Presso la Biblioteca comunale di Imola, via Emilia 80, martedì 18 novembre 2025 alle ore 18.00 verrà presentato “Storie di bambini prigionieri. Dai brefotrofi ai manicomi” THEODOLITE EDITORE


Il libro è stato scritto a quattro mani dal prof.  Valter Galavotti, storico, e Stefano Cavallini, terapeuta di gruppi di auto mutuo aiuto (AMA), edito da Thèodolite Editore.

La sezione di Galavotti parte da un capitolo “ L’infanzia negata” che racconta come bambini ed adolescenti sono stati trattati e considerati nel corso della storia dall’antichità ai giorni nostri e mostra come  l’idea stessa  che l’infanzia vada tutelata, che i bambini debbano essere non solo nutriti, ma protetti, amati, che abbiano diritto all’affetto dei genitori, al gioco, all’istruzione sia molto recente.

 Purtroppo non è sempre stato così; come il saggio cerca di dimostrare, per secoli, anzi per millenni, ai bambini questi diritti non sono stati riconosciuti. Prima del diciannovesimo secolo l’infanzia non esisteva oppure, se esisteva, riguardava solo le famiglie aristocratiche o altoborghesi. L’amore per i nuovi nati veniva considerato uno spreco di energie, soprattutto se non erano in grado di lavorare o non rappresentavano un bene da sfruttare, vendere, affittare o di cui abusare; i bambini non di rado venivano  maltrattati, picchiati, abbandonati.   Si tratta di un lungo viaggio tra testimonianze storiche, documenti, immagini che ci ha consentito di attraversare tante fasi della storia dei bambini in orfanotrofi , brefotrofi e, soprattutto,  manicomi e di raccontare le terribili  sofferenze  da loro patite  in nome  di un’idea  distorta della  salute mentale. Abbiamo incontrato errori ed orrori, slanci di generosità e violenze inaudite ,coraggiosi innovatori e conservatori .  episodi di  disumanità e manifestazioni di sensibilità e solidarietà.

Oggi finalmente ai bambini vengono riconosciuti esigenze e bisogni sia affettivi che psicologici  e si condivide l’idea che debbano essere non solo nutriti ma protetti, amati, curati , educati . Tutto a posto? Non proprio. C’è ancora molto, anzi moltissimo, da fare. In tutto il mondo ogni anno milioni di bambini/e sono ancora vittime e testimoni di violenza fisica, sessuale, psicologica e di sfruttamento. 

 Il secondo capitolo, basandosi su documenti e considerazioni sia di carattere locale che nazionale, traccia la storia delle cosiddette istituzioni totali, quelle cioè che  agiscono con un potere coercitivo e discriminante (caratterizzato dall’impedimento allo scambio sociale e all’uscita verso il mondo esterno) ovvero orfanotrofi , brefotrofi e manicomi. Si tratta di  istituzioni con origini, storie, strutture e motivazioni molto diverse. Volendo stabilire un ordine di ‘disumanità’ e di responsabilità, in base al potere coercitivo e al grado di sopraffazione e violenza esercitato sui minori, la storia ha dimostrato che il manicomio occupa sicuramente il gradino più alto di questa classificazione. Pe questo la parte relativa ai bambini in manicomio  è   ampia, densa e coinvolgente.

La parte scritta da Stefano Cavallini intitolata “Una storia mai finita” parte  dallo  studio di una quarantina  di cartelle cliniche relative a bambini  ricoverati nei manicomi imolesi del Lolli e dell’Osservanza ( la documentazione  degli ospedali psichiatrici imolesi  dalle  origini ottocentesche  fino al 1950 è conservata nell’Archivio storico di Imola).

Come ha scritto Cavallini, si tratta di” una storia mai finita che s’allunga nel tempo  e si arrampica   con fermezza  e sensibilità dentro a momenti di tristezza , con  parole che vivono e prendono il volo per posarsi su visi in ascolto”.    Queste cartelle documentano in modo impietoso i due elementi distintivi che hanno crudelmente contrassegnato il ricovero di bambini in manicomio. Il primo è naturalmente la sofferenza dovuta ad un trattamento ancora più disumanizzante e repressivo in quanto  rivolto ad un’età in cui l’aspetto della libertà, della creatività, della emotività è particolarmente importante e  il bambino ha un  bisogno formidabile di sostegno e  protezione ; il secondo è quello di avere colpevolmente confuso  trattamenti sanitari e controllo sociale    considerando patologie tali da giustificare il  ricovero coatto comportamenti che oggi sarebbero considerati normali e sarebbero  affrontati in un modo completamente  diverso. Grandi passi sono stati fatti da Basaglia in poi, ma non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Incombono sempre I rischi della discriminazione, di una medicalizzazione forzata, del passaggio da un manicomio fisico ad  un manicomio chimico.

 Questo libro vuole dimostrare che scavare nel nostro passato non è un esercizio puramente erudito e intellettualistico, ma un’azione necessaria per non smarrire la propria identità, non ripetere i vecchi errori e non perdere la memoria di quanto è stato. Sì è vero, non siamo perfetti, ma possiamo fare del nostro meglio per migliorare e anche la storia può aiutarci.