Il 26 giugno scorso feci un comunicato rilevando i grandi sprechi nell’utilizzo dell’acqua di irrigazione in capo a parte del mondo agricolo .

Feci anche rilevare la crescente crisi idrica del PO che, in quel periodo dell’anno non aveva mai registrato situazioni analoghe .

Ad oggi gli sprechi continuano e la crisi idrica del PO è arrivata a livelli estremi, tanto che anche in Romagna, alimentata per diversi usi dal CER, questa crisi idrica sta creando seri danni .

E se per quanto riguarda l’uso acquedottistico civile la diga di Ridracoli ( così osteggiata fin dalle sue origini dal mondo ambientalista ) ci garantisce quantità e qualità dell’acqua, per il mondo agricolo e per gli aspetti ambientali la situazione è molto grave.

La politica degli invasi di grandi dimensioni e quella della bacinizzazione del PO è sempre stata ostacolata dalla regione Emilia-Romagna in cui la sola diga di Ridracoli è fortunatamente riuscita ad essere realizzata ma con guerre politiche e giudiziarie contrarie di cui sono rimasto colpito anche io, fortunatamente assolto con formula piena .

La diga di Vetto è in attesa di un via libera da oltre 40 anni ( venni incaricato dalla regione di fare un sopralluogo e di relazionare nel 1985 ), la diga del Campigno sul fiume Lamone fu studiata all’inizio degli anni 80’ e poi abbandonata ( avrebbe risolto buona parte anche dei rischi idraulici della vallata del Lamone ) , la funzionalizzazione idrica della diga di Quarto con derivazione nel sistema dell’acquedotto della Romagna e realizzazione di un parco fluviale e del depuratore di vallata fu bocciata a metà degli anni 90’ dai comuni della vallata capitanati dal comune di Cesena .

Recentemente abbiamo visto la regione Emilia-Romagna chiedere alla Liguria l’utilizzo delle acque della diga del Brugneto, realizzata in Liguria, sull’Appennino genovese.

Questa diga è al centro da anni di una contesa tra Liguria e Emilia-Romagna per la gestione e il rilascio dell’acqua verso la Val Trebbia e il Piacentino. 

Nel 2026 la questione si è riaccesa e recentemente è stato raggiunto un accordo preliminare per rilasciare 4 milioni di m³ d’acqua all’anno verso il Piacentino, esattamente 1/15 del volume annuo complessivo derivato da Ridracoli, quasi una elemosina .

Ma intanto anche in questo caso la diga è stata realizzata il altra regione ma non certo nella nostra regione .

Per quanto riguarda poi il PO è dagli inizi di questo millennio, dopo la grave crisi idrica del 2003, che è stata proposta la “ bacinizzazione “ del fiume mediante la realizzazione di almeno due traverse ( analoghe a quella in funzione nel Piacentino a Isola Serafini ) per creare delle riserve idriche da alimentare nei periodi di afflussi importanti e che, nel caso di quella di valle prossima alla foce, di impedire anche la risalita del cuneo salino ( oggi risalito di oltre 25 km a monte ) che tanti danni anche di natura ambientale sta creando .

Nel 2010 venne proposta la realizzazione a carico di privati di tre traverse con funzione di invaso e di produzione di energia elettrica tramite impianti idroelettrici analoghi a quello gestito da ENEL a Isola Serafini .

La proposta venne inoltrata per il previsto parere di competenza ( vincolante ) a tutte le regioni frontaliere e solo la regione Emilia-Romagna diede parere negativo bloccando l’iniziativa .

Oggi, 16 anni dopo questa ipotesi realizzativa, la regione si dispera per la carenza idrica quando è stata artefice dell’affossamento del progetto che avrebbe potuto partecipare a risolvere o quantomeno minimizzare il problema .

Gli ambientalisti ( vedi L’On: Bonelli ) si arrampicano sugli specchi richiamando i cambiamenti climatici e individuando soluzioni a cui non crede nessuno, forse neanche loro .

Come diceva il maestro Alberto manzi “ non è mai troppo tardi “ per cui mano ai progetti e via con i lavori, non vogliamo morire di sete e vedere i campi agricoli riarsi e senza colture .

10/08/2026

Dr. Geologo Claudio Miccoli