È innegabile che la Formula 1 rappresenti un enorme valore aggiunto e un potentissimo strumento di visibilità per il nostro territorio. I costi, tuttavia, sono altissimi, ed è fondamentale che questo evento non si trasformi in un mero strumento propagandistico ma si trasformi in una valorizzazione vera e duratura per il territorio.
Oggi, di fatto, ci troviamo di fronte a due autodromi che convivono: da un lato quello centrale e luccicante, con paddock e box rinnovati; dall’altro quello delle colline, che ospita infrastrutture ormai agè. La nostra non vuole essere una sterile polemica, ma una semplice constatazione: basta passeggiare per le colline per rendersi conto dei segni del tempo e della scarsa attenzione, da parte di chi gestisce la struttura, nel restare al passo coi tempi.
Il rinnovamento ha costi enormi, che non possono gravare esclusivamente sulle spalle dei cittadini. Se si trovano le risorse per realizzare una nuova “casa degli eventi” ( principalmente dalla Regione Emilia-Romagna (Programma Regionale FESR 2021-2027- ambito ATUSS del Nuovo Circondario Imolese, e dal Con.Ami), i fondi dovrebbero esserci anche per la manutenzione di infrastrutture tutt’altro che secondarie, come le tribune in variante Bassa, Rivazza e Acque Minerali oltre che il muro di cinta. Se invece queste risorse scarseggiano, non dovrebbero essere destinate a opere non strettamente indispensabili.


È, in sintesi, una questione di priorità. Il Conami sembra preferire l’investimento sul nuovo – costruendo su vecchie case coloniche abbattute una casa degli eventi – piuttosto che il ripristino di una certa parte delle struttuere esistenti? È proprio su questo punto che aumentano i dubbi: la manutenzione di base doveva essere garantita prima di potersi concentrare su nuove opere. Quali politiche spingono il Consorzio verso queste scelte? L’impressione è che si proceda per interessi precisi, in una forsennata rincorsa alla modernità che finisce per dimenticare le tribune storiche, come quelle delle Acque Minerali o della Variante Bassa. O, peggio ancora, il vecchio muro di cinta risalente al 1980, anno del primo, storico arrivo della Formula 1.
Accogliamo con favore le rassicurazioni del direttore Benvenuti circa l’intenzione di intervenire anche in questa direzione. Sono sicuramente positivi i progetti legati alla polifunzionalità, alla mitigazione acustica e al riammodernamento della zona torretta e dei box. Tuttavia, lo ribadiamo: se c’è tanta fretta di intervenire con un’opera dal dubbio gusto alla Tosa, il resto dell’impianto non può essere lasciato indietro. Al primo posto devono esserci il decoro delle tribune storiche e la sicurezza delle recinzioni.
Ciò che balza agli occhi, in ultima analisi, è l’impiego di ingenti investimenti che non provengono quasi mai da capitali privati. I fondi di natura pubblica dovrebbero essere investiti diversamente, dando assoluta priorità alla sanità, all’ospedale e ai servizi per la comunità.
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