Presentazione dell’Azione Legale

La seconda denuncia querela e le ragioni dell’intervento

Autovelox del Piratello, Altvelox presenta la seconda denuncia querela alla Procura di Bologna.

Imola. 6 maggio 2026. Cambio del centro abitato, limite ridotto da 70 a 50 km/h, categoria della strada, decreti prefettizi non aggiornati e atti tecnici mancanti: l’Associazione chiede di verificare l’intera filiera autorizzativa e documentale della postazione sulla S.S. 9 Via Emilia. Altvelox ha presentato una seconda denuncia querela alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna sulla vicenda dell’autovelox del Piratello, installato lungo la S.S. 9 Via Emilia, nel Comune di Imola. L’atto segue la prima denuncia querela del 3 marzo 2026 e nasce dai nuovi elementi documentali emersi dopo le istanze di accesso, le diffide e i riscontri ricevuti dal Comune di Imola e dal Corpo di Polizia Locale del Nuovo Circondario Imolese. Non si tratta quindi di una semplice presa di posizione pubblica, ma di un secondo atto formale con il quale Altvelox chiede all’Autorità Giudiziaria di verificare se la postazione sia stata mantenuta in esercizio sulla base di un quadro autorizzativo, tecnico e documentale completo, aggiornato e verificabile.


Le Criticità Normative e Geografiche

Il mutamento del centro abitato e la riduzione del limite di velocità

Il punto centrale riguarda la modifica della delimitazione del centro abitato del Piratello, con spostamento dal km 80+792 al km 82+385 della S.S. 9 “Via Emilia”. Per effetto di tale modifica, le postazioni già autorizzate con decreti prefettizi n. 7409/2009 e n. 3452/2011, originariamente collocate fuori dal centro abitato e riferite a un limite massimo di 70 km/h, sarebbero state ricomprese all’interno del centro abitato, con limite massimo ridotto a 50 km/h. Per Altvelox questo passaggio non può essere trattato come una questione meramente chilometrica. Non è rimasto tutto uguale solo perché la postazione non sarebbe stata fisicamente spostata. È cambiato il perimetro del centro abitato, è mutato il regime giuridico del tratto, è stata modificata la velocità massima consentita e dovevano essere riesaminati i presupposti che avevano consentito, molti anni prima, l’uso della contestazione differita mediante sistema automatico.

Le incongruenze sulla categoria della strada

Altro profilo decisivo riguarda la categoria della strada. Se il tratto viene ancora considerato riconducibile a una strada di categoria C, cioè extraurbana secondaria, l’imposizione stabile di un limite a 50 km/h richiede una motivazione tecnica seria, specifica e documentalmente verificabile. Se invece il tratto è stato ricompreso nel centro abitato, allora non si può continuare a utilizzare il vecchio impianto autorizzativo come se la postazione fosse ancora nella medesima condizione originaria. In entrambi i casi, il punto non può essere eluso. O la strada resta qualificata secondo un determinato regime, e allora il limite deve essere coerente con quel regime; oppure il regime è cambiato, e allora devono essere aggiornati anche gli atti autorizzativi, i pareri tecnici e le verifiche sulla contestazione differita.


Le Carenze Amministrative e Documentali

L’inadeguatezza dei vecchi decreti prefettizi

Secondo quanto risulta dagli atti disponibili, la Prefettura di Bologna avrebbe ritenuto ancora validi i decreti prefettizi n. 7409/2009 e n. 3452/2011 a condizione che non fosse mutata la collocazione chilometrica della postazione. Per Altvelox, questa impostazione è insufficiente. La normativa sulla contestazione differita non si fonda solo sul punto chilometrico, ma richiede una valutazione sostanziale delle caratteristiche della strada, della sicurezza del fermo, della possibilità o impossibilità della contestazione immediata, del traffico, dell’incidentalità, della segnaletica, della categoria funzionale del tratto e dei pareri degli organi competenti. Dagli atti finora disponibili non risultano ostesi un nuovo decreto prefettizio aggiornato, né un provvedimento espresso di conferma fondato su nuova istruttoria tecnica. Non risultano prodotti nuovi pareri della Sezione Polizia Stradale di Bologna successivi alla modifica del centro abitato e alla riduzione del limite da 70 a 50 km/h. Non risulta chiarito se sia stata rivalutata la sicurezza della contestazione immediata, né se siano stati riesaminati i presupposti della contestazione differita dopo il mutamento del quadro giuridico della strada.

La mancanza di documentazione tecnica e omologazioni

Altvelox evidenzia inoltre la mancata ostensione di documenti essenziali. La documentazione richiesta riguardava, tra gli altri atti, i fascicoli tecnici degli apparecchi, gli atti di collaudo, i manuali completi, il decreto di omologazione, le tarature, le verifiche di funzionalità, gli atti di installazione, i provvedimenti sulla riduzione del limite, i documenti sulla delimitazione del centro abitato, la segnaletica, i carteggi tra Comune, Polizia Locale, ANAS, Prefettura e Polizia Stradale. Ancora più grave, secondo l’Associazione, è la circostanza per cui il decreto di omologazione ministeriale non risulterebbe detenuto dall’Ente, mentre il libretto metrologico e la certificazione di verifica CE non risulterebbero acquisiti o rinvenibili. Un sistema automatico che produce verbali seriali, sanzioni, decurtazioni di punti e previsioni di entrata non può fondarsi su documentazione incompleta, frammentaria o non immediatamente ostendibile.


Le Richieste e i Principi dell’Associazione

Il diritto alla trasparenza e la richiesta di acquisizione degli atti

Altvelox ribadisce che i controlli stradali devono esserci, ma devono essere regolari, motivati e verificabili. Quando un autovelox opera senza contestazione immediata, il cittadino deve poter controllare il titolo autorizzativo, la categoria della strada, il limite imposto, la segnaletica, l’omologazione del dispositivo, la taratura, la funzionalità, i pareri tecnici e la coerenza degli atti prefettizi. La pubblica amministrazione non può chiedere fiducia al cittadino mentre nega, omette o frammenta gli atti che dovrebbero dimostrare la regolarità dell’accertamento. Con la seconda denuncia querela, Altvelox chiede quindi che vengano acquisiti integralmente il fascicolo tecnico, amministrativo, prefettizio, contabile e contrattuale relativo alla postazione del Piratello, compresi gli atti sulla modifica del centro abitato, sulla riduzione del limite da 70 a 50 km/h, sui decreti prefettizi non aggiornati, sui pareri della Polizia Stradale, sui dati di incidentalità, sulle verifiche tecniche effettivamente svolte e sulla documentazione relativa agli apparecchi utilizzati.

Conclusioni: la vera sicurezza passa per la legalità

Altvelox non si ferma. L’Associazione continuerà a chiedere accesso agli atti, a segnalare omissioni documentali, a sostenere i cittadini nei ricorsi e a portare davanti alle autorità competenti ogni profilo che incida sulla legalità degli accertamenti automatici. Non è una battaglia contro la sicurezza stradale. È l’esatto contrario: è una battaglia perché la sicurezza stradale non venga trasformata in una formula generica dietro la quale nascondere vuoti documentali, decreti non aggiornati e verifiche tecniche non dimostrate. La sicurezza non si misura soltanto con un numero scritto su un cartello. Si misura anche dalla correttezza degli atti pubblici, dalla trasparenza delle amministrazioni e dal rispetto del diritto di difesa dei cittadini. Cosi il Presidente di Altvelox Gianantonio Sottile Cervini Controlli sì, ma regolari, motivati e verificabili.