IMOLA. Un banale incidente durante una manovra in auto si è trasformato in una colluttazione e, successivamente, in un processo penale. La vicenda, che ha visto coinvolto un ristoratore di un noto locale nel quartiere Pedagna a Imola, si è conclusa a due anni di distanza dai fatti con un’assoluzione con formula piena.
Tutto ha avuto inizio quando il ristoratore, urtando inavvertitamente con la propria auto la bicicletta del vicino di casa, l’aveva danneggiata. L’uomo si era da subito reso disponibile a coprire i danni, chiedendo però di seguire le normali procedure assicurative.
Il proprietario della bicicletta, rifiutando la via assicurativa, pretendeva invece un risarcimento immediato in contanti. A fronte della mancata intesa, le richieste verbali rivolte al ristoratore si sono fatte sempre più insistenti, in assenza peraltro di quella documentazione formale, più volte sollecitata dalla difesa dell’esercente, necessaria per avviare la pratica di rimborso con l’assicurazione.
L’escalation ha raggiunto il suo culmine nel pomeriggio, subito dopo il turno di pranzo, all’interno del locale gestito dal ristoratore. Il vicino ha fatto irruzione nel ristorante – dove l’esercente si trovava insieme alla famiglia – reclamando nuovamente il denaro in modo piuttosto acceso.
Quando l’uomo si è avvicinato, il gestore ha cercato di respingerlo, afferrandolo per le mani nel tentativo di allontanarlo e proteggersi. Nella concitazione della colluttazione che ne è seguita, il ristoratore ha provocato involontariamente una frattura al dito della controparte. Quest’ultimo si è poi recato in ospedale, ottenendo una prognosi di ventuno giorni.
L’episodio ha dato inevitabilmente origine a un procedimento penale. Va precisato, ai fini della cronaca giudiziaria, che il denunciante ha scelto di non costituirsi parte civile. L’iter processuale si è infine concluso confermando la posizione dell’esercente, il quale ne è uscito con un’assoluzione con formula piena.
A commentare l’esito della sentenza è l’avvocato difensore Enrico Caliendo, che allarga la riflessione al tema più generale dell’autotutela: «Questa sentenza giunge in un periodo in cui i casi di cronaca legati all’esercizio della legittima difesa ci hanno tenuto particolarmente impegnati. La pronuncia premia il gestore del ristorante e ribadisce un concetto fondamentale: la reazione, di fronte a un pericolo attuale e grave, laddove è proporzionata è scriminata e non costituisce reato».
L’avvocato traccia poi un parallelo con vicende balzate recentemente agli onori delle cronache: «Tutto questo dovrebbe farci riflettere, soprattutto se confrontato con il caso più eclatante che abbiamo avuto di recente, il caso Roggero. Lì la difesa è stata dolosamente eccessiva e sproporzionata, andando ben oltre e trasformandosi in una vera e propria offesa. Nel caso del ristoratore imolese, al contrario, è stata riconosciuta e premiata la capacità di gestire una situazione complessa, pur sotto stress ed emotività, mettendo in atto solo le azioni idonee a far cessare l’emergenza e il pericolo, senza mai travalicare nell’eccesso».
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