traffico, la proliferazione dei parcheggi e un eccessivo accumulo di segnaletica stradale ne hanno compromesso l’estetica originaria. Si tratta di un declino lamentato apertamente dai residenti, che faticano a comprendere le ragioni di scelte urbanistiche così poco valorizzanti.”


Un Viaggio Fotografico nel Tempo

La riscoperta della memoria storica di questo luogo si deve anche a un prezioso lavoro di ricerca e osservazione. Nel 2011, grazie a un corso avanzato di fotografia organizzato da “Università aperta” e condotto da Paolo Bernabini, la Biblioteca Comunale ha aperto i suoi fondi fotografici storici.

L’analisi di scatti d’epoca e cartoline postali ha permesso di creare un vero e proprio percorso cronologico e visivo. Osservando dettagli apparentemente minori, come la presenza o l’assenza di statue e l’evoluzione dell’arredo urbano, è stato possibile ricostruire la metamorfosi del viale e, con essa, di un pezzo di Imola.


Da Strada Bianca a “Pubblico Passeggio”

Le origini del viale ci riportano fuori dalle antiche mura cittadine, oltre Porta d’Alone (l’odierna Porta Bologna). Fino a tutto l’Ottocento, l’attuale via Villa Clelia non era che una strada bianca immersa nella campagna, il cui unico punto di riferimento era il Convento dei Cappuccini, completato nel 1595.

La trasformazione in viale vero e proprio iniziò nella seconda metà del Settecento:

  • 1764: Padre Serafino Gaddoni fa risalire a questa data la realizzazione del “nuovo stradone”.
  • 1782: Il passaggio di Papa Pio VI dona prestigio al viale. Il pontefice si fermò proprio qui per benedire i padri Cappuccini, schierati e genuflessi davanti alla loro chiesa.
  • Post-1815: Avviene la vera rivoluzione urbanistica. Per offrire alla crescente borghesia e ai “notabili” nuovi spazi di socialità, la strada viene allargata e impreziosita con alberature e sedute.

Nasce così il pubblico passeggio. Come ricordava Luigi Orsini nel 1907, divenne subito “la passeggiata prediletta degli imolesi”, un rito irrinunciabile che Cita Mazzini riassume perfettamente: “La domenica, poi, nel pomeriggio, tutti si riversavano al passeggio dei Cappuccini”.


L’Aneddoto: La Croce Pesa e l’Occhio della Scienza

I fondi iconografici della BIM custodiscono anche storie curiose. Nel 1750, opera di Domenico Trifogli, venne eretta una croce sul piazzale della chiesa. Nel tempo, la struttura iniziò a cedere, inclinandosi pericolosamente.

Tra il 1860 e il 1869 (anno in cui la croce infine crollò), il pioniere della fotografia Francesco Galassi immortalò il monumento pendente. Quelle immagini non furono solo un vezzo artistico: lo scienziato imolese Giuseppe Scarabelli le commissionò appositamente per studiare il grado di inclinazione, tracciando linee e appunti direttamente sulle stampe. Da quelle foto, Scarabelli ricavò i disegni per una pubblicazione scientifica che, con spirito decisamente insolito, regalò come dono di nozze alla nipote nel 1873.


Il “Valzer” delle Statue: Una Bussola per il Passato

Per gli storici e i fotografi, i veri guardiani del tempo sul Viale dei Cappuccini sono state le statue poste al suo ingresso. I loro continui spostamenti offrono un metodo infallibile per datare le immagini d’epoca:

  • 1853: Vengono installate due colonne all’inizio del viale, sormontate dalle statue della Madonna (a sinistra) e di San Cassiano (a destra).
  • 1915: A causa di un atto vandalico, le statue vengono rimosse. È curioso notare come, in alcune cartoline dell’epoca (stampate dalla ditta Francesco Pasini & Figlio), la colonna e la statua mancante siano state letteralmente “cancellate” e mascherate ridisegnando gli alberi sullo sfondo.
  • 1924: Le statue originali fanno il loro ritorno sul viale.
  • 1930: Nuovo trasloco. La Vergine e San Cassiano vengono spostate sul ponte del fiume Santerno (la loro collocazione originaria). A presidiare i Cappuccini arrivano le statue di San Francesco e Santa Chiara.
  • 1948: Danneggiate dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, le sculture vengono restaurate e ridedicate a San Francesco e Santa Caterina, patroni d’Italia.

Oggi, camminare sotto le fronde del Viale dei Cappuccini significa attraversare secoli di storia imolese. Dietro l’ombra rinfrescante degli alberi e il rincorrersi delle stagioni, si nascondono i segni invisibili di scienziati, papi, fotografi e intere generazioni di innamorati che, passo dopo passo, hanno reso questo luogo immortale.