La sentenza è arrivata. Il silenzio delle istituzioni è più rumoroso della fabbrica. comunicato stampa di “Uniti Possiamo”
La vicenda dell’ampliamento dello stabilimento Florim Ceramiche a Mordano parte dal 2021, quando l’azienda ha presentato il progetto di espansione con un forte aumento della capacità produttiva. Fin da subito i cittadini della Borgata Chiavica, insieme a Legambiente ImolaMedicina, hanno denunciato il consumo di oltre 40.000 metri quadrati di suolo agricolo e l’impatto sulla vivibilità della frazione.
Nel 2022 la Regione Emilia-Romagna ha approvato il PAUR, dando il via libera al progetto. Da lì è iniziata la battaglia legale, culminata nel novembre 2025 con la sentenza del Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso dei cittadini e confermato l’autorizzazione all’ampliamento. Una decisione che ha lasciato la comunità con la sensazione di essere stata ignorata e sacrificata in nome dello sviluppo industriale.
Abbiamo perso. Non nel merito, ma nel metodo. Il Consiglio di Stato ha chiuso la porta, quella che avevamo aperto con le mani nude, con le voci stanche, con la speranza che il diritto fosse anche giustizia. Ha detto che tutto è regolare. Che il cemento può avanzare. Che il suolo può morire.
Ma noi non siamo qui per contare i metri quadri. Siamo qui per contare i respiri. Quelli che si fanno più corti quando il camion passa. Quelli che si fanno più amari quando il sole si riflette sull’asfalto nuovo. Quelli che si fanno più rari quando la fiducia si spegne.
Ci hanno detto che è progresso. Che è sviluppo. Che è inevitabile. Noi diciamo che è dimenticanza. Che è disamore. Che è scelta.
La borgata non è un dettaglio. È una storia. È una comunità. È un confine sottile tra vivere e sopravvivere. E oggi quel confine è stato calpestato.
Non cerchiamo vendetta. Cerchiamo ascolto. Non vogliamo bloccare. Vogliamo capire. Non siamo contro Florim. Siamo per Mordano.
Siamo per chi abita, non solo per chi produce. Siamo per chi coltiva, non solo per chi costruisce. Siamo per chi respira, non solo per chi investe.
Abbiamo perso una battaglia, ma non abbiamo smesso di essere presenti. La nostra voce non si è spenta. Si è fatta eco. La nostra rabbia non è esplosa. Si è fatta parola. La nostra speranza non è svanita. Si è fatta comunità.
A chi legge, chiediamo una cosa sola: non voltarti dall’altra parte. Se senti che il suolo è più di terra, se pensi che il futuro si costruisca anche con il dissenso, se credi che la voce di una borgata valga quanto quella di un consiglio, allora cammina con noi. Non per fermare. Ma per ricominciare. Perché il cambiamento non nasce dai tribunali. Nasce dalle coscienze.
(associazione culturale Uniti Possiamo)
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