In oltre mille Comuni italiani non c’è più nemmeno un negozio di alimentari, mentre in altri centri più grandi queste storiche botteghe sono ormai mosche bianche. Non bastano gli allarmi delle associazioni di categoria: il dramma va avanti da decenni nel disinteresse generale. Nessuno è intervenuto per arginare il fenomeno e, anzi, le liberalizzazioni selvagge hanno dato il colpo di grazia, unitamente all’impatto del Covid e al radicale cambiamento nelle abitudini di spesa dei consumatori.
Il presidio sociale perduto a Imola: A Imola abbiamo ormai perso il conto delle attività che hanno chiuso negli anni. Un tempo ogni quartiere vantava la sua rete di alimentari, latterie e drogherie che convivevano pacificamente. Attorno al Centro Direzionale Donatello, ad esempio, verso la fine degli anni ’90 esistevano persino due botteghe molto vicine tra loro; la prima, storica e presente fin dalla nascita del quartiere, si trovava in via Rossini, tra la scuola guida e il tabaccaio Mongardi (oggi Maxim), un’altra aprì addirittura in uno spazio condominiale interno, nella piazzetta delle torri all’angolo fra via Rossini e via Donizetti.
Questi luoghi non erano semplici negozi, ma veri e propri punti di riferimento di vicinato, il vero “termometro” del quartiere. Al pari delle edicole (vittime di un’altra grave crisi), rappresentavano un fondamentale presidio di aggregazione e funzione sociale per la comunità. Purtroppo, non è stato fatto nulla per salvaguardarli.
L’impatto delle “licenze selvagge”
L’estinzione dei piccoli commercianti — ormai diventati rari quanto i panda — affonda le radici nelle riforme che hanno stravolto il volto delle nostre città. Le cosiddette “licenze selvagge” hanno segnato definitivamente la fine delle vecchie regole del commercio: dal Decreto Bersani fino alle misure del governo Monti, l’obbligo di permessi speciali per l’apertura di negozi sotto i 250 metri quadri è stato cancellato. Le 14 storiche tabelle merceologiche sono state ridotte a due sole macro-categorie (alimentare e non) e gli orari sono stati totalmente liberalizzati, permettendo di alzare la saracinesca anche nei giorni festivi.
Tuttavia, dietro a questa facciata di modernizzazione e libero mercato, il nuovo assetto ha generato profonde ferite nel tessuto economico locale. Le botteghe di quartiere sono state schiacciate dalla concorrenza aggressiva della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e dall’invasione incontrollata dei discount (spuntati persino l’uno di fronte all’altro, come in zona industriale). A peggiorare il quadro c’è il bilancio reale degli incassi: le aperture continuate e il lavoro domenicale non si sono tradotti nel tanto sperato boom dei consumi. Hanno semplicemente frammentato gli stessi guadagni su un numero maggiore di giorni lavorativi, aumentando i costi di gestione per le attività senza creare reale ricchezza aggiuntiva.
Il paradosso di Pedagna e Zolino Il risultato di queste politiche ha fatto saltare il banco. Le grandi catene hanno aperto supermercati ovunque — talvolta, come in Pedagna, piazzando punti vendita dello stesso marchio a pochi metri di distanza — per poi entrare in crisi e chiudere tutto. Il paradosso odierno è che la Pedagna, un quartiere di 20 mila abitanti, si ritrova senza un vero e proprio alimentari. Ci si augura che le numerose e floride attività specializzate ancora presenti (macellerie, ortofrutta, fornai) possano ingegnarsi per offrire anche un minimo di derrate alimentari di base, essenziali soprattutto per gli anziani che non guidano e non hanno chi li possa accompagnare fuori quartiere.
Il dramma è forse ancora più acuto a Zolino, dove in mezzo a popolosi palazzoni non vi è più l’ombra di una salumeria, di un supermercato o di una banca.
Le preoccupazioni permangono. L’auspicio è che qualcuno possa acquisire i supermercati rimasti vuoti in Pedagna e Zolino, in modo da far ripartire i servizi di prossimità. Se, infatti, in Pedagna sopravvivono ancora alcune floride attività pronte a reinventarsi, in altre zone della città il deserto commerciale rischia di isolare definitivamente i residenti.
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