Fonte: La Cronaca
Il business del taglio alberi Il 2026 verrà ricordato come l’anno in cui sono stati tagliati migliaia di alberi in Italia
(di Giorgio Massignan, presidente di Verona Polis)
Il 2026 sarà ricordato come l’anno in cui si sono tagliati migliaia di alberi in tutta Italia. 30.000 solo a Roma; a Bologna le motoseghe hanno lavorato di domenica dalle quattro di mattina; a Firenze è stato raso al suolo l’intero Bosco di città; a Verona sono stati tagliati alberi nei viali, nelle piazze e nelle aree urbane.
Perché tutto questo scempio? Innanzitutto il 30 giugno sono terminati i fondi UE del PNRR, e questo ha provocato la fretta di terminare i lavori e, tra questi, il taglio degli alberi. Inoltre, vanno rilevate le due sentenze della Cassazione che hanno deliberato la responsabilità dei comuni per i danni provocati da tempeste e alluvioni e il conseguente risarcimento per gli eventuali danni ai privati. Un terzo motivo sono le deliberazioni dell’UE che, dopo il covid e la conseguente crisi economica dei comuni, che si sono trovati con le casse vuote, ha deciso che tutte le spese siano contabilizzate e si dichiari tutto ciò che deve andare in manutenzione. Il PNRR ha elargito miliardi per la riqualificazione urbanistica e dell’ambiente, ma non si potevano impiegare in interventi che abbisognavano di una manutenzione continuativa e costante, ma solo per operazioni di costruzione e di ristrutturazione definitivi. Per questa ragione non si potevano e non si possono utilizzare i fondi EU per le manutenzioni degli alberi, delle strade e dei marciapiedi. L’eliminazione degli alberi cancella i costi continui.
Va comunque registrato che molti soldi per l’ambiente sono stati spesi dai comuni rivolgendosi alle multiutility del verde, enormi aziende che prendono appalti da molti milioni di euro. Spesso, la pubblica amministrazione chiede alle multiutility del verde di preparare non solo il preventivo, ma anche il capitolato, perché molti comuni non hanno più i tecnici interni per prepararli. Sia le multiutility del verde che le società di consulenza sono società private e non è raro che le prime si accordino con le seconde per definire dei preventivi a loro più favorevoli. Per le multiutility risulta più conveniente tagliare un viale di alberi impiegando macchinari pesanti e finire il lavoro in poche ore su ampie tratte, massimizzando il margine del contratto o rientrando nei budget d’emergenza messi a disposizione dall’ente pubblico, piuttosto che dover eseguire una manutenzione ordinaria capillare per curare aiuole, arieggiare i terreni, fare potature ad hoc, che richiede un’elevata densità di manodopera specializzata e molte ore di lavoro, quindi margini bassissimi.
Alle società di consulenza viene chiesto di predisporre anche le perizie e, su quella base, spesso propongono ai comuni di intervenire radicalmente con il taglio degli alberi per assicurare la sicurezza totale ai cittadini, avvertendo gli amministratori pubblici che se succede qualche incidente, dovranno essere i dirigenti comunali a rispondere personalmente e penalmente in caso di crollo di un ramo o di un albero che causino danni a cose o persone.
Alle società di consulenza e alle multiutility del verde è maggiormente conveniente il taglio degli alberi piuttosto della manutenzione. Per questo motivo, il grosso dei fondi pubblici è destinato al taglio anziché alla manutenzione ordinaria che il comune dovrebbe fare ogni anno. Spesso, le multiutility del verde sono compartecipate dai comuni. Se quei comuni ricevono dall’UE dei finanziamenti e poi li girano alla multiutility, più queste ultime risparmiano con la scelta del taglio degli alberi, maggiori saranno gli utili, dei quali una parte andrà alle casse comunali. Ovviamente, in questo modo si danneggia la bellezza paesaggistica del verde e la salute dei cittadini. Infine, va rilevato che la legna ricavata dal taglio di tutti questi alberi va a finire nelle centrali delle biomasse che lavorano 24 ore al giorno e hanno sempre bisogno di legna.
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