Il dibattito cittadino scaturì dall’avvio dei lavori per il nuovo Istituto Medico Psico-Pedagogico “Sante Zennaro”, che erano già stati avviati a lato della Montanara per la costruzione della nuova sede per l’Istituto Medico Psico-Pedagogico: il plastico dell’Istituto venne esposto alla Fiera del Santerno e fecero sorgere, in molti cittadini, interrogativi precisi e dubbi di vario genere che non mancavano di fondatezza.

Il complesso venne inizialmente ideato non solo come un semplice luogo di degenza, ma come il centro provinciale dell’intero servizio per la tutela della salute mentale infantile.La struttura venne inizialmente ideata per ospitare ambulatori, un reparto di osservazione, 16 aule scolastiche, oltre ad atelier artistici e laboratori. Questo progetto però, non vide mai la luce. Viste anche le sue dimensioni, sorsero non pochi dubbi tra la cittadinanza, in un’epoca in cui – specialmente nel territorio – la società iniziava ad avvicinarsi al superamento delle istituzioni totali.

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Nel video, realizzato da laltraimola, intitolato “SANTE ZENNARO – l’intuizione che evitò il manicomio per bambini”, si ripercorre la trasformazione di quello che doveva essere un grande polo psichiatrico in un modello educativo all’avanguardia, grazie alla visione di figure chiave dell’epoca.

Ecco i punti fondamentali affrontati nel documentario:

  • La genesi della struttura: Il 5 dicembre 1961, l’Amministrazione provinciale di Bologna bandì un concorso nazionale per la progettazione dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Sante Zennaro” [I lavori iniziarono nel luglio del 1967 e si conclusero all’inizio del 1971
  • Il rischio del “manicomio”: Gli anni di costruzione coincisero con la nascita del movimento dell’antipsichiatria e della lotta alle “istituzioni totali”. Il dottor Eustachio “Nino” Loperfido, un giovane neuropsichiatra infantile che aveva appena vinto il concorso come primario, intuì un grave pericolo: l’enorme plesso del Sante Zennaro rischiava di trasformarsi in un vero e proprio “villaggio manicomiale” isolando i bambini anziché aiutarli.
  • La battaglia di Loperfido: Supportato da figure politiche locali come Corso Bacchilega, Loperfido intraprese una dura battaglia contro la corrente più conservatrice per cambiare radicalmente la destinazione dell’istituto
  • Il metodo rivoluzionario: Loperfido iniziò ad aprire le porte che segregavano i bambini difficili. Abolì l’uso degli psicofarmaci e iniziò a portare i ragazzi fuori dalle mura, in città, in vacanza e in colonia Diede disposizioni per far uscire i bambini a passeggiare senza i grembiulini istituzionali e, durante le festività, permise ad alcuni operatori di portare i bambini a casa con loro per far vivere loro l’atmosfera familiare .
  • Il carisma del primario: Le testimonianze descrivono Loperfido come un uomo dal “carisma unico”. Ancor prima di prendere pienamente servizio, si inserì in incognito per trascorrere del tempo con i bambini, giocando con loro e comprendendone i bisogni fuori dalle rigide logiche istituzionali . Parlò apertamente con gli operatori, spiegando che un “cambiamento era indispensabile”, pur senza sminuire il lavoro fatto fino a quel momento .
  • L’obiettivo finale e l’eredità: Il fine ultimo non era solo migliorare l’istituto, ma superare il concetto stesso di istituzione, per quanto bella potesse essere. Grazie a questo approccio, molti ragazzi furono reinseriti in famiglia, altri impararono un mestiere (come la ceramica) e andarono a vivere in autonomia.

Così, ancor prima di aprire ufficialmente i battenti, il Sante Zennaro passò dall’essere la “città dei matti” alla “città dei bambini”. Il video sottolinea come Imola sia stata una vera e propria pioniera in questo campo, dimostrando una sensibilità straordinaria nei confronti della moderna psichiatria .

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