MODENASi sposta nelle aule giudiziarie la polemica legata alla tragica scomparsa di Monica Esposito, la donna travolta e uccisa nel centro di Modena lo scorso 16 maggio dall’auto guidata da Salim El Koudri. A dare la notizia è ANSA. Giovanni Esposito, fratello della vittima, ha infatti presentato una querela per diffamazione aggravata nei confronti del sindaco di Modena, Massimo Mezzetti.

A renderlo noto è lo stesso Esposito, assistito dal proprio legale, l’avvocato Deborah De Cicco. Al centro dell’azione legale ci sono le dichiarazioni pubbliche rilasciate dal primo cittadino in seguito alla tragedia, ritenute lesive della propria reputazione e causa di un profondo disagio psicologico e sociale.

Le motivazioni e le accuse

Nel mirino della querela finiscono, in particolare, i contenuti di un videomessaggio pubblicato sui social lo scorso 26 maggio e l’intervento pronunciato dal sindaco in consiglio comunale il 15 giugno, con video successivamente diffusi in rete.

Secondo quanto ricostruito nella querela, come riferisce ANSA, a fronte delle richieste di sicurezza, giustizia e verità avanzate dai familiari, il sindaco avrebbe descritto Esposito in termini ritenuti denigratori, dipingendolo come un “manipolatore e uno sciacallo” in malafede, accusandolo apertamente di strumentalizzare il proprio e l’altrui dolore.

Affermazioni che, secondo il querelante, avrebbero oltrepassato il confine del confronto istituzionale, trasformandosi in un’incursione nella sfera intima e familiare. Il riferimento è in particolare ai commenti espressi dal sindaco sui rapporti interni alla famiglia e sulla presunta gestione dei contatti durante l’ospedalizzazione della sorella.

Il peso psicologico e la rottura con le istituzioni

Già il dolore per la morte atroce di mia sorella mi ha devastato – spiega Giovanni Esposito –. A questo si è aggiunto il malessere per le gravi parole del sindaco nei miei confronti, per le quali già nel mese di luglio ho dovuto ricorrere all’aiuto del Csm e continuo a farlo ancora oggi”.

Nel documento si contesta inoltre l’utilizzo dello scranno più alto del Consiglio comunale per questioni definite estranee al perimetro e al fine pubblico dell’ente. La famiglia Esposito ribadisce inoltre di non aver ricevuto, a distanza di mesi, alcun gesto di supporto o vicinanza formale da parte delle istituzioni locali, nonostante le reiterate richieste di essere ricevuti dopo la tragedia.

Fonte: ANSA

La replica del sindaco Massimo Mezzetti

La risposta del primo cittadino non si è fatta attendere. Attraverso una nota ufficiale, il sindaco ha respinto le accuse, definendo l’iniziativa priva di fondamento giuridico e rimarcando la vicinanza dell’amministrazione ai familiari più stretti della vittima.

Per rispetto del marito e dei figli di Monica Esposito non entro nel merito delle dichiarazioni di Giovanni Esposito che ritengo prive di fondamento giuridico”.

“Non l’ho mai definito ‘sciacallo’ – precisa il primo cittadino – come si può constatare anche andando a rivedere i video sui miei canali social, e affermarlo dimostra come questa notizia abbia più il sapore della polemica politica che di una azione legale fondata. Continueremo, come abbiamo sempre fatto in questi mesi, ad essere vicini alla famiglia attraverso tutti gli strumenti che – conclude Mezzetti – il nostro Comune ha messo e metterà in campo per dare sostegno concreto”.