Se il progetto originario per le casse di espansione di Tebano/Cuffiano risale al 1992, venne rielaborato nel 2005. Le difficoltà furono tante. In particolare, il ricorso con il privato che aveva in gestione l’attività estrattiva.
In un’interrogazione regionale del 2015 del cons. Gazzoli, l’ex assessore della giunta Bonaccini, Gazzolo, ha risposto con dichiarazioni che oggi appaiono illuminanti e che hanno l’effetto di un pugno nello stomaco. L’assessore, pur ammettendo i cambiamenti climatici già allora “stiamo assistendo ad una modificazione del regime pluviometrico” e non negando l’utilità delle opere di laminazione “una funzione importante riveste la realizzazione delle casse di espansione”, disse però che non si riteneva “al momento prioritaria la realizzazione della cassa di monte, che presenta particolare complessità attuative legate al rapporto costi/benefici; mentre risulta ultimata la cassa intermedia, ed in fase di realizzazione quella di valle.” Una cassa, continua l’assessore “Per la prima cassa, posta più a monte, nel comune di Riolo Terme, attualmente ritenuta non prioritaria, la progettazione è in fase preliminare”. Riguardo ai tempi, l’assessore abbozzò “si prevede la consegna dei lavori in sei/otto mesi dal trasferimento dei fondi in contabilità speciale, e un tempo di esecuzione di massimo 24 mesi.”

Invaso alla Chiusaccia, se ne parla da anni

Dipinta oggi quasi come una novità, si parla di quest’opera da più di dieci anni: nell’interrogazione del 2015, l’allora assessore definisce l’invaso “L’invaso previsto dal piano stralcio (Cotignola) è stato recentemente” – (2015)- ” in sede di aggiornamento del quadro del fabbisogno di cui alla deliberazione della Giunta regionale n. 478/201, inserito dalla Regione, in accordo con l’Autorità di Bacino del Reno, per l’importo di 5 milioni di euro.” La chiusaccia è il luogo dove il Senio ha rotto l’argine il 19 settembre 2024: all’epoca (2015), l’assessore disse che “è al momento disponibile uno studio di fattibilità che andrà approfondito subordinatamente alla messa a disposizione da parte del Ministero dei finanziamenti, tenendo opportunamente conto del funzionamento delle altre due realizzande casse di monte.” Non si sa se tutto ciò abbia avuto un seguito.


In realtà, i problemi furono molti. Rispondendo al consigliere Ferrero, la sottosegretaria Rontini ha fatto chiarezza in primavera 2025 in merito alle casse di espansione di Tebano/Cuffiano…

La sottosegretaria Rontini, rispondendo a Ferrero, ha chiarito che l’Autorità di Bacino del Reno soltanto nel 2001 “ha assunto come prioritaria la realizzazione di un sistema di casse di espansione localizzate nelle immediate vicinanze della confluenza del torrente Sintria con il Senio.” Ma che per ovviare alla mancanza di risorse finanziarie “la Regione e gli enti territoriali competenti hanno avviato un percorso attuativo incentrato sulla sinergia pubblico-privato attraverso la pianificazione delle attività estrattive avviato nel 2005. Contestualmente nel 2006 è stato approvato il progetto definitivo delle casse.

In sostanza  “i privati titolari dell’autorizzazione estrattiva avrebbero dovuto realizzare il volume di invaso e le arginature perimetrali, mentre le opere di presa e scarico che creano l’interconnessione tra le casse e il corso d’acqua restavano poste in carico alla Pubblica Amministrazione attraverso un appalto di lavori pubblici.”

Se per la cassa di Monte “il coinvolgimento dei privati è andato a buon fine, così non è stato per la cassa di Valle. “ E infatti per quel settore si determinarono ingenti ritardi “accumulati dall’esercente durante l’escavazione”. Ritardi che fecero sì che venissero ripensate le modalità attuative dell’intervento “con l’estromissione del privato dal processo complessivo”.
Secondo Rontini, la decisione era motivata dalla volontà di portare a termine l’opera a seguito “dell’assegnazione nel 2018 di un finanziamento chiesto dalla Regione al ministero dell’Ambiente” ma che però ha comportato l’avvio di una “complessa attività tecnico-amministrativa, finalizzata all’acquisizione delle aree, presupposto indispensabile all’esecuzione delle opere.”

Il problema però, che la ditta titolare dell’attività estrattiva, si sarebbe opposta in sede giudiziale

Un primo ricorso al TAR “conclusosi positivamente rispetto all’operato degli enti e due ulteriori ricorsi tuttora pendenti” – ha fatto sapere Rontini, pur spiegando che nel frattempo venivano avviati aggiornamenti dei dati idrogeologici circa la portata del progetto, e una situazione morfologica dell’area “lasciata dal cavatore in uno stato di disordine che a malapena consentiva l’accesso alle aree” .Situazione che avrebbe quindi comportato di “attivare un primo stralcio di lavori”.

Dopo l’alluvione del 2023 infatti, si procedette in somma urgenza ma però“gli esercenti hanno promosso un nuovo ricorso.”

COME OPERANO OGGI

Negli eventi del 2-16 maggio 2023 “sono stati stimati volumi di invaso superiore a 2 milioni e mezzo di metri cubi e si è resa evidente, a fronte dei volumi di piena in arrivo, l’impossibilità di trattenere, in corrispondenza delle due aree, anche a casse completate, un volume di piena sufficiente ad evitare le esondazioni allora avvenute.”
Poi, a settembre 2024 “l’area della cassa di valle ha invasato un significativo volume di piena, il cui massimo è stimato in circa 1.600.000 metri cubi per ingresso senza rottura sia da valle sia da monte. Entrambi i punti di ingresso hanno mantenuto la quota di sfioro inalterata per tutta la durata dell’evento. “


A MARZO NON E’ ANDATO COSI “MA NON CORRETTO PARLARE DI MANCATO FUNZIONAMENTO”

Un evento meteo in cui, ha precisato la sottosegretaria “l’onda di piena ha registrato livelli massimi a Castel Bolognese superiore alla soglia 2, ma inferiori alla soglia 3. In tutto il tratto arginato di valle i franchi sono stati mediamente di almeno un metro e mezzo con valori di poco inferiori solo nei pressi di Cotignola.” Quindi, le due aree non si sono attivate “perché il loro attuale funzionamento prevede che vengano invasate per abbattere il colmo della piena, quando questo supera la soglia critica, ovvero soglia 3 rossa. Di conseguenza, non è corretto parlare di mancato funzionamento, come si è fatto. Per il completamento della progettazione esecutiva, l’affidamento e l’esecuzione del rimodellamento morfologico dell’area della cassa di valle in condizioni meteorologiche non particolarmente avverse, si prevede con il termine alla fine del 2026.